Recensione di un volume apparso recentemente negli USA sulla necessità di modificare finalmente le modalità di "governance" dei sistemi scolastici ma le resistenze al cambiamento sono feroci.

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Amministrazione e gestione dei sistemi scolastici

La pubblicazione apparsa negli USA affronta un tema cntrale nella politica scolastica italiana: come governare il sistema scolastico contemporaneo con tutto quanto si può prevedere all’inizio del 21esimo secolo. E’ piùu che probabile che le modalità di governo del sistema scolastico statale e pubblico dovranno cambiare nel corso dei prossimi decenni e che non si potranno tenere in vita modalità di governo obolete concepite nel 19esimo secolo. Il sistema politico italiano purtroppo è molto abile nel preervare le forme di potere vigenti nel passato facedno però credere di essere all’avanguardia. Un bel esempio di questo mimetismo del poterelo si ha con la legge sull’autonomia scolastica o con l’articolo 11 della costituzione.

La "governance" del sistema scolastico

Negli Stati Uniti il sistema scolastico statale è totalmente decentralizzato. Ogni Stato fa per conto suo, ha i suoi programmi, la propria scala degli stipendi, le proprie regole di reclutamento, le proprie valutazioni, i propri manuali scolastici ed il proprio calendario. Gli Stati sono 50 in tutto. Questo non vuol dire che le scuole USA fruiscano di autonomia. Anzi, vale il contrario : in un sistema decentralizzato o federalista come quello USA oppure quello svizzero le scuole, dalle primarie alle secondarie, fruiscono di pochissima autonomia, sono iper-controllate. 

Decentralizzare o meno ?

Per migliorare il livello d’istruzione che in certi Stati USA, in particolare in quelli del Sud [1] , è molto basso e per correggere le discriminazioni sociali e etniche di fronte all’istruzione si è tentato quasi di tutto da parte del governo federale di Washington.

Per anni la contesa ruotò attorno alla creazione di un Ministero della Pubblica Istruzione : il partito democratico lo voleva, i repubblicani erano contrari. Il dibattito verteva sui benefici della presenza di un’autorità scolastica centralistica che regolasse l’indisciplina degli Stati. Il primo dipartimento federale dell’istruzione fu creato dall’amministrazione democratica di John Carter nel 1979. Dopo violente lotte politiche per smantellarlo, in particolare all’era del presidente Georges Bush anche il partito repubblicano si è arreso al principio dell’utilità di un ministero federale dell"istruzione per migliorare il livello medio della popolazione. Il risultato non è stato brillante. Il ministero non è servito a gran che tranne che a creare nuovi posti nell’amministrazione federale e ad aumentare la pressione sulle scuole con valutazioni a tappeto e con un impegno maggiore nelle valutazioni comparate internazionali come TIMSS dell’IEA oppure PISA dell’OCSE. I risultati USA però non sono cambiati e gli Stati Uniti non sono affatto diventati il primo paese al mondo né in matematica né in lettura tra gli studenti di tredici o di quindici anni. Il paese naviga nella mediocrità, tranne qualche Stato. La discriminazione sociale di fronte all’istruzione e soprattutto quella etnica resta forte e a farne le spese sono le minoranze di colore o quelle latino-americane. Quindi occorre cambiare qualcosa. Il modello decentralizzato o quello centralizzato non funzionano. Da qui il libro "Education Governance for the Twenty-First Century : Overcoming the Structural Barriers to School Reform" di Paul Manna , Patrick McGuinn pubblicato dalla Brookings Institution e dal Center for American Progress che qui presentiamo perché il problema si pone in tutti i sistemi scolastici che tentano di passare da una gestione centralizzata ed una decentralizzata o viceversa. In generale si può dire che si è confrontati ad un problema di "governance" del sistema scolastico come ormai si dice in Italia.

 

 

I difetti dell’impianto scolastico ottocentesco

la frammentazione, la decentralizzazione, la politicizzazione e la burocratizzazione dei sistemi scolastici impongono un modello di “governance” dei sistemi scolastici che rappresenta l’ostacolo maggiore a qualsiasi riforma scolastica. In questo volume, si fa particolarmente riferimento alla situazione statunitense, si citano numerosi autori, analisti e responsabili politici che hanno perfettamente capito l’impatto di politiche scolastiche specifiche per cambiare la scuola come per esempio l’adozione di standard a livello nazionale, la valutazione, la formazione degli insegnanti, oppure la libertà di scelta della scuola, ossia di tutta una serie di temi che meritano di essere accuratamente analizzati per adottare moduli di governo della scuola che abbiano un impatto effettivo sugli apprendimenti, sul modo di vivere a scuola, sulla soddisfazione degli insegnanti a svolgere il loro mestiere, sul piacere degli allievi ad imparare, sulle loro motivazioni, sulla soddisfazione delle famiglie.

 

Non tutto è da gettare

In questo volume si analizzano in modo assai completo i punti di forza e punti deboli di quello che rimane del vecchio sistema di gestione della scuola, si analizzano come i modelli tradizionali di gestione della scuola stiano cambiando e si suggeriscono nuove modalità di gestione che potrebbero in futuro ulteriormente essere modificate per produrre prestazioni migliori ed ottenere dagli studenti un apprendimento ovverossia risultati scolastici migliori.

 

Il libro

Il libro è un compendio di capitoli redatti da diversi autori che analizzano la situazione attuale e che propongono alternative che potrebbero essere seguite per modificare un’ impostazione della gestione della scuola che è stata adottata nel corso della 19º secolo per renderla finalmente adeguata alle nuove domande e alle opportunità offerte dal mondo contemporaneo. Non si può dire a questo punto se il modello centralizzato o quello decentralizzato di gestione della scuola sia in assoluto il migliore.

Un’osservazione riguardante l’Italia

Per quel che riguarda per esempio l’Italia si potrebbe supporre che una parte del sistema scolastico italiano potrebbe essere gestito secondo un modello decentralizzato mentre un’ altra parte del sistema scolastico italiano potrebbe essere gestita secondo un modello centralizzato, analogamente per esempio alla strategia che è stata adottata in Germania, senza del resto risultati strepitosi, quando si è realizzata la fusione tra la Repubblica Democratica di Germania e la Repubblica Federale Tedesca al momento del crollo del muro di Berlino. Per anni, i Tedeschi sono stati capaci di pilotare una doppia strategia di gestione del loro sistema scolastico. Nulla vieta di concepire che nei prossimi decenni anche in Italia si possa rinunciare al sacrosanto mito dell’unità e dell’uniformità ed adottare un metodo flessibile di gestione del sistema scolastico, magari con la prospettiva di modificarlo cammina facendo in funzione dei risultati che si ottengono.

 

 

Il volume è diviso in 4 capitoli :

  • Parte 1ª : il problema
  • Parte 2ª : le istituzioni tradizionali da restaurare
  • Parte 3ª : lezioni da trarre da altre Nazioni ed altri settori
  • Parte 4ª : Uno sguardo volto verso il futuro

 

 

Questo è uno dei primi volumi dedicato alla questione della strategia da seguire per far evolvere il sistema scolastico. È indubbio che il modo di gestione tuttora in vigore e spesso difeso a spada tratta negli ambienti politici e da molti insegnanti alquanto reticenti al cambiamento perché preferiscono conservare condizioni di lavoro spiacevoli ma perlomeno sicure non può più continuare ad essere conservato tale e quale. Qualcosa si deve cambiare. Questo volume contiene tutta una serie di proposte che potrebbero aiutare ad immaginare in quale direzione andare per cambiare il modo di governo del sistema scolastico.

[1] in Svizzera ciò vale per il Canton Ticino, cantone di lingua italiana ; che si trova al Sud

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Education_governance_in_USA.pdf