Segnalazione di una tesi britannica sulla transizione dopo il diploma o la laurea

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Cosa succede dopo la laurea o la maturita’ ?

Molti sistemi scolastici europei raccolgono statistiche sulla transizione dalla scuola , come si dice in Italia, al lavoro. Una ricercatrice ungherese ha realizzato all’università’ di Birmingham una tesi su quel che si sa del destino dei diplomati. Statistiche ce ne sono, ma sono imprecise e incomparabili tra loro. Quindi i responsabili dei sistemi scolastici non hanno che una vaga idea di quel che succede dopo che per quindici o più anni gli studenti hanno frequentato il servizio scolastico , statale, privato o semi-privato che sia. Le statistiche si possono migliorare e quindi anche le informazioni su quel che producono i sistemi scolastici e sul loro funzionamento. Ovviamente , sarebbe utile che i responsabili dei sistemi scolastici si attrezzassero con sistemi di informazione efficaci e sistematici.

 

WHAT DO WE KNOW ABOUT WHAT SCHOOL LEAVERS AND GRADUATES ARE DOING ? – A EUROPEAN PERSPECTIVE ON DATA PRODUCTION AND UTILISATION 

By 

RITA HORDOSY 

A Thesis Submitted to 

The University of Birmingham 

for the Degree of 

DOCTOR OF PHILOSOPHY 

School of Education 

The University of Birmingham 

October 2013

 

 

 

L’Universita’ di Birmingham non e’ responsabile del contenuto della tesi e i diritti di autore appartengono all’autrice.La tesi e’ in inglese.

 

Presentazione

 

Questa e’ una ponderosa tesi universitaria di 625 pagine con i pregi e i difetti di ogni tesi universitaria. Non e’ questo il luogo per criticare o discutere la tesi. Ne segnaliamo soltanto la presenza perché il tema e’ rilevante e completa la tendenza in corso riguardante la valutazione dei sistemi scolastici e la comparazione tra sistemi di istruzione. Anche gli "outputs" come ormai si dice correntemente sono un elemento di valutazione del servizio scolastico.

 

La tesi e’ stata seguita da due professori : Stephen Gorard, sociologo dell’educazione, molto noto , che si e’ parecchio occupato di equità nell’istruzione con posizione molto diverse da quelle della maggioranza dei colleghi britannici , e Peter Davis.

 

La tesi non e’ allegata per rispettare i diritto di autore.

 

Struttura della tesi

 

La tesi e’ suddivisa in due parti : una prima parte riguarda la comparazione tra i sistemi d’informazione esistenti nei diversi sistemi statistici scolastici europei sulla dispersione scolastica, i diplomati e i laureati e una seconda parte e’ uno studio di casi con interviste a quindici persone uscite dalla formazione elitaria di tre sistemi scolastici : inglese, olandese e finlandese.

 

Nel riassunto , l’autrice afferma che si spendono molte risorse in Europa per raccogliere informazioni sugli studenti che terminano gli studi [1] , ma non è affatto chiaro quel che succede con i risultati raccolti. La tesi esamina come le statistiche sugli studenti che escono dalle scuole sono prodotte ( per esempio in certi casi sono censuarie e in altri campionarie) e come questi dati sono applicati nella pianificazione delle politiche scolastiche, per prendere decisioni istituzionali sulla scuola e per informare gli studenti. Questo esame e’ effettuato con documenti esistenti in Europa ed in particolare con documenti dell’Unione Europea la quale li riceve a sua volta dall’OCSE, ma ciò non si dice, le cui analisi sono in seguito sfruttate per il quadro teorico usato nella selezione di tre distinti casi che sono quello inglese, finlandese e olandese.

 

Constatazioni

 

Gli usi e le statistiche riguardanti gli SLGIS sono grosso modo simili tra i differenti studi di casi nonostante le differenze assai nette esistenti nell’architettura delle SGLIS. Ciò fa pensare che il valore di queste informazioni può non essere intrinseco ai dati stessi ma dipende dal giudizio della società. D’altra parte, è necessario distinguere tra gli usi che ne vengono fatti sia dal punto di vista della produzione dei dati che da quello della utilizzazione dei dati basata sull’interfaccia tra il fabbisogno di dati e i differenti attori implicati dalla SLGIS. I fabbisogni di dati della politica e i livelli istituzionali differiscono sostanzialmente. Per esempio, laddove la politica scolastica è ampiamente modellata da una concezione nazionale, le istituzioni politiche esigono informazioni più dettagliate al livello dei programmi scolastici. Informazioni come queste suggeriscono che investimenti nazionali e internazionali nella SLGIS potrebbero essere molto più efficienti.

 

Scopo della tesi

 

Nell’indagine non si prendono in considerazione i sistemi di informazione il cui unico scopo è quello di raccogliere statistiche sui giovani NEET [2].

La tesi invece raccoglie prove su come la politica scolastica funziona e la colloca in un contesto comparato che rivela le somiglianze e le differenze nazionali esistenti in Europa. Invece di esaminare e conoscenze degli studenti che terminano gli studi, la tesi analizza le modalità sociali mediante le quali i numeri sono generati, gli effetti di questa modalità sul comportamento e sul modo di pensare, la ricorrenza delle indagini. In modo particolare la tesi si sforza di raccogliere informazioni su come i dati sono prodotti e sono utilizzati quando si tratta di studenti che terminano gli studi.

 

Uso dei dati

 

Le domande principali riguardano la raccolta delle statistiche nell’ambito di una politica scolastica specifica e il senso di queste statistiche, come sono utilizzate più tardi dai differenti attori.

I confronti vengono effettuati tra sistemi scolastici nazionali e simili confronti sono molto più semplici quanto questi sistemi sono culturalmente e economicamente simili. Per questa ragione l’autrice ha deciso di concentrarsi sull’Europa e sui paesi con una economia di mercato. Da questo punto di vista ci si sarebbe aspettato un ricorso ai dati e agli indicatori prodotti dall’OCSE ma l’Ungheria non fa parte dell’OCSE e l’Inghilterra ha perso il predominio e lo smalto che aveva un tempo in seno all’OCSE per concentrarsi sull’ Unione Europea. L’integrazione Europea ha per altro incoraggiato una politica di convergenze come per esempio quella elencata nella dichiarazione strategica di Lisbona sula formazione e istruzione per il 2020. Nondimeno, la tesi non include soltanto i paesi dell’Unione Europea ma anche sistemi scolastici come quello elvetico che non fanno parte dell’Unione Europea ma che sono al cuore dell’Europa. In ogni modo, l’Unione Europea ha promosso una quantità di programmi di ricerca su queste questioni riguardanti gli output della scuola e delle università senza grandi conseguenze fin qui perché l’Unione Europea non ha nessuna competenza in campo scolastico.

 

Molti Stati spendono moltissime risorse per raccogliere informazioni sui sistemi nazionali scolastici e sui loro risultati. Nondimeno, l’utilizzazione delle informazioni raccolte ha ricevuto scarsa attenzione da parte del mondo politico e di quello scientifico che si occupa di scuola. Per che cosa sono utilizzati per esempio i sistemi di raccolta dei dati sugli studenti che terminano le scuole ? Chi usa questi dati ? In che modo sono usati ? Ecco una serie di domande provoctrici alle quali occorre presto o tardi rispondere a meno che di non pii raccogliere dati di questo genere. 

 

L’educazione comparata in ballo

 

Ci sono pochissimi studi internazionali comparati sui SLGIS. Le prove presentate in questa tesi saranno utili per altri paesi che considerano di sviluppare questi sistemi di dati anche se pochi paesi hanno in mente di costruire sistemi di informazione simili. Anche a livello europeo le informazioni di questa tesi potrebbero aiutare e incoraggiare la messa a punto di statistiche scolastiche ed economiche migliori . C’e’ infatti bisogno di modelli statistici migliori che faciliterebbero una armonizzazione parziale delle indagini sulla transizione dalla scuola al lavoro o altre formazioni riguardanti gli studenti che terminano la scuola di base, ma nella tesi si menziona la classificazione tipo dell’insegnamento [3] soltanto di straforo benché questo strumento sia stato messo a punto dall’UNESCO da alcuni decenni e serva ormai per la costruzione dell’insieme di indicatori internazionali dell’istruzione prodotto dall’OCSE. Non si tratta di una classificazione inventata dall’Ufficio di Statistica dell’Unione Europea , come invece parrebbe che la tesi lascerebbe intendere. Del resto l’UNESCO e’ citata come un partner dell’Unione Europea e purtroppo l’autrice non sembra che conosca come funziona la cooperazione internazionale in materia statistica. Questo e’ un grave difetto anche se si intende limitare l’indagine alla sola Europa.

 

Indagini e banche dati su quanto succede dopo la fine della scolarizzazione iniziale

 

In linea di massima, i SLGIS sono alquanto promettenti. 

 

In primo luogo, possono aiutare i governi e i responsabili dei sistemi scolastici a esplorare i meccanismi delle società della conoscenza e a raccogliere informazioni importanti rilevanti sui prodotti dell’istruzione e dell’apprendimento. Ormai ci si deve arrendere all’evidenza ed anche la società postidustriale, e’ finita come e’ scomparso il mondo operaio. 

 

In secondo luogo, le istituzioni scolastiche possono esigere questo tipo di informazione sugli studenti che hanno avuto, sia su come si comportano nel seguito degli studi se continuano a studiare sia sul tipo di lavoro al quale accedono.

 

In terzo luogo, queste statistiche possono fornire informazioni sulle competenze necessarie per svolgere differenti carriere ed aiutare a preparare gli studenti alla transizione dalla scuola al lavoro.

 

In quarto luogo, queste statistiche possono fornire informazioni che potrebbero essere usate per migliorare l’assistenza e il supporto nella transizione degli studenti dalla scuola al lavoro. [4] :

 

Conclusione

 

Nella maggioranza dei sistemi scolastici del Nord dell’Europa esistono modelli sistematici di raccolta d’informazioni SLGIS. . Per quel che riguarda l’Italia, l’autrice ha fatto affidamento sull’ISTAT. che come tutti sanno non e’ nel MIUR.

 

I sistemi SLGIS sono pressoché del tutto sono assenti nell’Europa centrale e dell’Europa orientale. Le fonti di informazioni usate dall’autrice sono talora piuttosto strane, ma come già detto, non è qui il luogo per discutere di questa questione. In ogni modo, un sistema di informazioni sugli output di un sistema scolastico non può prescindere dal fornire statistiche SLGIS. Non rimane che constatare che anche in Italia manca una sistematicità della raccolta di queste informazioni e che i dati raccolti in Italia sono piuttosto aleatori e incompleti per il momento . Il MIUR non si occupa di questi problemi.

 

La maggioranza dei responsabili scolastici , questo e’ anche il caso in Italia, ritiene che si possa fare a meno di queste informazioni, che e’ tempo sprecato raccoglierle e analizzarle, che le risorse utilizzate siano risorse sprecate. Solo alcuni economisti alla Banca d’Italia hanno capito che invece si deve andare in una direzione opposta ma le resistenze sono colossali. Occorrerebbe ammettere che la maggioranza degli insegnanti in tutti gli ordini di scuola del servizio statale ( il settore privato e paritario qui non ci interessa) fanno quello che si dice loro di fare, che il servizio funziona telecomandato dall’alto e che chi disubidisce paga. Per questa ragione sarebbe molto utile sapere cosa combinano gli studenti un anno dopo la fine dell’istruzione obbligatoria o del diploma o della laurea, oppure due o tre anni dopo e perché no cinque anni dopo. Si potrebbe obiettare che e’ costoso ritrovare gli studenti, ma ciò e’ fattibile con una certa abilita’. Gli studi longitudinali si possono fare e sono molto fertili di informazioni. Quando ero a Ginevra la percentuale di risposta dopo cinque anni dalla maturità’ o dal diploma era ancora altissima. Stessa cosa per l’indagine TREE fatta in Svizzera e citata nella tesi. L’indagine riusciva a scovare studenti spariti dall’orizzonte scolastico e professionale . Un’informazione di questo genere sarebbe molto utile per i professori di una scuola e per i dirigenti.

 

La fondazione Agnelli alcuni anni fa aveva pubblicato i risultati degli studenti dei vari licei torinesi ai primi esami universitari all’Universita’ di Torino, se non ero. Una indagine simile fu fatta anche a Ginevra. Queste indagini non sono affatto facili e devono essere padroneggiate metodologicamente ma si possono e si devono fare se si vuole migliorare la scuola. Si tratta di lavori complessi. Non per caso l’indagine della Fondazione Agnelli come pure quella dei sociologi ginevrini avevano suscitato reazioni violente e provocato un canaio del diavolo. A nessuno fa piacere sapere per esempio che un liceo goda ingiustamente di buona fama oppure che una facoltà non sia brillante come credono i professori che vi insegnano, quando si sfornano determinate informazioni. Allora si cercano tutte le scuse, tutte le giustificazioni possibile per svalutare questi lavori. Per questa ragione le indagini sono ardue e vanno fatte con estrema cura, anticipando le obiezioni possibili.

 

 

 

[1] ndr : L’autrice usa l’acronimo SLGIS

[2] ndr. : Ossia sui giovani che non seguono nessuna formazione, che non lavorano e che nemmeno cercano una occupazione

[3] CITE o ISCED

[4] GORARD, S., ADNETT, N., MAY, H., SLACK, K., SMITH, E. & THOMAS, L., 2007 : Overcoming the Barriers to Higher Education Stoke-on-Trent, Trentham Books