Presentazione della pubblicazione della "Documentation Française" sul funzionamento dell’orientamento scolastico in Francia. Alunni e studenti dei gruppi etnici sono vittime di pregiudizi e sono indirizzati verso filiere scolastiche meno prestigiose a parità di competenze con gli studenti francesi.

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Discriminazioni etniche a scuola

Discriminazione etnica nelle scuole: non se ne parla quasi mai e poche sono le indagini e le valutazioni svolte a questo riguardo. Poche indagini, ricercatori iper-prudenti e cauti, che cambiano idea a seconda dei venti che tirano. Si preferisce sorvolare e pronunciare discorsi intrisi di buone intenzioni oppure iper-complicati per non confessare l’inconfessabile. Eppure l’ipocrisia circola nei sistemi scolastici, mascherata anche di buone e lodevoli intenzioni. La si pratica e la si subisce. Anche quando si fa di tutto per rimuovere l’indicibile come per esempio in Francia con la proibizione di statistiche scolastiche che tengano conto dell’origine etnica degli alunni e degli studenti. Negli anfratti dei sistemi scolastici si inventano meccanismi ben congegnati per riprodurre le disuguaglianze sociali. Per esempio il ricorso ai nomi di battesimo oppure ai cognomi che parlano da soli, che non ingannano nessuno, per classificare gli studenti e per orientarli. Nelle scuole si seleziona in funzione non solo dei talenti, della bravura, della disciplina, dl merito, della sottomissione ma anche dell’appartenenza etnica. Nell’indagine qui presentata, pur con mille riserve, i ricercatori ammettono che gli insegnanti non sono privi di colpe e che concorrono anche loro a fabbricare discriminazioni complementari a quelle in atto nelle società restie ad aprirsi, ripiegate su se stesse, gelose delle proprie prerogative.

Il tabù della discriminazione etnica nella scuola.

Fabrice Dhume, Suzana Dukic, Séverine Chauvel et Philippe Perrot : Orientation scolaire et discrimination. De l’(in)égalité de traitement selon l`"origine". La Documentation Française, Paris 2011

Il volume riferisce i risultati di un’indagine svolta per conto della "Haute Autorité de lutte contre les discriminations et pour l’égalité" [1]. L’indagine è una meta-analisi che spulcia la totalità delle ricerche condotte in Francia su questa questione nel corso di cinquant’anni, dalla fine degli anni 60 fino ad oggi. I ricercatori hanno reperito 500 pubblicazioni sull’incidenza dell’appartenenza sociale sui percorsi degli studenti, sui meccanismi di orientamento scolastico e sui voti assegnati a scuola. La prova è stata fatta che questa incidenza esiste ed è effettiva. Ogni studente , in Francia , [2] ha pari opportunità di riuscire a scuola, di giungere alla fine della scolarità obbligatoria con lo steso bagaglio di conoscenze (detto ormai "zoccolo" comune di conoscenze e competenze]], di percorrere l’iter scolastico nello stesso tempo ? Tutti gli studenti sono trattati allo stesso modo dal sistema scolastico ? Se no, quali sono le variabili che organizzano la diversità di trattamento ?

E’ comprovato che l’origine sociale, l’ambiente familiare degli studenti hanno un effetto determinante sul destino scolastico, ma quali altre variabili entrano in gioco ? Ce ne sono altre ?

Quali conoscenze si hanno sulle reazioni del sistema scolastico di fronte alla diversità etnica ?

Il Consiglio superiore di lotta contro le discriminazioni e per l’uguaglianza (Halde) ha richiesto di fare il punto delle conoscenze esistenti a questo riguardo in Francia. Ogni sistema scolastico ha i suoi espedienti, le proprie modalità di reazione. Gli attori che lo animano inventano soluzioni per trasgredire regolamenti, leggi, ispezioni, per trovare alleati, per sopravvivere. Quindi è indispensabile sviscerare quanto si conosce, i modi di fare e di operare degli attori di un sistema scolastico. La pubblicazione è il frutto di un’analisi svolta per raccogliere gli studi svolti sulle pratiche di orientamento e i percorsi scolastici a seconda del genere e dell’origine sociale. Questa sintesi è pure una lettura critica dello stato dell’indagine scientifica su queste questioni.

Come è mutata la percezione del problema in cinquant’anni ? La ricerca scientifica non esce indenne dall’esame.

La pubblicazione recensisce le constatazioni fatte nel corso di cinquant’anni in Francia. Essa è quindi interessante dapprima da un punto di vista metodologico e poi lo è pure da un punto di vista politico poiché fa emergere questioni da porre alla scuola e ai responsabili della politica scolastica, enumera osservazioni che si dovrebbero compiere, riflessioni che si dovrebbero svolgere nelle analisi valutative, propone indicazioni per prevenire e neutralizzare gli effetti delle discriminazioni sociali di fronte all’istruzione.

Risultati contraddittori

I risultati della sintesi sono contraddittori. Cinquant’anni fa le indagini negavano l’esistenza di discriminazioni etniche nell’apparato scolastico. Per esempio Paul Clerc e Alain Girard nel 1964 [3] hanno realizzato un’indagine su un campione non aleatorio nella quale si dimostrava che a classi sociali uguali l’influsso della nazionalità era debole. Anzi, Clerc sosteneva che l’assimilazione degli studenti stranieri era pressoché perfetta se si teneva conto delle qualifiche del padre di famiglia invece che della professione esercitata [4].

Trent’anni dopo la tendenza si ribaltata e in un celebre articolo del 1996, Caille e Vallet dimostrano che a parità di condizioni gli studenti stranieri riescono meglio degli autoctoni [5] Poco meno di un decennio dopo Felouzis, nel 2003, dimostra che a Bordeaux le scuole discriminano bene in funzione della nazionalità con l’adozione di meccanismi complessi. Le ricerche scientifiche sull’argomento non sono dunque neutre e non sono indipendenti né dall’episteme di un’epoca, come direbbe Foucault [6] né dallo stato delle preoccupazioni sociopolitiche del momento.

 

Il termine "discriminazione etnica" è tuttora ignorato dal Ministero francese dell’Istruzione [7]

 

Il sito francese "Le Café Pédagogique", che è più o mono un portavoce del sindacalismo scolastico francese, ha intervistato uno degli autori , Fabrice Dhume [8]. Riproduciamo, liberamente tradotta, l’intervista. Secondo Dhume, "l’istituzione scolastica ha una tendenza sistematica a ribaltare la questione".

 

C.F. : Percorrendo il libro si vede benissimo che c’è stato un aumento delle indagini sulla questione della discriminazione etnica nella scuola mentre per anni questo tema è stato del tutto rimosso. Da dove proviene questo interesse crescente per una questione così delicata e complessa ?


Svariati fattori concorrono a determinare quest’interesse crescente per la questione etnica nelle scuole in Francia. Il primo è dovuto all’emergenza della questione dell’orientamento degli studenti provenienti dal mondo dell’immigrazione. È evidente che questo tema diventerà sempre più scottante con il passare degli anni. C’è poi la questione connessa, tradizionale, del dibattito mai sopito sulla discriminazione e sulla lotta politica contro la discriminazione scolastica di fronte all’istruzione. In questo libro si mostra che la questione di un trattamento diverso dagli studenti provenienti dal mondo dell’immigrazione, ovverosia la discriminazione sociale di fronte all’istruzione, esiste dalla fine degli anni 1970 [9]. Oggigiorno si presta più attenzione a quest’ aspetto della segregazione ossia a quella che è praticata nell’orientamento scolastico. Lavori recenti, compresi quelli di natura statistica, hanno fornito nuove prove in merito che hanno illustrato la questione in maniera più lampante.


C.P. : Effettivamente durante molto tempo si è negato il problema e tutta 1a questione è stata unicamente declinata come una questione prettamente sociale e come se la scuola fosse del tutto indenne, neutrale. anzi vittima di situazioni a lei estranee. Ci si può quindi chiedere se 1’ approccio etnico della discriminazione sia pertinente.


Tutto dipende da quel che si intende per approccio etnico. Uno dei fattori messi in evidenza nel libro è che la ricerca ha trattato la questione dell’origine in due maniere opposte. La 1ª, maggioritaria, pensa l’origine come se fosse una caratteristica propria, primordiale, tipica di certe popolazioni. L’etnico sarebbe l’altro. In questa situazione si è vittime di un paradosso : da un lato esiste un vero e proprio tabù su queste questioni che rende perfino difficile il fatto di parlarne e nello stesso tempo si ritiene che l’etnico sia una caratteristica primordiale di questi individui.

Il secondo modo di trattare il problema è più recente. La si ritrova nei lavori sull’ etnicità come quelli di Françoise. Lorcerie [10] . L’autrice ritiene che la questione delle origini sia come 1a produzione nelle interazioni. Di colpo, se si accetta questa impostazione, è pertinente interrogarsi sul modo con il quale le discriminazioni etniche si producono nelle relazioni scolastiche. Nei lavori realizzati su mandato del Ministero dell’istruzione come per esempio in quelli quelli di Jean Paul Caille [11] , quando si ritiene che l’etnico sia 1a categoria primordiale degli individui, l’approccio statistico si trova in difficoltà perché non è ritenuto pertinente. La posta in gioco non è dunque quella di pensare le differenze esistenti tra pubblici scolastici diversi, ma come la differenza è fabbricata. [12]


C.P. : Possiamo oggigiorno dire che l’origine etnica influisce sull’orientamento e i risultati scolastici ?


È difficile rispondere. Il lavoro che abbiamo svolto tenta di proporre una sintesi delle ricerche svolte sull’arco di cinquant’anni. A seconda dei punti di vista adottati dai ricercatori si ottengono risposte antagoniste a questa questione della pertinenza dell’ipotesi di una discriminazione scolastica. Ciò che mostrano le indagini minoritarie, quelle che si interessano alla parola delle minoranze etniche ma che sono spesso fragili sul piano istituzionale, è l’apparizione graduale a tutti i livelli della scuola e delle interazioni attorno alla scuola di rapporti etnici. Ma come stabilire il legame tra tutto ciò e quello che si chiama l’orientamento scolastico ? Come tutto questo insieme di relazioni nelle quali si inscrive l’etnicità si traduce in traiettorie scolastiche ? È difficile rispondere in modo univoco perché i lavori dimostrano che non c’è un orientamento etnicamente condizionato in modo sistematico. La discriminazione se esiste non è automatica. È combinata con altre categorie come per esempio il genere, la classe sociale. Anche dal punto di vista degli studenti universitari, i modi di reagire a questa esperienza della discriminazione sono molto diversi a seconda dei percorsi scolastici.

Si nota assai bene che esiste un’ ipersensibilità attorno a questa questione ma anche un certo disinteresse. Si può concludere che la discriminazione non è univoca e che la questione etnico razziale non è autonoma. Altre questioni, come il genere oppure le classi sociali oppure l’alloggio vi sono associate. I modelli statistici non riescono distinguere in modo chiaro tutte queste componenti. Allora si conclude che la cosa più importante è il fattore sociale. Orbene le analisi che riescono ad incrociare le caratteristiche e a svolgere regressioni raffinate fanno apparire l’influsso di altre variabili sulle quali però finora si è poco indagato. Per esempio ci sono comportamenti specifici che riguardano i ragazzi maghrebini come lo hanno dimostrato le ricerche di Jean-Paul Payet [13].


In ogni modo non si possono considerare tutti i giovani di origine straniera come se fossero un gruppo coerente, omogeneo. [14]. Col passare degli anni, crescendo, certi giovani appartenenti a certe categorie etniche si urtano ad ostacoli specifici per trovare un posto di lavoro. Altri invece non sono confrontati a questo stesso problema. Si ritrova esattamente la stessa configurazione anche nell’università francese dove certi studenti non ce la fanno ad iscriversi a formazioni molto selettive. Indagini svolte nella regione della Nord Pas-de-Calais [15] hanno dimostrato che il fatto di avere un nome musulmano ha un effetto negativo sulle ammissioni a certe formazioni elitarie, selettive o prestigiose nell’ambito universitario mentre tutte le altre caratteristiche sono uguali.


Ciò che più complicato con l’orientamento è il fatto che si tratta di una questione assai generale. Le resistenze sono differenti......


C.P. : Nell’ambito sociale la discriminazione si manifesta sotto la forma di una ghettizzazione. Succede la stessa cosa nella scuola ?


Le indagini svolte sulla segregazione scolastica dimostrano che esiste una combinazione di parecchi effetti. Certamente, le condizioni d’abitazione nelle periferie urbane hanno un’ incidenza sulla creazione di veri e propri ghetti scolastici come si vede nelle zone di educazione prioritaria [16]. La creazione di queste zone nella politica scolastica è la manifestazione di una forma di segregazione generale. Peraltro si vede, a decorrere dagli anni 90, che esiste un parte propriamente scolastica della fabbricazione di questa segregazione. Ma il termine di "ghettizzazione" non è del tutto pertinente. Ci sono anche forme di segregazione all’interno della scuola che non sono associate a modalità di isolamento e separazione. [17]


Quale politica si può concepire per ottenere una scuola meno segregante ?


La prima cosa da fare è di riconoscere la presenza di questo problema e di sensibilizzare gli insegnanti su questo punto. Prendendo coscienza di questi meccanismi, gli insegnanti possono sviluppare capacità di resistenza alle forme di segregazione e discriminazione.

A conclusione della nostra ricerca raccomandiamo di istituire spazi collettivi di vigilanza nei quali gli insegnanti e i genitori possono incontrarsi. Si tratta in altri termini di creare sistemi d’ allarme che obbligano però a trovare risposte alla discriminazione.… Secondo noi è importante attuare strategie che impediscono di prendere in ostaggio i vari pubblici che sono vittime di queste operazioni.

[1] Acronimo HALDE ; trad. it. : Consiglio superiore di lotta contro le discriminazioni e per l’uguaglianza

[2] Ci si potrebbe però anche chiedere in Italia o in Spagna o in Svizzera

[3] A classe sociale égale, une faible influence de la nationalité, 1964

[4] Clerc P., 1964. Lafamille et l’orientation scolaire au niveau de la sixième. In "Population et l’enseignament", Paris, PUF, 143-189

[5] "Les élèves étrangers ou issus de l’immigration dans l’école et le collège français. Une étude d’ensemble", Les dossiers d’Éducation et Formations, no. 67, Direction de l’Évaluation et de la Prospective, Ministère de l’Éducation nationale, Paris

[6] Foucault M., 1966 ; Les mots et les choses. Une archéologie des sciences humaines, Gallimard, Parigi

[7] ndr. : E forse anche da altri Ministeri simili in altri Stati

[8] vedi foto, sociologo, ricercatore all’ISCRA, Istituto sociale e cooperativo di ricerca applicata, professore associato all’Università Diderot Parigi 7, dove si occupa di migrazioni internazionali e relazioni interetniche

[9] ndr. : Si potrebbe anche dire che la rimozione del problema esiste da sempre nei sistemi scolastici

[10] Per esempio : "L’école et le défi ethnique. Parigi, INRP, ESF, 2003

[11] Si veda : "Estime de soi et réussite scolaire sept ans après l’entrée en sixième. Education et Formation, MEN, Paris, no. 72, 2005, 25-52

[12] ndr.:Questo è il concetto sul quale oggigiorno si lavora. La scuola fabbrica le differenze

[13] Attualmente professore di sociologia dell’educazione alla Facoltà di psicologia e scienze dell’educazione, FAPSE, dell’Università di Ginevra

[14] ndr.:Infatti non lo sono. Questo è un grave errore svolto da molti educatori che nel campo scolastico si occupano di educazione dei figli degli emigranti

[15] ndr. : Regione che si trova nel Nord della Francia

[16] Note con l’acronimo ZEP

[17] ndr. : Quindi si può discriminare senza creare “ghetti scolastici"