Editoriale di un numero monografico della rivista USA "Teachers College Record" che analizza le incidenze e le conseguenze delle indagini internazionali comparate ed in particolare dell’indagine PISA dell’OCSE sulle politiche scolastiche.

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Effetto delle indagini internazionali comparate

I sistemi scolastici, in particolare i servizi statali di istruzione, sono tra loro più simili che dissimili. Le differenze riguardano soprattutto le modalità organizzative, i rapporti di potere locali , regionali, nazionali, ma in fin dei conti tutti si copiano. In questi ultimi anni il punto di riferimento fu il servizio scolastico finlandese o quello di Singapore. Ci sono servizi scolastici più avanzati di altri. Quello italiano è nel gruppone; non è in testa al plotone ma nemmeno in coda. Il numero monografico della celebre rivista Teachers College raccoglie quattro contributi che possono essere situati tra i prodotti della nuova pedagogia comparata.I quattro articoli esaminano l’influsso delle indagini internazionali e in particolare dell’indagine PISA dell’OCSE e del programma federale USA "Race to Top" impostato per permettere agli studenti USA di diventare i primi al mondo nell’istruzione scolastica sulle politiche scolastiche e di battere i paesi gregari, che copiano i modelli scolastici d’avanguardia, quelli che riescono bene nei test internazionali comparati e che li riproducono con la convinzione di diventare, così facendo, migliori e di porre le basi per un dinamico e competitivo sviluppo economico. In questo modo, i programmi scolastici si assomigliano sempre più; ovunque si impostano le stesse innovazioni, talora con successo talora con fallimenti sonori.In questa evoluzione finora l’Unione Europea è fuori gioco, non tira il gruppo,sta al margine ma sarebbe falso ritenere che non fa nulla e che sta solo a guardare.

 Testo liberamente tradotto in italiano , protetto da copyright.

 

Gli autori:

 

Heinz -Dieter Meyer, professore associato all’università statale di New York, Albany;

 

Daniel Tröhler, professore di scienze dell’educazione e direttore della scuola di dottorato nelle scienze dell’educazione all’università del Lussemburgo;

 

David Labaree, professore di scienze dell’educazione e presidente del gruppo di lavoro sulle scienze sociali e gli studi interdisciplinari (SHIPS) della scuola di specializzazione sulla politica scolastica dell’Università di Stanford;

 

Ethan Hutt, professore associato all’Università del Maryland.

 

Citazione dell’editoriale:

 

Accountability: Antecedents, Power, and Processes: Teachers College Record Volume 116 Number 9, 2014,

 

Il numero monografico contiene i quattro articoli seguenti:

 

Heinz -Dieter Meyer: The OECD as Pivot of the Emerging Global Educational Accountability Regime: How Accountable are the Accountants?

 

Daniel Tröhler : Change Management in the Governance of Schooling: The Rise of Experts, Planners, and Statistics in the Early OECD

 

David F. Labaree: Let’s Measure What No One Teaches: PISA, NCLB, and the Shrinking Aims of Education

 

Ethan L.Hutt: The GED and the Rise of Contextless Accountability 

 

 

La norma dell’accountability

 

 

Il tema dell’accountability è ormai diventato, secondo I quattro autori, la norma nonché il tema dominante del discorso pedagogico contemporaneo. Tutto ciò permette di legittimare la trasformazione della pedagogia da un progetto educativo sociale e culturale a un progetto economico che genera "competenze" utilizzabili. Questo numero speciale della rivista « Teachers College » dell’Università Columbia di New York propone una illustrazione di questa evoluzione. Nei quattro articoli si trattano gli antecedenti storici, il quadro teorico, I cambiamenti in corso dal punto di vista pedagogico, il rapporto di forze tra I vari responsabili dell’istruzione e le famiglie.

 

 

Gli autori concordano nel fatto che l’indagine dell’OCSE PISA nonché il programma USA « Race to Top » abbiano aperto la strada a questa ondata che travolge tutto il discorso pedagogico contemporaneo. Una ventina di anni fa nessuno parlava di accountability . Invece ora questo stesso concetto è diventato centrale nel dibattuto internazionale sulla scuola e nelle politiche scolastiche di moltissimi sistemi scolastici. Vent’anni fa nessuno si sognava di utilizzare questo concetto nel senso che ha acquistato nel mondo contemporaneo. Tutto ciò è sorprendente se si pensa al fatto che i promotori dell’ accountability affermano di considerare con estrema cura la proposta perché si tratta di far passare il servizio scolastico statale attraverso la cruna di un ago per trasformarlo da capo a piedi.

 

 

Come è stato dunque possibile arrivare a questo punto? Come si è giunti a ritenere l’accountability l’ancora di salvezza delle riforme scolastiche contemporanee? Come l’accountability è diventata la giustificazione delle politiche che mirano alla produzione di un curricolo centralizzato, all’elaborazione di schemi per la valutazione degli insegnanti basata sui punteggi dei loro studenti nei test, alla prospettiva di chiudere le scuole che non ce la fanno a migliorare  [1]?

 

 

L’OCSE come hub pedagogico

 

Questa evoluzione secondo gli autori degli articoli inclusi in questo numero speciale della rivista emergerebbe dall’intersezione di discorsi politici nazionali e internazionali nei quali le reti politiche transnazionali e le organizzazioni internazionali come l’OCSE o la Banca mondiale giocano un ruolo sempre più centrale. Gli attori di queste reti operano ad una certa distanza dai meccanismi tradizionali del controllo democratico. In questo mondo, idee provenienti dalla periferia del discorso politico posso essere rilanciate e amplificate in un punto centrale, un hub come lo è per esempio l’OCSE e da qui possono essere rilanciate con maggior forza verso la periferia. Inevitabilmente finiscono per modellare le attività di riforma scolastica nei sistemi scolastici. Politiche che potrebbero essere molto ostacolate a livello locale diventano invece irresistibili quando sono offerte od imposte con un consenso non contestato dalle democrazie "imperiali" che governano il mondo contemporaneo. In questo modo si omogeneizza ciò che è eterogeneo con imposizione di standard unici e di una metrica che fa di referenza ai risultati in test appositi creati da un gruppo di esperti; inoltre il centro delle decisioni politiche sfugge di mano ai professionisti locali dell’istruzione e finisce per annidarsi in istituzioni estranee alle storie nazionali, sono forgiate da Una piccola elite di esperti. Infine, si opera uno slittamento tra il governo decentralizzato e un governo centralizzato dell’istruzione, dove la centralizzazione non risiede più nelle sedi tradizionali del potere ma nelle organizzazioni internazionali che dettano politiche scolastiche e tendenze alquanto rigide.

 

 

L’agenda dell’accountability

 

L’agenda dell’accountability deriva dalla evidenza e dalla popolarità delle idee del sistema democratico nel quale i responsabili politici sono responsabili della vitalità democratica e del buon governo di una società, di un paese. Ma nel sistema democratico, I responsabili politici sono sanzionati nelle elezioni ed in ogni modo devono tenere conto quando decidono del contesto con il quale hanno a che fare. Tutto questo non è previsto dall’accountability scolastica imposta nelle discussioni dagli organismi internazionali. I criteri utilizzati per giudicare la rendicontazione sono insensibili alla varianza del pubblico e dei luoghi. Per gli autori, il tema dell’accountability meriterebbe di essere ulteriormente approfondito. È però indubbio che quando le scuole sono rese responsabili dei risultati migliorano ed è questo quanto conta. Il problema risiede nella definizione dei risultati. Di quali risultati un insegnante, una scuola, un dirigente sono responsabili? Qui conta il contesto. I politici che sbagliano sono sanzionati dal contesto. E gli insegnanti?

 

Origini di PISA

 

Molto interessante è l’articolo di Hunt che esamina l’affermazione iniziale di PISA secondo la quale i test dell’indagine sarebbero « curriculum free » ossia non connessi al programma d’insegnamento. I test PISA non sono i primi di questo genere. Test « curriculum free », ossia indipendenti dal programma d’insegnamento furono sviluppati subito dopo il secondo conflitto mondiale negli USA per valutare il livello di conoscenze dei veterani che a causa del conflitto bellico non avevano potuto studiare. Si tratta del progetto GED [2]. Quasi un quarto dei veterani non aveva mai frequentato l’insegnamento secondario. I veterani di ritorno non potevano essere valutati in funzione del sapere scolastico ma erano invece valutati, giustamente, con strumenti non costruiti in funzione del « curricolo formale » ma in funzione degli ultimi risultati di un discente. Gli strumenti si prefiggevano di valutare le conoscenze applicabili e aventi un ampio valore funzionale. Queste frasi si ritrovano nei volumi di presentazione e di analisi dell’indagine PISA. Ethan Hunt esamina la storia e lo sviluppo del GED per descrivere gli sviluppi, le promesse, gli errori , i punti deboli dell’idea di una valutazione non connessa ad un contesto. Questa discussione permette a Hunt di sottolineare l’utilità delle valutazioni quantificabili ma anche il pericolo inerente alle presunte certezze di questo tipo di standard.

 

L’articolo di Hunt mette in evidenza l’abilità del governo USA a collegare la politica scolastica con gli imperativi degli espedienti politici del momento e quindi a mettere in moto eventi che andavano molto al di là degli obiettivi limitati iniziali. E’ quanto è successo con GEP e poi con PISA. Il programma GEP fu concepito per risolvere i problemi momentanei di decine di migliaia di veterani della seconda guerra mondiale ma anche dopo avere conseguito questo obiettivo il programma GEP fu mantenuto per misurare i risultati dell’insegnamento secondario negli USA perché permetteva di ignorare i contesti e la diversità degli studenti in una nazione con un sistema scolastico federale, un compito per il quale GEP non era mai stato preso in considerazione; Secondo Hunt il programma GEP ha offerto una finestra aperta sulle politiche scolastiche contemporanee perché svariati elementi che concorrono a promuovere l’accountability vi sono già ben definiti: il collegamento degli standard scolastici con gli obiettivi politici; l’intervento degli esperti come responsabili politici; e l’uso di metodi quantitativi e delle misure per formulare e potenziare le politiche scolastiche. Ciò è quanto succede con l’indagine PISA.

 

 

 

 

[1] ndr.: Come succede a Chicago o in altre città USA

[2] Acronimo per General Educational Development