Indagine svolta nelle tre regioni linguistiche elvetiche dal Centro federale per la valutazione delle scelte tecnologiche (TA Swiss) sull’uso di Internet da parte dei giovani.

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Non dipingere il diavolo più nero di quanto lo sia

Gli studenti elvetici, quelli che in Italia frequenterebbero il biennio dell’insegnamento secondario di secondo ciclo, non sono accecati da Internet, non sono sedotti dalle opportunità offerte dal Web e se ne servono in modo spregiudicato. Si può supporre che questo comportamento si ritrovi anche in altri paesi. Internet è diffusissimo in Svizzera, molto di più che non in Italia. Quasi tutti gli studenti accedono alla rete quando tornano a casa da scuola, ma l’uso che ne fanno è ridotto. In generale ci si limita alle reti sociali. Un uso semplice, elementare, poco raffinato. i "digital natives" non sono geni dell’informatica. Cliccano, zappano, conversano con i compagni con i quali passano la giornata a scuola, ogni tanto giocano e piratano musiche e film. Null’altro. I pericoli presenti nella rete Internet sono noti. I giovani ne sono consapevoli e diffidano. La conseguenza è un uso limitato delle opportunità offerte dai TIC.

Cosa è il Centro per la valutazione delle scelte tecnologiche (acronimo TA-Swiss) ?

 

Il centro svizzero di valutazione dell’impatto delle nuove tecnologie e di informazione dei responsabili politici sulle decisioni da prendere a seguito delle trasformazioni tecnologiche è stato creato dal Parlamento federale elvetico. Temi come la biotecnologia e la medicina, le tecnologie dell’informazione e le nanotecnologie sono oggetto di studi interdisciplinari e sono discussi con i cittadini nell’ambito di incontri impostati secondo procedure partecipative. I risultati di queste analisi sono diffusi ad un largo pubblico. Questo centro è stato affiliato alle Accademie svizzere delle scienze.

 

Morale della favola

 

Se si va avanti di questo passo, i " digital natives" non rappresentano un pericolo per le scuole. La noia a scuola, il disinteresse, l’indisciplina, le assenze, la mancanza di motivazione che sono rilevati nelle indag9ni internazionali e nazionali sul profitto scolastico nascono da altre componenti e non sono imputabili soltanto alle TIC.

In questo panorama, i sistemi scolastici possono tranquillamente preparare la loro difesa. Ci sono ampi margini di manovra da sfruttare per servirsi in modo allettante e seducente delle nuove tecnologie, prendendo a contropiede la pressione sociale. Peggio che vada i sistemi scolastici saranno subiti con rassegnazione come succede ora per molti studenti ; al contrario, potranno diventare poli di aggregazione sociale, centri interessanti da frequentare, luoghi in cui si va volentieri perché lì si sta bene e succede anche che lì si imparano cose che non si sanno. La scelta è in mano alla classe politica, ai responsabili delle finanze pubbliche e "dulcis in fundo" agli elettori.

La procedura dell’ indagine elvetica


L’avvio è stato dato da un giornalista specializzato nelle nuove tecnologie che ha messo in evidenza il modo con il quale Internet influenza il nostro quadro di vita e le questioni che si pongono sul suo futuro. Il documento frutto di questa riflessione che sintetizza vari lavori ben noti sul piano internazionale (nulla di eccelso dunque) è stato pubblicato con il titolo "La sfida Internet"

In seguito, TA-SWISS ha raccolto il parere di 18 esperti attivi in diversi campi sull’evoluzione di Internet e li ha riassunti in un documento intitolato « Weiterknüpfen am Netz der Netze ».

Infine, sono state consultate 35 persone profane, rappresentanti i cittadini comuni, che hanno formulato raccomandazioni all’intenzione dei responsabili politici ed economici. Questa raccomandazione sono state pubblicate in un documento intitolato "Dialogo Internet ed io ". Tutti questi documenti possono essere scaricati dal sito del centro di valutazione delle tecnologie cliccando qui http://www.ta-swiss.ch/fr/(sito in lingua francese). Il sito esiste anche in italiano e in inglese.

Gli studenti


 Questa saccente procedura ha scordato i diretti interessati, cioé gli studenti, i " nativi digitali". Si è dovuto correre ai ripari e si è quindi intervistato un gruppo di studenti per sapere che cosa hanno imparato nel corso della scuola dell’obbligo in materia d’informatica, per confrontare i loro pareri sull’uso dell’informatica con quello degli adulti , per conoscere che cosa si aspettano dalla scuola in materia di informatica. Quest’ ultima tappa della procedura è consistita dunque in una discussione con un centinaio di studenti tra i 15 e i 18 anni frequentanti sei classi : due classi del liceo di di Romanshorn, nella Svizzera tedesca, due classi della scuola commerciale di Bellinzona, in italiano, e due classi della scuola di cultura generale Jean Piaget di Ginevra , francofona [1].

 

A Romanshorn l’età media degli studenti era di 16,8 anni, a Ginevra di 15,9 via Bellinzona di 16,6. Le ragazze erano leggermente più numerose dei ragazzi. In ognuno di questi tre gruppi, la grande maggioranza degli studenti utilizza Internet quotidianamente a casa. Una minoranza molto debole vi accede almeno una volta la settimana ma tutti possono accedere a Internet da casa ; una sola ragazza, in Ticino, utilizza il computer molto raramente ma solo perché il computer è vecchio e lento. Spesso, gli studenti accendono il computer quando arrivano a casa è lo lasciano acceso per tutta la serata, talora contemporaneamente alla televisione.

Le discussioni con gli studenti sono state impostate secondo una griglia di domande identica. Ogni discussione era diretta da un animatore che doveva rispettare un insieme di regole comuni. I partecipanti, suddivisi in piccoli gruppi di 10 a 15 studenti, sono stati interrogati sulle loro abitudine per quel che riguarda l’uso di Internet nonché su temi connessi alla vita sociale e alla regolamentazione di Internet. Gli animatori si limitavano a guidare la discussione senza parteciparvi direttamente. Il loro ruolo consisteva unicamente a dare la parola, a riassumere quanto era stato detto, a porre domande per chiarire gli interventi oppure per mettere in evidenza associazioni presenti tra opinioni diverse. Alla fine della discussione, i partecipanti hanno riempito un questionario dettagliato sulla loro abitudini con Internet.

Riassunto del documento (traduzione libera)

 

I timori degli adulti


Secondo l’ufficio federale svizzero di statistica, nel 2010 il 77% delle economie domestiche elvetiche era collegata ad Internet. Quindi l’accesso ad Internet non era universale. [2] L’indagine effettuata dall’Ufficio federale svizzero di statistica nell’ambito del censimento federale ha rivelato che la maggior parte degli internauti elvetici erano preoccupati per la loro sicurezza nella rete mondiale. Oltre alla paura dei virus e a quella dell’uso abusivo dei dati personali nonché quella di perdite finanziarie, le persone interrogate esprimevano timori per la sicurezza dei bambini e degli adolescenti nel cyberspazio. Questa preoccupazione è emersa chiaramente anche negli incontri con gli adulti organizzati da TA-SWISS.

Il punto di vista degli studenti

È evidente che Internet è diventata una componente importante della vita quotidiana delle giovani generazioni le quali si servono quotidianamente della rete. L’uso di Internet fa ormai parte della vita quotidiana. I giovani fanno perfino fatica ad immaginare che Internet in quanto spazio di vita sociale non esiste che da una quindicina di anni e che non è per nulla un fatto evidente, nemmeno per la generazione dei loro genitori. Nello stesso tempo, i giovani ritengono che ci sono, beninteso, cose più importanti nella vita e sono peraltro consapevoli dei rischi reconditi di questi nuovi media, in particolare quello della dissoluzione dei contatti sociali, la nocività dei contenuti diffusi in rete, il pericolo di sviluppare una dipendenza iatrogena, anche se questa consapevolezza risulta più dalle discussioni con i compagni che non da esperienze personali vissute.

I "digital natives" non sono cannoni nell’uso delle potenzialità offerte dalle TIC

E’ pure interessante constatare che la generazione spesso qualificata come generazione di "nativi digitali", ritenuta imbevuta di tecnologia informatica (techno-freaks), per la quale "la tecnologia della rete fa quasi parte del bagaglio ereditario" come lo si afferma per esempio in un articolo pubblicato sul settimanale tedesco "Der Stern", è composta in fin dei conti di consumatori che utilizzano passivamente Internet, né più né meno come i loro genitori. I nativi dell’era digitale utilizzando certamente più frequentemente Internet e di maniera più intensa e prolungata dei genitori, ma anche per loro Internet non è veramente uno strumento partecipativo. Se si tralascia il fatto che la maggioranza di loro cura la propria pagina su Facebook , sono pochi quelli che contribuiscono attivamente allo sviluppo della rete. Pochissimi hanno un proprio blog , pochi si esprimono su Twitter o partecipano a forum di discussione. Rari sono coloro che ne sanno a sufficienza per vedere ciò che succede dietro l’interfaccia utilizzatori : i pirati informatici che si proclamano tali o gli appassionati di informatica consultati regolarmente dai loro compagni di scuola sono un’eccezione.

Differenze tra giovani e adulti rispetto a Internet

L’ambivalenza tinta di paura dei più anziani riguardo ad Internet è del tutto assente tra gli adolescenti. I nativi digitali consultati ritengono che la rete è fondamentalmente buona e utile e fanno notare con molto pragmatismo che ciò che l’utilizzatore è di sua responsabilità. L’utilizzo dei servizi in linea è un’evidenza ai loro occhi : Internet è un punto di riferimento fisso sia per la scuola sia per la vita quotidiana. Nondimeno, questi studenti passano la maggior parte del loro tempo nelle piattaforme delle reti sociali, principalmente Facebook. Mentre molti adulti vi intravvedono soprattutto un pericolo per i giovani e temono che le reti sociali siano una trappola che li conduce a svelarsi a sconosciuti, addirittura a perdere il senso delle realtà a forza di mettersi in scena nell’universo digitalizzato, la maggioranza dei giovani considera Facebook semplicemente come un cortile di ricreazione virtuale. Non cercano di entrare in contatto con sconosciuti, ma passano il loro tempo con gli amici e i compagni con i quali condividono anche le loro giornate a scuola e fuori di scuola.

Tappabuchi digitale

I giovani intervistati ammettono in maggioranza che passano troppo tempo in linea, ma affermano anche che ciò non incide sulla loro vita sociale quanto piuttosto sulla loro salute. Nondimeno, per loro, navigare in rete resta un ripiego. Un modo molto comodo, vantaggioso e diversificato di passare il tempo quando si hanno alcune ore a disposizione senza sapere cosa fare. Inoltre, molti hanno l’impressione di passare davanti al computer un tempo equivalente a quello che una volta passavano davanti alla televisione.

Giovani scansonati e lucidi di fronte a Internet

In linea generale, si può affermare che i giovani sono molto meno ingenui di quanto ritengono gli adulti ma sono anche più spensierati di quanto non lo vorrebbero i loro genitori. Prestano una scrupolosa attenzione a non divulgare informazioni personali nella rete e si sono abituati a rispondere a domande indiscrete dando informazioni sbagliate. Per altro non sono particolarmente inquieti all’idea che tutto quello che appare su Internet vi resti per sempre. Per esempio, taluni non capiscono le conseguenze che potrebbero avere fotografie scabrose scattate durante una festa dove si è presa una bella sbornia. La maggioranza minimizza il rischio che terzi possano diffondere su Internet fotografie e informazioni senza chiedere il loro consenso.

Il giovane non si fanno illusioni sull’affidabilità delle informazioni che circolano su Internet : per i loro bisogni- ossia principalmente a scopo di divertimento oppure per la scuola- la comodità di un’informazione accessibile facilmente e rapidamente è preponderante ed è un fattore vincente. Perché darsi la pena di andare in biblioteca o di sfogliare un volume quando si può con alcuni clic ottenere dati pronti all’uso ?

La scuola non deve ficcare il naso in queste faccende, ma l’obnubilmento dei giovani è preoccupante

I giovani interrogati non ritengono necessario che la scuola insegni loro come utilizzare i media digitali oppure come essere critici di fronte a quello che si trova in rete. Concordano però che i genitori dovrebbero imporre ai figli limiti chiari, specialmente per quel che riguarda il tempo, per evitare abusi con Internet. Alla stessa guisa degli adulti ritengono che gli internauti più giovani corrono il rischio di essere esposti a pericoli, a contenuti scioccanti o nocivi (pornografia, violenza, che possono entrare in contatto con persone che rappresentano una minaccia per loro. Su questo punto, ma solo su questo punto, auspicano che lo Stato eserciti un controllo accresciuto su quanto circola in rete.

L’educazione ai media non auspicata dagli studenti

Un’educazione ai media mirata sembra tuttavia essere necessario almeno in un campo specifico proprio perché Internet è diventato un luogo di incontro quotidiano e familiare per i giovani utilizzatori, i quali omettono totalmente di precisare che Internet è diventato anche un gigantesco mercato, estremamente concorrenziale, nel quale i giovani rappresentano, in quanto utilizzatori, una fonte di reddito che si cerca di sfruttare con mezzi anche disonesti.

Chi scrive ancora messaggi elettronici ?

La maggioranza dei partecipanti riconosce di ricevere e spedire messaggi elettronici quotidianamente, ma l’età media di questa popolazione attiva nella corrispondenza elettronica è di circa 45 anni.

Tra gli studenti il quadro è ben diverso. In ognuno dei tre gruppi, soltanto il 10% degli studenti redige giornalmente messaggi elettronici. Tuttavia, la messaggeria elettronica non è totalmente scomparsa. La maggioranza (46% ) continua a spedire messaggi elettronici almeno una volta alla settimana o al mese (23%). Sono il 20% a farlo meno di una volta al mese, o mai. A Ginevra questa porzione sale al 61%. Quel che conta è il significato attribuito alla messaggeria elettronica : "un messaggio elettronico è più serio, più impegnativo di un SMS "afferma per esempio uno studente di Bellinzona.

A cosa serve Internet ?

Nei tre gruppi di studenti, i comportamenti per quel che riguarda l’uso di Internet coincidono. La gran parte delle attività in linea si svolge nelle reti sociali. Tra gli studenti, il 48% le utilizza frequentemente, il 39% occasionalmente. D’altronde, il 45% naviga frequentemente su Internet e soltanto il 39% riconosce di svolgere occasionalmente altre attività quali ricerche su Google, consultazione di YouTube, conversazioni in chat, lettura di giornali, visione di film scaricati per l opiù illegalmente, ascolto di musica di solito piratata, ricerca di informazioni per la scuola o per se stessi, consultazione di dizionari, organizzazione di album fotografici.

Acquisti in linea


Gli acquisti in linea sono un argomento controverso. Da una parte i giovani non hanno veramente il potere d’acquisto richiesto è d’altra parte predomina la paura di essere truffati : le merci potrebbero non essere consegnate oppure non corrispondere alle aspettative, l’invio di soldi potrebbe fallire. La maggioranza dei giovani interrogati non effettua mai acquisti in linea (58,5%). Per gli altri, generalmente, gli acquisti in linea sono piuttosto occasionali (40%).

Per i giovani, Internet è soprattutto un mezzo per informarsi sui prodotti che si intendono acquistare o per scoprire dove si possono trovare ad un prezzo migliore. La diffidenza riguardo agli acquisti in linea è manifesta anche tra i genitori. I servizi bancari in linea non sono all’ordine del giorno per questo gruppo di età che non è ancora entrato nella vita attiva.

Si potrebbe fare a meno di Internet ?

In generale gli studenti, l’81%, ritiene pertinente l’affermazione secondo la quale "Internet è un mezzo di comunicazione che mi appassiona". Per i giovani è indubbio che Internet semplifica la vita. Il 70% condivide questo parere. Rinunciare ad Internet ? In nessun caso, lo pensa il 62% degli studenti, ma il 48% ritiene che potrebbe anche immaginare di farne a meno.

[1] Entrambe queste due ultime scuole sono pressappoco equivalenti a un Istituto tecnico-professionale italiano

[2] ndr. : Ci vorranno forse ancora dieci anni prima che lo sia

Les documents de l'article

Suisse_Ditgital_Natives_fr.pdf