Resoconto di tre volumi su questioni essenziali per la politica scolastica: il potere di controllo da parte dell’apparato scolastico, la giustificazione dell’esistenza di un servizio scolastico statale, le relazioni tra povertà e politica scolastica.

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L’apparato dell’istruzione scolastica

Se l’apparato scolastico statale, cioè lo strumento di potere di cui gli Stati si sono gradualmente dotati, non riuscirà a rendere l’istruzione statale equa e giusta , finirà inevitabilmente per dissolversi e sparire. La sfida che giustifica il mantenimento e lo sviluppo di un servizio scolastico statale sta proprio qui: fare sì che tutti gli studenti e tutti gli alunni apprendano un curricolo di base comune. Questo non succede almeno finora. Gli apparati scolastici sono strutturati in modo da segregare i poveri, le minoranze etniche, di escluderli dalla scuola, di scartarli e peggio ancora di renderli colpevoli dei pessimi punteggi conseguiti nelle prove strutturate. La povertà è percepita in molti ambienti, in molte società come una colpa individuale. Si premia il merito di coloro che hanno ereditato le predisposizioni per riuscire a scuola. I primi restano i primi e non diventano gli ultimi. Siamo ben lontani dai testi evangelici. Questo non è un merito. Quando gli argomenti scarseggiano per incolpare i poveri , si ricorre alla genetica. I poveri non riuscirebbero a scuola perché non sono dotati dei geni appropriati. L’ultimo libro recensito in questa serie tratta appunto di questo aspetto e concorre a smitizzare questa penosa spiegazione. Per concludere, le scuole non sono enti isolati, sono il prodotto di un certo tipo di società, di un modello economico che avvantaggia i benestanti . Per debellare il ritardo scolastico dei poveri occorre cambiare la scuola.

La "Education Review" è una sezione della rivista EPAA [1], rivista informatica libera (Open Source) alla quale si può accedere gratuitamente e che pubblica articoli e recensioni di volumi sulla politica scolastica in tre lingue : inglese, spagnolo e portoghese. La rivista è curata dalla facoltà di scienze dell’educazione dell’Università dell’Arizona  [2]. Ci si può inscrivere per riceverla gratuitamente online cliccando qui. La rivista fu creata nel 1993 e si è perfezionata nel corso degli anni ed ha esteso man mano il campo degli argomenti trattati.

Questa estate sono stati recensiti tre volumi interessanti, uno su Foucault , uno sull’utilità della scuola statale ed un altro sulla povertà e l’istruzione. Siccome questi tre temi costituiscono anche la colonna dorsale di questo sito, si ritiene opportuno segnalarli in questa sede e riprendere parzialmente le tre recensioni che non sono strepitose di per sé. Purtroppo, volumi e recensioni sono in inglese e quindi non sono accessibili a chi non legge o non conosce questa lingua. In ogni modo le recensioni in inglese sono allegate . Gli estratti e le presentazioni sono state tradotte liberamente in italiano.

 

Ecco i volumi e gli autori delle recensioni : 

 

  • Ball, Stephen J. (2013). Foucault, Power, and Education. NY : Routledge. Reviewed by Susan Allen Namalefe, University of North Texas
  • View, Jenice ; Laitsch, Daniel & Earley, Penelope. (2013) Why Public Schools ? Voices from the United States and Canada. Charlotte, NC : Information Age Publishing. Reviewed by Rachel Knoepfle, University of the Pacific
  • Smyth, John & Wrigley, Terry. (2013) Living on the Edge : Rethinking Poverty, Class and Schooling. NY : Peter Lang Publishing. Reviewed by Scott D. Farver, Michigan State University

Foucault

Ball Stephen J. (2013) : Foucault, Power, and Education. NY : Routledge.

 

Stephen Ball è un professore universitario inglese , molto noto in Inghilterra, in Francia, in Spagna, nell’America Latina e Centrale e negli USA. Steve ha posizioni molto radicali di sinistra, è molto critico nei confronti del gruppo che pilota l’indagine PISA , contesta le interpretazioni degli economisti che si occupano di istruzione secondo le linee tracciate da Hanuschek ma non è contrario alla valutazione in sé e per sé. E’ un autore che merita di essere letto e seguito anche se lo si deve contestare per le posizioni settarie che spesso assume.

La recensione di Susan Allen Namalefe è allegata. Susan Allen è una dottoranda. La recensione è pedissequa ma accettabile.

 

Al centro dell’analisi si colloca il concetto di relazioni di potere che è un concetto centrale in Foucault. La conoscenza serve a potenziare le reti di relazioni di potere . Ball esplora le interazioni tra potere e conoscenze. Questa è una pista molto interessante da seguire, fondamentale per gli insegnanti. Orbene, secondo Ball, ripeto personaggio di sinistra, le relazioni di potere non possono essere scartate ma si possono modificare. Tutti coloro che fanno politica lo sanno e i poveri lo sanno pure benissimo. Proprio su questa evidenza sorge e si diffonde il cristianesimo . Questa è la tesi principale. Il libro è interessante perché mette in evidenza le interazioni tra genealogia delle politiche scolastiche e stato attuale dell’istruzione statale. Questo filone di analisi è estremamente fertile per qualsiasi discussione sulla politica scolastica e quindi per la gestione del servizio scolastico statale.

Ball non è un "foucoldiano" ma nonostante questo si permette di fornire la propria interpretazione del pensiero di Michel Foucault sull’istruzione e lo sviluppo della scuola. D’altra parte nei suoi corsi e nelle interviste Foucault non ha mai affrontato direttamente la questione scolastica ma il metodo di lavoro del filosofo francese e la documentazione prodotta soprattutto nei primi libri offrono molti addentellati per una riflessione sullo sviluppo dei sistemi scolastici. Foucault ha scritto testi magnifici sul concetto di verità e la verità è connessa alla conoscenza e quindi ha qualcosa a che fare con i curricoli. Non ha parlato solo del potere, ma di genealogia della conoscenza, del sapere, di archeologia del potere, di gestione della società, di inclusione e esclusione. Questi concetti sono ricchissimi di implicazioni per una storia dell’istruzione e del servizio scolastico. A parte la serie di corsi al Collège de France tutti meritevoli di lettura [3] , in particolare quelli sulle procedure di governo della popolazione, alcuni meritano particolare attenzione. Elenco i volumi che mi sembrano i più stimolanti per chi si occupa di istruzione scolastica :

 

 

 

Benché nel titolo del libro si citi Foucault, ampiamente sfruttato dall’autore del volume, non si tratta di un libro su Foucault . Il volume riprende i passaggi di Foucault sull’istruzione e specialmente il concetto di genealogia come pratica per orientare le indagini e per capire le politiche scolastiche. [4] .

 

Ball è un sociologo e tratta la politica scolastica con una serie di procedure storiche, ossia di fatti, temi, nonché relazioni di controllo da parte dell’amministrazione scolastica. Ball connette analiticamente “la storiografia politica con le questioni sostanziali di politica ed in particolare i cambiamenti avvenuti nei momenti egemonici, l’archeologia politica con le condizioni che regolano le formazioni politiche nonché l’evoluzione della genealogia del potere politico e l’impegno degli attori in politica”.Ball quindi analizza assai bene con i concetti di Foucault i modi di pensare che si utilizzano spesso in modo molto convenzionale per analizzare le politiche scolastiche. [5].

 

 

Questo volume segue pedissequamente l’evoluzione del pensiero di Foucault , ossia le sue tre maggiori problematizzazione e cioè : la storia dei problemi e delle pratiche ; l’analisi del potere e la storia del soggetto ; la storia del presente e dei rapporti di forza esistenti e operanti nel tempo in cui viviamo.

 

 

Siccome il libro non è una fonte completa dell’analisi della politica scolastica e della prassi scolastica, fornisce soltanto un punto di partenza, metodi di analisi specialmente stimolanti come per esempio l’archeologia della conoscenza [6] e la genealogia del sapere nelle nostre società, nonché tutta una serie di prospettive per esaminare ulteriormente le politiche scolastiche. La maggior parte degli esempi citati da Ball riguardano il Regno Unito e soprattutto la politica scolastica inglese, ma Ball ha pure una grande esperienza internazionale che gli permette connessioni con casi e situazioni mondiali. [7] .

 

 

Ball afferma che Foucault lo ha molto influenzato per cui propone un libro di ricette con tecniche analitiche, test e considerazioni che possono essere usati come preliminari per trattare le questioni scolastiche odierne. Per esempio, "che le politiche scolastiche possono essere considerate come il prodotto necessario per uno Stato reticente a investire nella scuola perché sono un insieme di interazioni complesse tra Stato, insegnanti e genitori” che regolano l’ordinamento di una società.

 

A questo punto ci sarebbe bisogno di un altro libro su Foucault e l’istruzione in modo da poter applicare e sviluppare la sua problematizzazione, l’esame delle procedure secondo le quali la realtà diviene pensabile e praticabile sistematicamente nel campo della politica scolastica. Occorre quindi riscrivere la storia della politica scolastica impostandola sull’interazione tra conoscenza e potere. Ball promuove la necessità di un’ analisi politica imperniata soprattutto sulle prassi scolastiche e non sulle leggi, sui discorsi piuttosto e sulla retorica scolastica ma piuttosto sulle tecniche e le procedure decisionali. Per lui le strutture scolastiche contano poco .

 

Ball dimostra come il potere politico abbia giocato un ruolo determinante nell’instaurazione del diritto all’istruzione sin dall’inizio del sistema scolastico mettendo in evidenza il ruolo delle figure di potere (gli insegnanti, i dirigenti e gli ispettori) che rappresentano il nuovo Stato, la nuova burocrazia, le nuove conoscenze le nuove competenze. La storia delle politiche scolastiche può quindi essere costruita come un “insieme di relazioni in un gioco di verità e pratiche di potere”. È una “storia fatta di classificazioni e segregazione ed è una storia dolorosa, in parte anche sanguinaria”. [8] .

 

 

Scuola statale

 

Il secondo volume che ci sembra meritevole di segnalare è il seguente :

 

View Jenice ; Laitsch Daniel & Earley Penelope (2013) : Why Public Schools ? : Voices from the United States and Canada. Charlotte, NC : Information Age Publishing. 

 

La recensione è opera di Rachel Knoepfle, dell’Università del Pacifico. Anche Knoepfle è una dottoranda nel campo degli studi curricolari dell’Università del Pacifico a Stockton in California. Anche questa recensione non è strepitosa benché fornisca un’ informazione completa del contenuto del volume nel quale , per l’appunto, come si dice nel titolo, si esprimono molte voci. Si tratta dunque di un lavoro accettabile, degno di nota. Tutti gli autori difendono per motivi diversi la scuola statale. Non si tratta quindi di un volume nel quale si possono incontrare argomenti che contestano la pertinenza del servizio statale scolastico.  [9]. Gli autori fanno particolarmente riferimento alla situazione negli Stati Uniti e nel Canada. [10]

 

Il volume è una compilazione di 24 saggi individuali redatti da persone più o meno coinvolte nel servizio scolastico statale : insegnanti, pensionati della scuola, genitori, studenti, impresari, responsabili politici e professori universitari. Gli editori hanno trattato il loro tema con un’ unica strategia : tutti gli autori sono stati invitati a scrivere un saggio su quello che ritengono siano “gli scopi dei cittadini che pagano le tasse per finanziare con l’erario pubblico le scuole nel corso del 21º secolo”.

 

I 24 saggi sono suddivisi in 10 capitoli. Ne risulta un’ amalgama di prospettive diverse che sono sintetizzate dagli editori soltanto nell’11º capitolo. Nei primi capitoli la parola è lasciata a autori che sono direttamente coinvolti nel servizio scolastico statale. Molto più interessanti sono gli ultimi capitoli nei quali invece si esprimono persone che hanno una certa distanza rispetto al servizio scolastico statale ma secondo gli editori le critiche rivolte alla scuola statale mirano soltanto al suo miglioramento e non la contestano nella sua ragione d’essere. [11].

 

 

Secondo Rachel Knoepfle si percepisce spesso nei testi la voglia di discutere cambiamenti nel servizio scolastico statale ed è questo il caso in certi autori ma molti altri parlando della scuola statale si limitano a una testimonianza soggettiva e non offrono nessuna proposta o nuove idee. Per loro si tratta di un viaggio introspettivo che illustra come la scuola statale possa modellare o influenzare una persona. Si potrebbe quindi dire che i compilatori non hanno fatto bene il loro dovere poiché manca lo sguardo critico e l’analisi storica.

 

 

Come già detto, i testi più interessanti sono quelli degli autori che hanno saputo prendere le distanze dalla loro esperienza soggettiva e che pertanto formulano nuove opinioni e idee su come dovrebbe essere adesso e su come non dovrebbe essere il servizio scolastico statale. Per questi relatori i responsabili scolastici politici sono una componente del sistema scolastico ma però sono assai distanti dalle classi e dalle scuole per cui la loro prospettiva è del tutto differente da quella degli insegnanti e dei dirigenti. Per esempio per i responsabili scolastici politici [12] il servizio scolastico statale va cambiato nella prospettiva della mondializzazione e della globalizzazione, come lo si deve dedurre per esempio dalle indagini internazionali nonché dalle classifiche dei sistemi scolastici costruite con la media dei punteggi conseguiti dagli studenti nelle prove standardizzate [13]. Per i responsabili politici dell’Unione Europea e degli Stati Uniti l’obiettivo scolastico principale è quello di formare una nuova generazione di manodopera capace di competere nell’ambito di un’ economia globale. I programmi scolastici e le riforme della scuola evolvono in questa direzione. D’altra parte, ci sono i ricercatori e i professori universitari nonché gli insegnanti che difendono un punto di vista del tutto opposto, impostato sulla ricerca delle competenze necessarie per riuscire nel corso del 21º secolo, particolarmente alla luce dei cambiamenti tecnologici, della rapidità dei cambiamenti, delle trasformazioni sociali e così via.

 

 

Il volume è interessante in quanto fornisce una raccolta di saggi che trattano di questioni scolastiche in un’ epoca nella quale parecchi temi riguardanti la natura del servizio scolastico statale sono in discussione. Il punto di vista dominante di questo volume è quindi educativo. Nel volume è tratteggiata in termini molto eloquenti la percezione che una parte del pubblico e dei cittadini ha del servizio scolastico statale, perché questo servizio è importante e deve continuare a sussistere e quali sono i cambiamenti che dovrebbero essere considerati per far sì che il servizio scolastico statale sia in grado di fronteggiare con successo le esigenze del 21º secolo e di un’ economia in piena trasformazione. I passaggi nei quali si descrive come le scuole statali possano fallire oppure quelli nei quali si tratta delle modalità da concepire per aiutare gli studenti descrivono, per la persona che svolge la recensione, uno strumento potente di cambiamento.

 

Secondo Rachael Knoepfle questo libro è un lavoro eccellente con la presentazione onesta dei settori nei quali il servizio scolastico statale può fallire oppure di quelli dove può riuscire ed il tono generale del volume è positivo ed incoraggiante. Perché ci devono essere ancora scuole statali ? Questa è una domanda importante alla quale possono rispondere soltanto le persone che sono meglio attrezzate per farlo ossia il pubblico in senso lato. [14].

 

 

Equità

 

Smyth, John & Wrigley, Terry. (2013) : Living on the Edge : Rethinking Poverty, Class and Schooling. NY : Peter Lang Publishing. 

 

Questo volume è l’opera di due autori australiani i quali discutono il concetto di classe sociale e l’inevitabile disuguaglianza e sfruttamento prodotti dal capitalismo. Questo è è approccio per nulla comune negli Stati Uniti, dove il concetto di povertà è connesso all’indolenza soggettiva e non è percepito come un effetto del sistema economico. Per gli Europei invece il trattamento della povertà come classe sociale è abituale e la povertà non è percepita soltanto come imputabile alla sfortuna oppure a colpe soggettive.

 

Anche in questo caso l’autore della recensione, Scott D. Farver,  è un dottorando della Michigan State University che ha insegnato per svariati anni nelle scuole elementari e nell’insegnamento secondario nelle Filippine come membro del Peace Corp, celeberrima istituzione USA attiva nel campo dell’aiuto tecnico allo sviluppo. La recensione ripercorre la struttura del libro il quale tratta della questione dei rapporti tra povertà e istruzione o povertà e scuola in modo approfondito e ben strutturato.

 

Gli autori ribadiscono che la povertà ha un impatto sugli apprendimenti. Nel testo si esaminano svariate spiegazioni di questa correlazione ed in modo eloquente si descrive come la gente diventa povera, non a causa di una scelta soggettiva ma come risultato di un sistema che esige ed impone questo tipo di stratificazione sociale. [15]. Esiste un gran numero di teorie che riguardano le classi sociali, la povertà e la scolarizzazione. Negli Stati Uniti invece la maggioranza degli autori rimprovera ai poveri di essere poveri e sfoderano il concetto di merito per giustificare il successo o il fallimento scolastico dei poveri.

I due autori scorrono in modo molto eloquente la documentazione su come si struttura e si costruisce nella realtà la classe sociale dei nullatenenti e dei poveri (e cosa non sono) e come gli studenti, le famiglie, le comunità, gli insegnanti e le scuole sono condizionate da questi fattori.

Il libro è diviso in tre parti. La 1ª parte (“Capire i concetti di classe e di povertà”), contiene due capitoli : il capitolo 1 (“Il significato di classe”) e il capitolo 2 (“La povertà nel 21º secolo”), e fornisce uno schema molto chiaro che aiuta il lettore a capire i concetti di classe e di povertà nonché gli argomenti utilizzati nel resto del testo. In breve, gli autori descrivono la povertà come risultato di un sistema economico e coloro che vivono in povertà non come persone colpevoli, contrariamente agli stereotipi che prevalgono nei mass media statunitensi. La parte seconda (“Colpevolizzare gli individui, le famiglie e le comunità”) contiene quattro capitoli. Il capitolo tre ("Povertà materiale e problemi di vicinanza”), il capitolo quattro (“Colpevolizzare gli individui e mettere alla gogna i loro geni”), il capitolo cinque (“Parlare una lingua sbagliata”), e il capitolo sei (“Ambizioni e cultura della povertà”) contestano l’ idea molto diffusa secondo la quale i poveri sono colpevoli del loro stato in un modo in un altro e contestano l’idea secondo la quale i bambini, le famiglie e le comunità devono essere colpevolizzate dello stato di povertà in cui si troverebbero. La parte tre (“Il ruolo della scuola”) scava invece il terreno delle modalità che gli insegnanti potrebbero adottare di fronte alla povertà sia in classe che fuori dalla scuola. Questa questione è trattata in tre capitoli nei quali gli autori continuano a criticare sia i media che i responsabili politici quando rimproverano agli insegnanti delle scuole di essere colpevoli dei pessimi risultati conseguiti dai poveri ; il capitolo 7 (“Riforme scolastiche neoliberali : colpevolizzare gli insegnanti, colpevolizzare le scuole”), il capitolo otto (“Migliorare le scuole o trasformarle : le politiche della giustizia sociale”) e il capitolo nove (“I bambini poveri esigono un insegnamento di qualità”). In questi tre capitoli la discussione sulla povertà è strettamente connessa alla scuola e all’istruzione.

Gli autori concludono il libro con alcune teorie scolastiche sulle buone pratiche che possono essere succintamente riassunte con le seguenti parole : “dobbiamo insegnare in modo diverso” (pagina 195).

In conclusione, il volume ribadisce alcuni punti essenziali per gli insegnanti che sono particolarmente interessati alla questione della povertà :

1. Le persone povere non sono deficienti, non mancano di qualità essenziali ;

2. Le persone povere non sono stupide ;

3. I genitori vogliono il bene dei loro figli ed il meglio dell’istruzione anche se sono poveri ;

4. La povertà non significa mancanza di ambizioni ;

5. Dobbiamo ascoltare e rispettare le voci dei poveri ;

6. Dobbiamo cambiare i modi di insegnare e di fare scuola.

Forse, l’aspetto più importante che gli insegnanti possono estrarre da questo testo è l’idea seguente : le scuole non operano nel vuoto ma esistono in un sistema economico che genera la povertà.

 

 

[1] Acronimo per "Education Policy Analysis Archives".

[2]  College of Education and Human Services of the University of Delaware, the Mary Lou Fulton Teachers College, Arizona State University, and the National Education Policy Center.

[3] ndr. : Se non erro tutti i volumi dei corsi di Foucault sono stati tradotti in italiano

[4] ndr. : In svariati passaggi dell’opera di Foucault si accenna all’istruzione scolastica e si effettuano collegamenti illuminanti tra il servizio scolastico statale e gli altri temi affrontati da Foucault , specialmente quelli riguardanti il governo della popolazione.

[5] ndr. : Ball è ormai giunto alla fine della sua carriera universitaria e può permettersi di prendere le distanze da tutta una serie di autori e di testi che un tempo non avrebbe mai osato contestare.

[6] ndr. : Ossia anche di quel che si insegna nelle scuole e quindi dei programmi scolastici

[7] ndr. : Da questo punto di vista si potrebbe dire che l’autore abbozza una teoria della mondializzazione dell’istruzione scolastica sfruttando i concetti teorici elaborati da Foucault in altri contesti.

[8] ndr. : Questo libro è molto interessante da leggere perché apre prospettive di indagine spesso trascurate dai responsabili scolastici, dagli specialisti delle politiche scolastiche, dagli accademici che si occupano di istruzione. Foucault non è un’ autore facile. Più volte ha affermato di non pretendere a fornire soluzioni ma soltanto di porre paletti per capire come nascono i problemi e come sono costituite le questioni che oggigiorno dobbiamo affrontare. Da questo punto di vista, il libro d Ball merita molta attenzione anche perché i buoni libri che tentano di sviscerare i temi scolastici dall’opera di Foucault, sia da un punto di vista metodologico che concettuale, non sono numerosi. Ball è un figura dell’estrema sinistra, molto ben nota, che dispone degli strumenti necessari per reperire almeno le tracce da seguire per svolgere un’ analisi del pensiero "foucauldiano" nel campo scolastico.

[9] ndr. : Il tema trattato nel libro è particolarmente attuale : a cosa servono le scuole statali, ossia il servizio scolastico statale oggigiorno ?

[10] Originale in inglese allegato.

[11] ndr. : Pur non avendo letto il libro, ci sembra di capire che manchi qualsiasi prospettiva storica sulla natura delle origini del servizio scolastico statale e sulle giustificazioni dalla sua istituzionalizzazione nel corso del 19º secolo . La genealogia del servizio statale d’istruzione è molto meglio spiegata da Foucault

[12] ndr. : Almeno negli Stati Uniti e nel Canada, ma questo succede anche in Europa.

[13] ndr. : Per quanto discutibili possano essere queste classifiche esse sono nondimeno utili per capire il livello di un sistema scolastico e non sono poi molto errate.

[14] ndr. : La risposta che si dà nel volume è positiva : il servizio scolastico statale deve sussistere e svolge una funzione essenziale nell’organizzazione e nello sviluppo della società.

[15] ndr. : Da questo punto di vista si raccomanda la lettura di uno dei volumi più rilevanti di Robert Castel : Les métamorphoses de la question sociale. Une chronique du salariat.Ed. Fayard, Paris 1985 , nel quale l’autore, ex-professore al College de France, deceduto circa un anno fa, tratta con grande erudizione la questione del trattamento della povertà in Europa

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