Resoconto del numero monografico della rivista EUROPEAN JOURNAL OF EDUCATION, Vol. 42, No. 4, Dicembre 2007, dedicato al tema del quadro delle competenze

Version imprimable de cet article Version imprimable

Le cadre européen des qualifications passé à la loupe ; Un esame critico del quadro europeo delle qualifiche

Da una quindicina d’anni circa, cioè a decorrere dagli inizi degli anni Novanta, si parla molto nelle sfere politiche ed in particolare nelle cerchie delle grandi organizzazioni internazionali di sviluppo di un quadro di competenze o di qualifiche che molti presentano come il toccasana per uscire dalla palude nella quale affondano i sistemi scolastici e che altri invece denunciano come l’espressione della volontà del mondo economico di mettere le mani sulla scuola oppure come la manifestazione della presenza di tendenze neo-capitaliste nelle politiche scolastiche per adattare i sistemi d’insegnamento agli imperativi della modernizzazione e della globalizzazione. L’ EUROPEAN JOURNAL OF EDUCATION ha dedicato un numero monografico quanto mai opportuno a questo argomento che fa il punto su questa questione assai ambigua.

Il Quadro europeo delle qualifiche : un nuovo modo di comprendere le qualifiche in tutta l’Europa

La proposta europea

Ján Figel, Commissario europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e il multilinguismo ha affermato : “Troppo spesso in Europa le persone si trovano di fronte a ostacoli quando cercano di spostarsi da un paese all’altro per motivi di studio o lavoro oppure quando desiderano continuare la propria istruzione o formazione. Il QEQ li aiuterà a risolvere questo problema, rendendo più comprensibili le diverse qualifiche nazionali in Europa e promuovendo in tal modo l’accesso all’istruzione e alla formazione. Una volta adottato aumenterà la mobilità per motivi di studio o lavoro. Riteniamo che il QEQ sia un’iniziativa chiave per la creazione di nuovi posti di lavoro e per la crescita ; in Europa aiuterà le persone ad affrontare le sfide di un’economia mondiale basata sulle conoscenze e caratterizzata dalla globalizzazione.”

Il Parlamento europeo in azione : fine della prima lettura del progetto

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 24 ottobre 2007 in vista dell’adozione della raccomandazione 2007/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla costituzione del Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente. Ecco i punti salienti del progetto :
- Lo sviluppo e il riconoscimento delle conoscenze, abilità e competenze dei cittadini sono fondamentali per lo sviluppo individuale, la competitività, l’occupazione e la coesione sociale della Comunità. Sotto tale profilo essi dovrebbero favorire la mobilità transnazionale dei lavoratori e dei discenti e contribuire a far fronte alle esigenze dell’offerta e della domanda sul mercato europeo del lavoro. A tal fine, occorre promuovere e migliorare, a livello nazionale e comunitario, l’accesso e la partecipazione all’apprendimento permanente per tutti, compresi i gruppi svantaggiati, e l’uso delle qualifiche.

- E’ opportuno promuovere la convalida dei risultati dell’apprendimento non formale e informale, conformemente alle conclusioni del Consiglio del 28 maggio 2004 relative ai principi comuni europei concernenti l’individuazione e la convalida dell’apprendimento non formale e informale.

- La presente raccomandazione dovrebbe contribuire ad ammodernare i sistemi dell’istruzione e della formazione, a collegare istruzione, formazione e occupazione e a gettare un ponte fra l’apprendimento formale, non formale e informale, conducendo anche alla convalida di risultati dell’apprendimento ottenuti grazie all’esperienza .

L’accoglienza in Italia

Nell’indifferenza generale del mondo accademico e scolastico, in Italia c’è nondimeno chi presta molta attenzione a questi sviluppi (almeno nelle cerchie che si occupano di politiche scolastiche), chi li sopravvaluta e chi forse spera nell’effetto di leva che le raccomandazioni europee ( perché di solo raccomandazioni si tratta) potrebbe avere per dare al riformismo scolastico in Italia una piega, magari una svolta, diverse. Tiziana Pedrizzi ha pubblicato nel sito dell’ADI una presentazione del quadro europeo delle qualifiche un anno fa, nel gennaio 2007 .

Nel numero 97 della rivista “Professionalità” pubblicata dall’Editrice “ La Scuola di Brescia” nel luglio – settembre 2007, è inserito un articolo di Gabriella di Francesco sulla costruzione del quadro europeo di qualifiche. L’autrice afferma che "le politiche europee hanno fornito una spinta propulsiva ai sistemi d’istruzione e di formazione con un focus dominante sui processi di trasparenza e qualificazione verso l’individuazione del patrimonio di competenze del capitale umano su cui orientare le politiche competitive, il percorsi di qualificazione (iniziale e continua), la leggibilità e validazione delle esperienze e delle competenze comunque acquisite dagli individui”. Questo tipo di prosa è un buon esempio della retorica che si ritrova nella maggioranza dei testi che trattano di questa questione. Non c’è infatti nessuna prova sperimentale della validità di queste asserzioni che esprimono più un pio desiderio che non una strategia di riforma. Questa è probabilmente la ragione del successo di questa tematica negli ambienti internazionali e nelle cerchie dell’amministrazione statale. Per altro, gli argomenti che inneggiano al ruolo delle politiche europee sono preoccupanti perché rivelano in modo esplicito gli intenti di queste politiche senza nemmeno chiedersi se gli obiettivi convocati per legittimarle siano accettabili dal punto di vista educativo e propongano un modello di società equa. L’assenza di spirito critico nella riproduzione, spesso alquanto imprecisa, dei documenti dell’Unione europea in materia di istruzione e formazione è allarmante.

Gli articoli del numero monografico dell’European Journal of Education sono critici e smentiscono buona parte delle speranze professati dai del quadro europeo delle qualifiche.

Il numero inizia con un editoriale firmato da Michael Young e Jean Gordon nel quale si enumerano le ragioni complesse che concorrono a spiegare l’ interesse crescente nel corso di questi ultimi 10 - 15 anni per i quadri nazionali di qualifiche. Per gli autori, la forza trainante di questo movimento sono l’Unione Europea e le maggiori organizzazioni internazionali (OCSE, UNESCO, Banca mondiale) nonché le preoccupazioni nazionali per la competizione economica. Ancora una volta si può qui rilevare la forza della combinazione di due elementi che in questi ultimi decenni si sono rivelati decisivi per sbloccare i sistemi scolastici e farli evolvere, ossia le organizzazioni economiche e gli interessi economici, il tutto mascherato e condito da una buona salsa pedagogica.

Argomenti a favore di un quadro delle qualifiche ( da non confondere con un quadro delle competenze)

Tra le principali ragioni che vengono fatte valere per sviluppare un quadro di qualifiche si citano le seguenti :

- il passaggio dall’educazione e formazione impostate in funzione dell’offerta ad una impostazione dettata dalla domanda. Non sono più le scuole a proporre od imporre i loro prodotti od i loro diplomi ma il mercato e la concorrenza che costringono le scuole ad evolvere e talora a lottare tra loro per dare delle “chances” di riuscita professionale ai propri studenti, ossia per “piazzarli” in modo ottimale nel mercato del lavoro ;

- il miglioramento della coerenza di un particolare sistema di qualifiche nazionale tramite la proposta di una struttura delle qualifiche che ne metta in evidenza le complementarità e che quindi sia più trasparente e comprensibile per gli utenti ;

- rendere le componenti delle qualifiche individuali più “trasferibili” da un settore all’altro ed in questo modo facilitare la progressione all’interno del sistema d’insegnamento ;

- adottare un modulo che tenga conto degli apprendimenti individuali formali, non formali ed informali, che permetta di il riconoscimento legale e quindi la valorizzazione di tutti i tipi d’apprendimento e che possa essere utilizzato per attribuire crediti formativi (per continuare a studiare , per la formazione, per trovare un’occupazione adeguata, per promuovere la mobilità professionale, ecc.) ;

- provvedere le basi per lo scambio , il trasferimento di crediti, ed il riconoscimento delle qualifiche tra vari paesi.

Bisogna riconoscere , fanno notare degli autori dell’editoriale, che questi argomenti sono più che altro mere rivendicazioni ; raramente sono stati l’oggetto di analisi rigorose, e per lo meno messi alla prova confrontandoli con la realtà. Una gran parte di queste rivendicazioni non sono che retorica di superficie. L’interesse dei governi e delle organizzazioni internazionali per il quadro delle qualifiche risulta piuttosto dalla prevalenza di impostazioni neo- liberali delle riforme dello stato che attribuiscono un’ importanza prioritaria alle modalità di regolazione delle procedure amministrative e decisionali nelle politiche pubbliche ed al ruolo del mercato come stimolo per il miglioramento della qualità dell’istruzione e della formazione. Per altro, in questi ambienti si scommette sul ruolo che potrebbe assumere l’accreditamento dell’ apprendimento informale per migliorare il capitale umano di un paese , benché quest’ipotesi non sia per ora suffragata da nessuna prova evidente.

Dal punto di vista degli studenti, che possono anche essere persone adulte che cercano di migliorare la propria situazione professionale, il quadro delle qualifiche potrebbe servire ad aiutare a soddisfare le esigenze individuali in termini d’accesso all’istruzione ed al conseguimento di qualifiche. Questo strumento inoltre dovrebbe aiutare a fare riconoscere le proprie capacità e quanto si è appreso, il che dovrebbe permettere ai datori di lavoro di meglio capire i differenti tipi di diplomi rilasciati dalle scuole, ossia di sapere cosa realmente rappresentano in termini di conoscenze, competenze e qualifiche. Molti condizionali dunque in tutto questo ragionamento. Per ora, nessuno ha le prove che il quadro di qualifiche possa permettere di conseguire questi obiettivi.

Come comporre un quadro di competenze ?

Young e Goordon sostengono nell’introduzione del numero monografico da loro curato che le modalità adottate per disegnare un quadro di competenze possono essere catalogate secondo due tendenze dominanti :

- la modalità prevalente nel mondo anglofono che è soprattutto attenta ai risultati da conseguire fino al punto da proporre quadri di regolamentazione molto normativi ;
- la modalità prevalente nell’area francofona e latina che può essere qualificata come quella di un "quadro di comunicazione". questa modalità è stata a seguita per costruire il quadro europeo di qualifiche.

L’approccio “normativo” prevalente nei paesi anglofoni mira a formulare in modo preciso risultati e procedure da adottare che diano garanzie di qualità agli utenti che si interessano alle qualifiche certificate. Uno degli obiettivi esplicitamente dichiarati è proprio la costruzione di un rapporto di fiducia tra i differenti attori del sistema.

Area coperta dai quadri di qualifiche

I quadri di qualifiche possono concernere l’ intero sistema d’insegnamento e di formazione (come è per esempio il caso in Scozia ed in Irlanda) oppure solo sotto - settori del sistema d’insegnamento (per esempio , il settore della formazione professionale oppure quello universitario ).

Lo sviluppo di quadri di qualifiche sia a livello di singole nazioni sia sul piano internazionale è stato finora un esercizio prettamente verbale di promozione del concetto. Sono stati fatti pochi progressi sul piano della realizzazione pratica ed in molti casi l’esperienza è troppo recente per permettere una valutazione reale del contributo che un quadro di qualifiche potrebbe offrire, per esempio, dal punto di vista della promozione e dello sviluppo dell’ apprendimento lungo tutto largo della vita (lifelonglearning).

Il quadro europeo di qualifiche

Il quadro europeo di qualifiche è stato concepito per includere tutti i livelli e tutti i tipi d’apprendimento. Questa concezione è adottata quando si vorrebbe che un quadro di qualifiche debba funzionare come un modulo che permetta il passaggio da un sistema scolastico all’altro , ovverosia come un artefatto a mo’ di ponte tra vari sistemi. Non è però ancora chiaro come il quadro europeo possa essere ancorato ai singoli sistemi nazionali. Il dibattito a questo riguardo è ancora aperto. Si è ancora a livello di congetture ed i discorsi su questo tema nell’arena politica e scolastica variano ancora moltissimo da un paese all’altro, a seconda delle circostanze. In certi paesi se ne parla molto, in altri si ignora tutto.

Il numero monografico dell’European Journal of Education ha deliberatamente ignorato di trattare il quadro europeo delle competenze. Questa è stata una decisione dei compilatori che fanno valere due ragioni per giustificare questa scelta :

- in primo luogo, il quadro europeo delle qualifiche è ancora in fasce, in altri termini non è ancora uno strumento pronto per migliorare la trasparenza delle qualifiche tra i paesi europei. Allo stato attuale, il quadro europeo non serve ancora a stimolare e promuovere la mobilità in Europa per ragioni di lavoro o di studio ;

- in secondo luogo, ci sono troppe ambiguità attorno a questo strumento concepito come un “meta-quadro”, ma che in realtà è usato in certi paesi per lo sviluppo di quadri nazionali di competenze e qualifiche. Bisogna quindi attendere che la situazione si assesti sul piano politico prima di giudicare l’impatto del quadro europeo.

Basi concettuali e teoriche

Ci limitiamo qui a riassumere l’articolo introduttivo di Michael Young : "Qualifications Frameworks : some conceptual issues " (445- 457) che dà il la a tutto il numero.

Young è molto critico nei confronti delle spiegazioni in circolazione sui quadri di qualifiche e denuncia le aspettative sproporzionate che li circondano. Young enumera una serie di contraddizioni flagranti che si riscontrano nella teoria delle qualifiche e mette in dubbio la validità della rivendicazione secondo la quale i quadri di qualifiche possono promuovere e valorizzare l’apprendimento informale. Egli ammette che questo strumento potrebbe facilitare e migliorare la comunicazione tra i sistemi scolastici ed all’interno di un sistema ma ne contesta la validità se vengono usati come strumento di regolamentazione dei sistemi.

Young fa pure osservare che la procedura d’ adozione dei quadri di qualifiche si è rivelata molto più problematica di quanto ci si potesse aspettare. L’applicazione dei quadri di qualifiche ha messo fin qui in evidenza soprattutto conseguenze negative ed inattese che non i benefici che se ne potrebbero trarre.

Young si chiede perché i governi e le organizzazioni internazionali si entusiasmo per i quadri di riferimento. A questa domanda risponde proponendo una duplice distinzione :

- la prima, è la distinzione tra il quadro di qualifiche come soluzione pratica di problemi politici, economici ed educativi, come per esempio, da un lato, i cambiamenti intercorsi sul mercato del lavoro oppure l’espansione e la diversificazione dell’insegnamento secondario di secondo grado (ciò non è successo in Italia ma è capitato in molti altri sistemi d’insegnamento),e dall’altro, le aspettative del tutto irrealistiche che si potrebbero soddisfare adottando un quadro di qualifiche ;

- la seconda, è la distinzione tra il principio di un unico quadro di qualifiche comune ad un paese o ad un gruppo di paesi e le vie molte differenti seguite per modellare un quadro di qualifiche nei vari paesi.

Gli obiettivi del quadro di qualifiche sono realistici ?

Secondo Young gli obiettivi delle riforme impostate per creare ed imporre quadri di qualifiche che orientino le politiche scolastiche non sono realistici. I problemi connessi con i tre concetti di trasparenza, progressione e trasferibilità non sono determinati dai principi teorici dai quali derivano, ossia il "rendere conto" (accountability), l’accessibilità e la flessibilità. L’origine dei problemi è più profonda :

- in primo luogo questi principi non tengono conto in modo adeguato dei contesti nei quali possono essere realizzati e nei quali l’apprendimento e la sua valutazione si svolgono ;

- in secondo luogo, presuppongono che ci sia corrispondenza tra la struttura bi-dimensionale di un quadro (basata su livelli di qualifiche da un lato e settori occupazionali nonché d’apprendimento dall’altro) e le diverse forme e strutture dei mercati del lavoro e delle strutture formative ;

- in terzo luogo, accentuano priorità come la trasparenza e la transizione che sono in conflitto con altri obiettivi scolastici più importanti.

In ogni modo occorre tenere presente che le condizioni d’apprendimento variano in modo considerevole da un settore occupazionale all’altro. In certi settori, come per esempio quello delle costruzioni, l’apprendimento sul campo può essere molto efficace ed è conciliabile con una progressione rapida degli apprendimenti ; in altri settori invece ciò non è possibile, come per esempio è il caso in quello sanitario od in quello finanziario nei quali si presuppone una notevole dose d’apprendimento formale anche ai livelli più bassi di specializzazione.

La trasparenza

La trasparenza è spesso indicata come uno dei benefici principali prodotti dall’adozione di un quadro comune di qualifiche. Cosa significa però rendere trasparenti le qualifiche ? Nel quadro europeo di qualifiche la definizione di trasparenza è data mediante otto livelli di qualifiche che sono otto descrittori che specificano gli esiti degli apprendimenti, delle qualifiche e delle competenze validi ovunque, indipendentemente dal sistema nel quale si sono acquisite. Per Young è molto problematico ritenere che questi livelli o descrittori possano permettere di conseguire questo obiettivo tranne che in termini molto generici che lasciano una gran margine d’intepretazione. L’obiettivo del quadro è di permettere di riconoscere senza ambiguità quanto una persona sa già e non di promuovere un nuovo apprendimento. Da questo punto di vista, la griglia degli otto livelli proposti dal quadro europeo può aiutare gli imprenditori od i datori di lavoro a formulare un giudizio, a farsi un’idea delle competenze reali della manodopera. In questo senso, il quadro di competenze ha un valore retrospettivo ma non aiuta affatto a stipulare quel che si dovrebbe apprendere. Orbene, in molti settori è molto più importante sapere che cosa si deve imparare e perché si deve seguire un nuovo programma di formazione che non valutare quanto si sappia già.

C’è ancora moltissima strada da percorrere prima di applicare un quadro comune di qualifiche. Bando dunque alle illusioni. I punti ambigui da risolvere sono numerosi e la ricerca scientifica su questo terreno è balbuziente. La definizione delle qualifiche non è da prendere alla leggera, soprattutto se si auspica un sistema d’istruzione e formazione democratico, non modellato e dominato dai burocrati di stato.

*********************************************

Indice

EUROPEAN JOURNAL OF EDUCATION

research, development and policy

Volume 42 Number 4 December 2007

National Qualifications Frameworks : research and policy mplications of an increasingly global development

Editorial, Michael Young & jean Gordon

Qualifications Frameworks : some conceptual issues, Michael Young

Moving Mountains : will qualifications systems promote lifelonglearning ? Patrick Werquin

Making Haste Slowly : the evolution of a unified qualifications framework in Scotland, David Raffe

The French Vocational Education and Training System : like annrecognised prototype ? Annie Bouder & Jean-Louis Kirsch

Why the South African NQF Failed : lessons for countries that want to introduce national qualifications frameworks, Stephanie Metseleng Allais

The Development of National Qualifications and Quality Assurance ; frameworks in the Context of the TVET Reform in Romania , John Hart & Adela Rogojunaru