Recensione di un articolo di Elliot Washor e di Charles Mojkowski pubblicato sul numero 95, maggio 2014 , della rivista USA Phi Delta Kappan

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Dispersione scolastica

Le scuole USA non riescono a soddisfare uno strato importante di studenti che appartengono in gran parte ai certi poveri o che vivono in zone depresse. La dispersione scolastica e’ rilevante , il numero dei dropouts e’ stabile. La scuola non e’ interessante per molti studenti che non sono per nulla motivati dall’istruzione scolastica. Sarebbe necessario secondo gli autori proporre un nuovo patto che tenga conto delle speranze e delle attese di questo gruppo di studenti che presto o tardi smettono di andare a scuola e di studiare. L’articolo riprende le tesi esposte in un libro intitolato: How Out-of-School Learning Increases Student Engagement and Reduces Dropout Rates (Heinemann, 2013). Libro in inglese che affronta la questione della dispersione scolastica e che probabilmente non sarà’ tradotto in italiano. Gli autori propongono dieci principi che le scuole dovrebbero soddisfare:relazioni con gli studenti, utilità’ di quel che si insegna, scelta delle materie e delle specializzazioni, sfide da affrontare nella vita e a scuola ,tempestività’ delle risposte scolastiche, modernità’ dei programmi, autenciita’ delle materie, applicazioni, gioco, praticità’. In realtà’ qui si affronta il problema della revisione dei curricoli e si propone una nuova teoria curriculare adatta alle scuole così’ come sono oggigiorno, in un mondo non più’ rurale, urbano, post=moderno, privo di almeno due classi sociali, quella operaia e quella dei servizi.

La mancanza di motivazione tra gli studenti e’ piu’ importante di quanto si pensa.

Articolo pubblicato in inglese dalla rivista USA Phi Delta Kappan, maggio 2014, a cura di ELLIOT WASHOR e CHARLES MOJKOWSKI  [1]

Resoconto incompleto dell’articolo, in libera traduzione

Un gran numero di studenti non e’ per nulla motivata da quello che le scuole propongono e smettono quindi ad un certo punto di continuare a formarsi. Non ne vedono le ragioni per le quali dovrebbero continuare ad andare a scuola e studiare. La scuola li annoia. Negli USA 1,3 milioni di studenti abbandonano la scuola prima del termine, appena possono. La dispersione scolastica e’ stabile, non diminuisce anche se tutte le autorità dichiarano che la dispersione non dovrebbe essere una opzione. Allora che fare ? La dispersione e’ forte tra i ceti poveri e nelle zone rurali o depresse. In queste aree la pressione per smettere la scolarizzazione e’ particolarmente efficace e disincentiva gli studenti.

Gli autori hanno studiato questo problema e pubblicato lo scorso anno un libro sulla questione. Ci sembra utile segnalare questo volume. Gli autori sono giunti alla conclusione che i curricoli devono cambiare in modo radicale se si mira a ritenere nelle scuole cosi’ come sono oggigiorno gli studenti dopo la fine dell’obbligatorieta’ scolastica.

 

Disinteresse scolastico

Gli autori lo chiamano disimpegno. Questa e’ la manifestazione di un ampio disinteressse verso la scuola, l’istruzione, la vita comunitaria, la società in genere, 

Durante la ricerca i due autori si sono immersi in questa cultura, in questo mondo [2] ed hanno identificato diverse ragioni di questo comportamento spesso strafottente, beffardo. Questi giovani pensano che ai professori e alle scuole poco importa chi loro siano, cosa pensano, cosa vogliono diventare. Quel che conta per molti professori, almeno in gran parte così pensano, è accettare il modello scolastico, essere plasmati dalla scuola, diventare studenti modello, seguire il curricolo, accettare la cultura proposta dalle scuole e le scuole fanno ben poco per adattarsi ai loro studenti.

La dispersione scolastica

La dispersione scolastica e’ spesso il prodotto di un insuccesso scolastico, di problemi di comportamento, di convinzioni riguardo la vita socio-economica. Molti continuano ad andare a scuola ma nella loro testa sono altrove, e poco per volta si disinteressano completamente di quanto la scuola offre loro. Questi studenti demotivati superano i test, passano le classi, ma zoppicano quando si tratta di laurearsi o di ottenere un diploma che certifichi il superamento dell’insegnamento secondario di 2º grado. Spesso questi studenti sono al limite della riuscita scolastica e dei sistemi di allarme che permettono di reperire i potenziali studenti a rischio.

Il disinteresse delle scuole

I due ricercatori hanno calcolato anche il costo della dispersione scolastica per la società [3], però non sono riusciti a calcolare i costi che incombono agli studenti che falliscono o che spariscono dai servizi scolastici. Si tratta di studenti che magari riescono anche a laurearsi ma che sono del tutto impreparati per 1’ apprendimento lungo tutto l’arco dell’esistenza e quindi non sono pronti o sono in difficoltà quando si tratta di modificare le pratiche professionali o di cambiare mestiere. I loro talenti e le loro potenzialità sono stati purtroppo ignorati dalla scuola spesso perché queste qualità si collocano al di fuori del curricolo scolastico. Come le scuole si aspettano molto dagli studenti, anche gli studenti si aspettano molto dalle scuole.

 

I due autori nella loro indagine hanno identificato 10 aspetti rilevanti che gli studenti si aspettano dalla scuola. La soddisfazione di questi aspetti costituisce un principio fondamentale per fare si’ che gli studenti siano motivati e si impegnino seriamente durante la scolarizzazione. Questa lista non è per nulla definitiva e neppure ha la pretesa di essere completa ma le opinioni espresse dagli studenti captano ciò che si puo’ ritenere essenziale per favorire l’esperienza di un apprendimento imperniato su motivazioni approfondite che sfociano in apprendimenti produttivi.

 

Come risolvere la questione della dispersione scolastica ?

 

La chiave per risolvere il problema dei dropouts non è quello di affrontare unicamente il problema dei dropouts . Il disimpegno, il disinteresse, non è di per sé una faccenda di stupidità. Il servizio scolastico che si concentra unicamente sulla questione dei dropouts stesso tenta di risolverla creando un sistema di allarme precoce che permetta di concentrare l’attenzione sui potenziali dropouts. Ma non dobbiamo sbagliarci sul rimedio. Questa procedura non è che un un trucco obsoleto. Si osserva da vicino la questione dei dropouts ma non si percepiscono invece i problemi che determinano la mancanza di motivazione degli studenti. 

 

 

Perché ?

 

 

Si potrebbe supporre che questo errore di pilotaggio della nostra attenzione sia motivata da una volontà inconscia di evitare di strafare e di intraprendere cambiamenti fondamentali che sarebbero necessari per fornire quanto gli studenti si aspettano dalla scuola e pertanto per motivare tutti gli studenti ad impegnarsi in un apprendimento molto più produttivo. Questa potrebbe essere un’ipotesi.

 

 

Dopotutto, la soluzione della dispersione scolastica e dei problemi dei dropouts non richiede alle scuole di cambiare totalmente, di impostare un nuovo progetto , di modificare il loro "modus operandi". Si può benissimo continuare come si e’ sempre fatto anche quando in una scuola si inserisce un servizio speciale [er rimediare ai problemi degli studenti potenziali oppure reali poco motivati o poco stimolati dai programmi scolastici.

 

Le scuole devono solo adottare un atteggiamento diverso che non sia più’ unicamente imperniato su provvedimenti per rimediare alle difficoltà’ o alla mancanza di entusiasmo e di interesse di certi gruppi di studenti, ma adottare una strategia della prevenzione ed ammettere , come lo si fa nel settore della sanità’, che un buona percentuale delle difficoltà’ e’ di tipo iatrogeno ossia nasce dal modo con il quale la scuola funziona e imposta i propri programmi o la propria organizzazione. La dispersione scolastica e’ causata in gran parte dalla scuola stessa. Un sistema di prevenzione s’impone nel quale gli insegnanti si presentano come fiduciari per gli studenti e prestano un’attenzione seria alle loro scelte, al loro modo di percepire la realtà’ e si sforzano di scovare quale e’ il meglio per ogni studente, aiutando ogni studente a scoprire cosa sia il meglio per lui e per lei.

Le strutture tradizionali scolastiche, la cultura scolastica, il sapere scolastico, i programmi, i curricoli, i compiti scolastici, la prassi educativa non possono rispondere in modo adeguato a queste aspettative, a questi problemi. Per farlo, si devono abbattere le mura della scuola che separano l’apprendimento che gli studenti seguono dentro la scuola da quanto apprendono fuori dalla scuola.

 

 

 

 

 

[1] WASHOR is cofounder of Big Picture Learning, a Providence, R.I., nonprofit working toward fundamental redesign of U.S. education. MOJKOWSKI is a consultant and designer specializing in developing nontraditional, technology-enabled schools, programs, curricula, and instructional practices. They are coauthors of Leaving to Learn : How Out-of-School Learning Increases Student Engagement and Reduces Dropout Rates (Heinemann, 2013). Portions of this article were published earlier as a blog at the Huffington

[2] Nell’articolo non si dice come, ma forse lo si spiega nel libro che non abbiamo sottomano

[3] ndr : Ciò è ormai divenuto un calcolo classico