Recensione del libro, in francese, di Stanislas Morel:La médicalisation de l’échec scolaire.

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La medicina scolastica

In Italia si dirà sicuramente che ciò non succede da noi perché in Italia si integrano i disabili nella scuola e si ritiene di avere un sistema scolastico da questo punto di vista all’avanguardia e più giusto. Ma il problema non è questo. Poco per volta, da decenni, i medici, specialisti di ogni genere, dai dentisti, agli psicologi , agli oculisti, intervengono nel sistema scolastico e si occupano con il pretesto della medicina preventiva, o della medicina curativa, dei bambini e degli studenti nelle scuole. Gli insegnanti lasciano fare o son ben contenti di quanto succede oppure subiscono, quando non sono gli insegnanti stessi a rivolgersi ai medici per essere aiutati a risolvere problemi di istruzione ed a chiedere cure mediche di ogni genere per attenuare o combattere le difficoltà scolastiche. Ovviamente, non si conoscono i costi di questa evoluzione né gli effetti a corta scadenza sugli apprendimenti. Si spera che ci siano effetti sia a corta che a lunga scadenza almeno dal punto di vista medico. Il che è probabile. Per quel che riguarda lo sviluppo emotivo e gli apprendimenti se ne sa ben poco. In questo libretto si tratteggia la questione con riferimento al caso francese che pero`si puo`applicare alla maggioranza dei sistemi scolastici. Infatti, i responsabili scolastici e quelli politici che si occupano di scuola non possono desistere dal non favorire questa tendenza che porta voti, che accresce il sostegno popolare e delle famiglie. Gli specialisti della sanità entrano nelle scuole, curano i bambini e gli studenti, risolvono problemi di ogni genere. Tra l’altro, in questo modo , si creano posti di lavoro per la branca della medicina scolastica.

 Medicalizzazione delle difficoltà scolastiche

 

 

È appena uscito in Francia un librettino di Stanislas Morel, La médicalisation de l’échec scolaire, Edizione La dispute, ISBN 978-2-84303-255-4 recensito il 3 dicembre 2014 nel sito francese l’Expresso nel quale si intervista l’autore del volume che è logicamente in francese. L’intervista si può leggere e scaricare cliccando qui.

 

 

Siccome il volume tratta di una questione scottante della gestione dei sistemi scolastici si presenta qui di seguito l’intervista in libera traduzione in modo parziale( ritirando le segnalazioni peculiari al sistema scolastico francese).

 

Introduzione

 

Ci sono per caso insegnanti che non si sono visti mai confrontati una ricetta medica? In mezzo secolo in Francia si è passati da 160 a 20.000 ortofonisti. I professionisti della sanità che gravano attorno alle scuole ci sono moltiplicati. Dislessia, precocità intellettuale, iperattività: le »difficoltà scolastiche" sono sempre più interpretate come problemi medici. Stanislas Morel , del laboratorio di educazione, cultura, politiche, dell’università di Saint-Etienne analizza quest’evoluzione da un punto di vista sociologico e fornisce un’interpretazione: questa medicalizzazione delle difficoltà scolastica è il corollario di una perdita di fiducia d’Influenza degli insegnanti che si combatte proprio in questo momento sul terreno scolastico.

 

L’intervista

 

 

La medicalizzazione delle difficoltà scolastiche iniziò alla fine del 19º secolo. In quel momento apparirono i primi medici scolastici che intervenivano nelle scuole quando si presentano le difficoltà scolastiche allora diagnosticate. Fino al 1990 non c’è stata una grande ebollizione ed è solo in questi ultimi vent’anni che si è giunti ad una pratica totalmente priva di complessi: le difficoltà scolastiche trattate come una specialità medica. Ormai, il trattamento medico nelle scuole non concernerebbe più soltanto l`1 % o il 2% degli studenti. La medicalizzazione riguarda ormai il 15-20% degli studenti che si ritengono(si apre qui la questione di "chi ritiene"," chi considera"," chi giudica", che ci sia una difficoltà scolastica). Per esempio, nelle indagini svolte dall’autore, un terzo degli allievi ha consultato un ortofonista.

 

 

Questo fenomeno è una conseguenza della legge 2005 che ha integrato gli studenti disabili nella scuola?

 

 

In parte si. Gli insegnanti sono confrontati a un nuovo pubblico nel quale ci sono bambini che pongono talora problemi complessi. In questi casi di difficoltà mentali, di handicap mentali, gli insegnanti spesso hanno che fare con veri e propri incubi. Confrontati a situazioni molto difficili, la medicalizzazione è una porta di uscita, una via si salvezza per risolvere situazioni di crisi. Ciò spesso capita nelle scuole dell’infanzia.

 

 

Perché questa medicalizzazione è un problema?

 

 

La maggioranza degli insegnanti non è affatto consapevole del fatto che delegare massicciamente la difficoltà scolastica porrà loro dei problemi. Ho osservato per esempio che la sollecitazione dell’intervento di un ortofonista per alunni che hanno problemi di pronuncia o di lessico succede quando gli insegnanti si trovano confrontati a difficoltà inerenti alla scolarizzazione di questi alunni. A questo punto, gli insegnanti si ritrovano in concorrenza con i professionisti della sanità. L’evoluzione non è affatto favorevole agli insegnanti. E’ infatti raro che un insegnante possa fare valere il proprio parere contro quello dello psicologo. Non è neppure raro che uno specialista della sanità, per esempio un ortofonista, dia il proprio parere sul modo di insegnare o di lavorare all’insegnante.

 

 

In questi ultimi tempi si sono moltiplicate le prescrizioni riguardanti l’uso del Ritaline, una medicina che si ritiene calmi i bambini iperattivi durante le elezioni. Come interpreta questa tendenza?

 

 

Questa medicina [1] è autorizzata in Francia dal 1995. Può essere prescritta solo secondo norme molto ben definite. Purtroppo, la si prescrive sempre di più. Ma non si può capire questa tendenza soltanto come se fosse un contagio medico. C’è una convergenza tra richiesta degli insegnanti e le pratiche dei medici scolastici. I medici sono spesso percepiti come imperialisti e mentre invece sono messi alle strette dalle richieste degli insegnanti.

 

La medicalizzazione rimette in questione la professione insegnante?

 

 

Negli anni 70 le difficoltà scolastiche alimentavano le classi speciali. In quegli anni , in n Francia erano scolarizzati in queste classi pressappoco 130.000 studenti [2]. Oggigiorno si preferisce invitare l’alunno ad andare dall’ortofonista o dallo psicologo. Gli insegnanti continuano ad insegnare ma non hanno preso coscienza del pericolo di ricorrere sistematicamente agli specialisti della sanità.

Gli insegnanti non sono più considerati come gli specialisti del trattamento delle difficoltà scolastiche. Questo è un altro segno del declino della professione. Succede anche che specialisti della ricerca scientifica di punta, come per esempio il professor Dehaene del Collège de France, [3] si permettono anche di indicare le buone pratiche per l’apprendimento del calcolo e della lettura. Oggigiorno, gli insegnanti sono del tutto marginalizzati e hanno perso molto terreno.

 

[1] ndr.: La diagnosi di iper-attivismo e il ricorso al Ritaline si sono diffusi negli anni 90 in Europa a seguito di quanto era avvenuto negli USA

[2] ndr.: La situazione era peggiore in altri sistemi scolastici. Per esempio a Zurigo circa un quarto degli alunni erano nelle classi speciali e la maggioranza, agli inizi degli anni 90 , erano di origine italiana. Il fatto di avere problemi linguistici oppure di essere figli di immigrati era sufficiente per essere scolarizzati nelle classi speciali da dove la stragrande maggioranza non usciva più

[3] ndr.:Noto mondialmente come uno specialista delle neuroscienze