I 19 pareri sullo stato del sistema d’insegnamento francese espressi dal Consiglio Superiore di Valutazione della Scuola ( Haut Conseil d’Evaluation de l’Ecole) tra il 2000 ed il 2005.

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Un prodotto unico, impensabile in Italia, frutto di una politica coerente della valutazione del servizio scolastico.

E’ stata pubblicata recentemente in Francia la raccolta di tutti i pareri espressi dal Consiglio superiore di Valutazione della Scuola tra il 2000 e il 2005. [1]

Il Consiglio superiore di Valutazione della Scuola fu creato il 27 ottobre 2000 dal Ministro della Pubblica Istruzione (Ministère de l’Education Nationale) Jack Lang (governo di centro-sinistra). Si tratta di un organismo originale, unico nel suo generato, concepito per potenziare la funzione di valutazione della scuola che il ministero riteneva indispensabile potenziare. [2] Il Consiglio è stato un ente sui generis, unico, autonomo, dipendente direttamente dal ministro e presieduto da una personalità indipendente nominata dal ministro. Il Consiglio è stato sciolto il 23 aprile 2005 con la la legge di riforma della scuola [3] del governo di centro-destra presieduto da Jean-Pierre Raffarin, ministro dell’educazione essendo François Fillon.

Il metodo di lavoro del Consiglio fu messo a punto dal Consiglio stesso. Il decreto di costituzione prevedeva solo l’obbligo di rendere pubblici tutti i pareri formulati dal Consiglio nonché il rapporto annuale. Anche in questo caso, vale la pena mettere in evidenza l’originalità della procedura che ha permesso ad un gruppo molto etereogeneo di 35 persone di lavorare in modo efficace e di produrre in cinque anni in maniera consensuale (bi-partisan si direbbe in anglo-americano) tutta una serie di giudizi, spesso assai critici, sulla scuola e sul sistema d’insegnamento francese.

Il metodo si lavoro era imperniato attorno alla produzione simultanea di due pubblicazioni diverse e complementari per ogni soggetto trattato: una perizia scientifica, redatta da un esperto o da un gruppo di esperti su un tema scelto dal Consiglio ed un parere discusso ed adottato dal Consiglio dopo la presentazione e la discussione della perizia. Gli argomenti delle perizie erano scelti dal Consiglio, senza nessuna ingerenza dell’Amministrazione statale e quindi del Ministro o dei direttori generali del Ministero. Anche gli esperti invitati a redigere l’analisi della perizia erano scelti dal Consiglio. Quindi il Consiglio determinava sia le tematiche da trattare sia gli esperti con i quali lavorare per farsi un’idea dello stato della situazione su un aspetto della valuatzione della scuola.

Gli esperti dopo avere predisposto una prima bozza della relazione, la presentavano al Consiglio dove veniva discussa, commentata, criticata. In questo modo l’autore o gli autori della relazione avevano la possibilità di raccogliere indicazioni utili per mettere a punto la versione finale della relazione ed il Consiglio poteva farsi subito un’idea della situazione ed identificare quindi i punti principali da trattare nel parere ufficiale. La responsabiltà della perizia incombeva all’autore, ossia all’esperto che la redigeva e la firmava e non al Consiglio. Quest’ultimo invece aveva la responsabilità del parere da formulare dopo avere preso conoscenza della perizia. Questa procedura permetteva di scindere la responsabilità scientifica o della ricerca da quella politica. Il Consiglio poteva anche dissentire dalle valutazioni e dalle analisi degli esperti e poteva perfino ignorarle, ma doveva assumere in toto la responsabilità di un parere politico, concentrarsi sulle lacune delle valutazioni esistenti e sulle raccomandazioni da rivolgere al Ministro della Pubblica Istruzione sia per sviluppare queste valutazioni, sia per utilizzarle nel miglior modo possibile.

Questo modello si è rivelato molto efficace ed ha consentito al Consiglio di funzionare assai bene. Il metodo ha permesso la produzione di una serie di pareri consensuali su temi difficili od assai opinabili , come per esempio la dimensione delle classi, le ripetenze, l’insegnamento delle lingue straniere. Nonostante le divergenze d’opinioni politiche il Consiglio è stato in grado di funzionare in maniera consensuale e di trovare, per cinque anni, un’intesa su questioni delicate e controverse, il che dimostra che con una buona procedura di lavoro si può riuscire a lavorare assieme ed a trovare un accordo anche nel settore della politica scolastica nonostante le divergenze d’opinioni. Questa è una bella lezione per il mondo politico italiano dove opposizione e maggioranza, nel campo della scuola si combattono senza tregua in modo polemico e poco costruttivo.

Intervista (in francese) a Christian Forestier, uno degli autori del volume "Que vaut l’enseignement en France ?" pubblicata da Education & Devenir.  [4]

[1] Forestier, C., Thélot, C., & Emin, J.-C. (2007). Que vaut l’enseignement en France ? Les conclusions du Haut Conseil de l’évaluation de l’école. Stock, Parigi

[2] Il Consiglio, composto di 35 membri Utenti della scuola ( genitori, studenti, datori di lavori, manodopera), rappresentanti dei docenti e dei presidi, del settore privato paritario, assessori locali, deputati e senatori, nonché membri scelti ad personam per le funzioni occupate, esperti stranieri, giornalisti. Nessun membro del Ministero della Pubblica Istruzione era membro del Consiglio.

[3] In Francia denominata Loi d’Orientation

[4] Christian Forestier :Né le 8 décembre 1944, Christian Forestier est ingénieur électronicien de l’Institut national des sciences appliquées de Lyon, docteur es sciences et inspecteur général de l’Education nationale.

Professeur des universités associé à l’université de Marne-la-Vallée, il est également administrateur de l’Ecole nationale supérieure des Mines de Paris et président du conseil d’administration du Centre d’Etudes et de Recherche sur les Qualifications– CEREQ.

Au sein du système éducatif, Christian Forestier a exercé d’importantes fonctions de responsabilité : recteur d’académie (Reims, Dijon, Créteil, Versailles). Il a été directeur des lycées et collèges, directeur de l’enseignement supérieur, directeur de cabinet du ministre de l’Education nationale (2000-2002) et présidait depuis 2003 le Haut conseil de l’évaluation de l’Ecole.

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