Il documento offre una descrizione dettagliata del constesto e dell’organizzazione delle prove strutturate in auge in 30 Paesi europei nonché dell’uso che ne viene fatto dei risultati raccolti.

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Comparazione in atto

La voga delle valutazioni su vasta scala dilaga in Europa senza un dibattito scientifico rigoroso, senza molte verifiche. I sistemi scolastici europei avanzano in questa materia a casaccio, ognuno per conto proprio, senza molta competenza metodologica tranne qualche eccezione. Gli specialisti presenti nei vari sistemi scolastici nazionali non sono numerosi, sempre fatte le debite eccezioni. Il paesaggio europeo non è attraversato come quello statunitense da un un dibattito intenso e continuo sulla validità dei test, sulle conseguenze del ricorso ai test dal punto di vista della gestione delle scuole e degli apprendimenti, sull’uso che le autorità politiche fanno della somministrazione su vasta scala, ma anche su scala ridotta , della somministrazione di test nelle scuole. In Europa si discute ancora della pertinenza delle valutazioni esterne o interne, si sogna ancora di rifugiarsi dietro le auto-valutazioni d’istituto, mentre su un altro fronte, quello metodologico e statistico, si sono compiuti passi da gigante nella messa a punto di procedure per la somministrazione delle prove, per la costruzione delle prove stesse, per il controllo della validità degli items, e per l’ analisi dei risultati. L’Unione Europea, che non ha competenze in materia e non è una sede legittima per prendere decisioni collettive nel campo della scuola, si limita pertanto a osservare il fenomeno e a descriverlo. Questa volta fornisce due rapporti molto interessanti che fotografano lo stato delle valutazioni su vasta scala in Europa. Il documento non è proprio del tutto a fuoco, ma è nondimeno di grande utilità per farsi un’idea di quel che bolle in pentola.

Abbiamo qui un tipico documento europeo prodotto dall’agenzia dell’Unione Europea specializzata nella raccolta di informazioni sulla scuola, Eurydice. Come tutti i documenti di questa natura anche questo soffre degli stessi difetti e delle stesse qualità degli altri documenti prodotti da Eurydice, per cui serve e non serve nel contempo.

 

E’ utile nel senso che offre una massa d ’informazioni unica su un problema specifico, in questo caso la valutazione su vasta scala che era stato pressapoco fin qui ignorato dal mondo della scuola europeo e descrive le modalità, le forme di organizzazione, l’uso che se ne fa. Il lettore però è travolto dalla massa di dettagli. Il curioso può pescare quel che desidera, ma dal punto di vista politico il documento è del tutto piatto e insignificante. In ogni modo, come illustrazione dell’interesse del rapporto, che tra l’altro non esiste in italiano, possiamo riportare la tavola storica nella quale si indicano le date della prima realizzazione nazionale di un test su vasta scala, tabella oltremodo interessante che permette di constatare che il primo sistema scolastico europeo nel quale si è condotta una valutazione su vasta scala è quello svedese nel 1962 [1] nonché di rilevare la cadenza dell’adozione delle prove strutturate, in rapida crescita dopo il 1994.

 

Anno della prima realizzazione completa a livello nazionale di prove strutturate (test) nella scuola primaria e secondaria di primo ciclo (CITE1 e CITE2)

 

Nota : questa tavola comprende qualsiasi genere di prova strutturata, indipendentemente dal loro uso e dalla loro natura. Non tiene neppure conto delle evoluzioni successive delle prove dopo che sono state adottate e dunque dei cambiamenti intervenuti nell’organizzazione e nelle finalità. Le prove non sono infatti stabili. La tavola indica solo la tendenza di fondo in atto nei sistemi scolastici.

 

Il secondo difetto di questo genere di documento è l’imprecisione dei dati che sono forniti dalle agenzie nazionali di Eurydice. Molte informazioni non sono attendibili, perché non esiste una nomenclature standard , ossia una classificazione dei termini che sia comune, equivalente e non ambigua, su questa materia. Poiché le lingue usate dagli informatori e il contesto politico-amministrativo di trenta paesi è molto diverso, le incomprensioni e le divergenze nella trasmissione delle informazioni sono inevitabili. Non a caso, all’inizio del documento si dà di straforo la definizione di valutazione su vasta scala : la valutazione nazionale sarebbe la somministrazione di prove strutturate (test standardizzati) e di esami elaborati a livello centrale [2]

 

Abbiamo quindi a che fare con un documento molto descrittivo e in una certa misura impreciso,nonostante la ricchezza d’ informazioni, o piuttosto proprio per la ricchezza dei dettagli forniti. Quindi occorre prendere con una certa cautela le informazioni prodotte e riverificarle.

 

Il documento politico invece è allegato. Questa è la stranezza dell’operazione dell’EACEA [3] Infatti , assieme a questo studio comparato tutto sommato grossolano, l’Unione Europea pubblica un secondo documento, disponibile in inglese e francese soltanto, prodotto da Nathalie Mons, professore assistente all’Università di Grenoble, Pierre-Mendès (Grenoble 2, Francia) molto interessante, che è un complemento indispensabile al documento precedente. Infatti Mons vi analizza gli effetti teorici e reali delle prove strutturate [4]. Anche in questo caso si tratta di uno studio comparato molto denso, che include anche, fortunatamente, il dibattito americano. Qui infatti abbiamo un prodotto scientifico di alta qualità, che parte dalla ricerca di una quadro concettuale delle valutazioni su vasta scala con prove strutturate : da dove nascono, quale ne è l’ipotesi di partenza, perché si fanno, cosa si è potuto fin qui osservare, quale è l’opinione del mondo scientifico su queste indagini, come reagiscono gli insegnanti, gli studenti, le famiglie ? Ecco una serie di domande che ci si deve porre di fronte alla diffusione pressoché inarrestabile, ben documentata nel volume di Eurydice, delle valutazioni nazionali su vasta scala.

Mons sottolinea due punti, già noti ma che meritano di essere ribaditi perché probabilmente rappresentano il filone lungo il quale dovrà indirizzarsi la ricerca scientifica sulla valutazione delle scuole nei prossimi anni :

 

  • le valutazioni su vasta scala non sono né neutre né oggettive ; riflettono infatti una teoria dell’educazione a partire dalla quale si costruiscono i test, perché la scelta degli items (osia delle domande) dei test riflette concezioni determinate, pre-concette in un certo senso, dell’istruzione, che devono essere esplicitate e discusse ;
  • gli effetti delle valutazioni su vasta scala non sono comprovati, ossia non si è ancora fatta la dimostrazione che questa procedura consente di migliorare le scuole, l’apprendimento, i risultati scolastici degli studenti. L’uso delle valutazioni è una questione tuttora aperta.

[1] In realtà la prima grande valutazione su vasta scala in Europa è stata condotta agli inizi degli anni Trenta in Scozia, ma Eurydice non torna così indietro

[2] Dans ce rapport, l’expression « tests nationaux » est utilisée comme synonyme d’évaluations standardisées – qui ne sont qu’une des formes d’évaluation des élèves, à savoir celle administrée et organisée au niveau central

[3] Acronimo che indica la nuova agenzia della Commissione europea di Bruxelles per l’educazione, i mezzi audiovisivi e la cultura

[4] LES EFFETS THÉORIQUES ET RÉELS DE L’ÉVALUATION STANDARDISÉE

Les documents de l'article

jpg_valut_nazUE.jpg
jpg_Mons.jpg
pdf_Mons_eva.pdf
pdf_109FR.pdf