Bill Tucker ha analizzato il sistema informatico ARIS messo in piedi dalla città di New York per le scuole della città. Un gioiello la cui costituzione si è imbattuta in vari ostacoli descritti con maestria in un saggio di grande utilità e chiarezza.

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Uso della statistica nelle scuole

E’ comprovato da svariate ricerche che le scuole che funzionano meglio in genere e soprattutto quelle con studenti difficili, provenienti da ceti poco privilegiati, sono anche le scuole che hanno dati dettagliati, informazioni statistiche aggiornate, che utilizzano e che sono analizzate. La produzione e la lettura di dati statistici, l’uso di banche dati con serie storiche, sono un fattore non solo indispensabile per governare e gestire la scuola ma anche per migliorare l’insegnamento e quindi quanto si apprende. E’ però impossibile pretendere che ogni scuola si doti di una propria banca dati : ciò è troppo costoso ma è anche sterile perché sia gli alunni sia gli insegnanti e il personale della scuola si spostano, si muovono da una scuola all’altra, ci sono studenti che arrivano nel corso dell’anno scolastico e altri che invece se ne vanno. E’ quindi necessario costruire sistemi informatici collettivi, al servizio di più scuole, accessibili on-line, solidi, facili da utilizzare. Ma ciò non basta : occorre anche vincere la diffidenza degli insegnanti, la reticenza dei dirigenti, la paura di fronte alle statistiche. Senza una formazione continua a tappeto non si uscirà dal marasma e dalla palude delle invenzioni a naso, del fai da sé senza prove, senza dati, dell’improvvisazione.

Putting Data Into Practice : Lessons From New York City

Bill Tucker

Education Sector, Ottobre 2010

 

La massa d’ informazioni statistiche raccolte da decenni nei sistemi scolastici è impressionante.Da sempre, le scuole forniscono dati all’amministrazione scolastica che se ne serve solo in parte, per pubblicare in genere insipidi e voluminosi annuari scolastici.

In questi ultimi decenni i progressi nel campo delle statistiche scolastiche sono stati impressionanti, però nella gran parte dei sistemi scolastici il flusso di dati statistici scorre una sola direzione, va sempre dal basso verso l’alto. In generale, le scuole forniscono informazioni senza ricadute e peggio ancora queste informazioni non sono trattate dalle istituzioni scolastiche in modo oculato, tenendo conto dei grandi progressi metodologici intervenuti nel frattempo. In genere gli annuari statistici della scuola sono cestinati. Se le statistiche scolastiche fossero utili, sarebbero suscettibili di fornire agli insegnanti, ai dirigenti, alle autorità locali, informazioni preziose ed estremamente utile sulle scuole locali.

La statistica scolastica al servizio della pratica

Il volume vi presentiamo, "Putting Data Into Practice " (documento in inglese allegato), è stato scritto dal direttore esecutivo della Fondazione americana "Education Sector" che è forse in questo momento una delle fondazioni private a scopo non lucrativo più dinamiche negli Stati Uniti nel settore scolastico. L’autore, Bill Tucker, esamina gli sforzi dell’amministrazione scolastica della città di New York per creare una cultura condivisa della diffusione di un modello di scuola basato su prove evidenti.

Il caso di New York è esemplare perché solo pochissimi distretti scolastici degli Stati Uniti, ovverosia solo pochi provveditorati scolastici, si sono dati la pena in questi ultimi tempi di servirsi delle statistiche come è successo a New York. Di per sé, l’esperienza di New York offre pertanto lezioni preziose per tutte le scuole e per i sistemi scolastici che cercano di migliorare l’uso della statistiche per pilotare i sistemi scolastici, per informare le scuole, gli insegnanti sui difetti delle loro scuole rilevati da prove evidenti.

Come costruire una  banca di dati scolastici

Lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione nella statistica scolastica nel corso di questi ultimi decenni rappresenta senz’altro una carta vincente che però di per sé non è sufficiente. La tecnologia non basta e le conoscenze statistiche neppure. Sono anche insignificanti se non si adotta uno schema flessibile e modulabile di raccolta e trattamento dei dati che permetta di incorporare nel flusso di statistiche che annualmente le scuole raccolgono e trasmettono alle loro amministrazioni anche informazioni dettagliate che gli insegnanti vorrebbero avere perché sono quelle che mancano loro servono e che sono anche quelle delle quali gli insegnanti hanno bisogno.

La costruzione di una banca dati scolastica rappresenta soltanto un primo passo. Non è la costruzione della banca dati in sé e per sé che pone problemi ma piuttosto la predisposizione delle condizioni per la trasmissione dei dati statistici. Quest’operazione presuppone un rapporto di fiducia completo, privo di riserve, tra insegnanti e direzione della scuola da un lato e i responsabili delle banche dati dall’altro. Inoltre, i criteri di scelta dei dati da raccogliere dovrebbero essere determinati in funzione delle richieste di analisi basate su dati. Questo punto è uno dei più difficili da realizzare, è molto più arduo che non la raccolta di dati. Occorre infatti definire in anticipo di quale analisi hanno bisogno di dirigenti e gli insegnanti degli istituti e quindi occorre intavolare un lavoro a monte con i diretti interessati-insegnanti dirigenti-per conoscere quali sono i dati di cui hanno effettivamente bisogno.

Quando si riesce a costruire un meccanismo del genere allora si può ritenere che ci sono le condizioni appropriate per sfruttare al meglio le valutazioni e per migliorare il profitto scolastico. I risultati delle valutazioni che cadono dall’alto sulle scuole non servono granché, vengono messi nei cassetti, sono uno spreco di risorse e di energie, sono probabilmente utili per alcuni ricercatori o per gli istituti di valutazione ma non per dirigenti e per gli insegnanti. Lo studio qui recensito, frutto di un’indagine svolta a New York, indica molto chiaramente che la sfida non consiste tanto nella costruzione di un sistema di dati istituzionale quanto piuttosto nel modo con il quale i dati sono usati all’interno del sistema scolastico per migliorare il rendimento di ogni studente.


Il sistema informatico scolastico ARIS di New York

Il documento inizia con un cappello biografico che riguarda un’insegnante (Stephanie Ring) di un istituto tecnico di New York, la "High School of Telecommunications Arts and Technology" . Questa insegnante adora i numeri non soltanto perché è professoressa di matematica. Li adora perché se ne serve come specialista della statistica della propria scuola , perché è una analista di dati che nella scuola collabora per monitorare per esempio per la distribuzione dei crediti, i punteggi dei test, le registrazioni delle assenze e delle presenze per fare sì che l’istituto sia in grado ogni giorno di prestare attenzione ad un flusso di 150 studenti. Per Ring, le statistiche sono utili non soltanto quando servono a qualcosa oppure quando gli studenti se ne sono andati dalla scuola, dopo il diploma, ma piuttosto quando entrano nella scuola e seguono il loro curriculum fino al diploma. Dati alla mano, Ring e i suoi colleghi possono adottare le pratiche di insegnamento e prescrivere interventi adatti ad ogni caso, affrontare problemi che si pongono subito è non quando è troppo tardi. Le statistiche servono per determinare e guidare le azioni. I migliori insegnanti hanno sempre raccolto informazioni sui loro allievi per aiutarli e per migliorare l’insegnamento.

Il sistema ARIS

Il Provveditorato scolastico della città di New York è il più grande degli Stati Uniti : comprende 1,1 milioni di studenti e 90.000 insegnanti. La statistica è una componente essenziale per l’amministrazione scolastica della città di New York senza la quale infatti sarebbe impossibile concepire una strategia aggressiva che induca gli insegnanti a diventare responsabili per i risultati dei loro studenti ("accountability" o rendicontazione in italiano). Per questa ragione, l’amministrazione scolastica di New York si è data da fare per identificare gli strumenti e le modalità appropriate necessarie per fare in modo che ciò succedesse. Il provveditorato ha perciò creato gruppi di insegnanti che hanno collaborato a mettere a punto una banca dati al servizio dei dirigenti e degli insegnanti. A questo scopo sono distanziati 80 milioni di dollari per creare il sistema ARIS ("Achievement Reporting and Innovation System"), che è una banca dati nella quale sono raccolte le informazioni su tutti gli studenti della città. Con un paio di colpi di clic, tutti gli insegnanti possono accedere ai dati, vedere i punteggi conseguiti nei test dai loro studenti, disciplina per disciplina, seguire l’evoluzione dei tassi di assenteismo, eccetera, eccetera. Grazie al sistema ARIS un insegnante che ha poche ore di insegnamento e di presenza nella scuola e che non incontra quindi spesso i propri studenti può sapere, se lo vuole, quali sono gli studenti a rischio, quelli che non vanno bene, che hanno problemi anche in altre discipline e quindi adottare i comportamenti appropriati nei loro confronti. Gli insegnanti possono anche seguire gli studenti che cambiano scuola spesso oppure quelli che sono appena arrivati nella scuola in corso d’anno. Il sistema ARIS non è un sistema d’avanguardia. Presuppone l’organizzazione tradizionale dell’insegnamento con studenti divisi in classe e insegnanti per disciplina.

Non tutto è filato liscio subito, anzi.

Dopo una resistenza iniziale il sistema è stato adottato dai dirigenti e dal sindacato dei dirigenti delle scuole di New York.

ARIS non è perfetto, come del resto non lo sono tutte le banche dati che devono essere messe alla prova e corrette di volta in volta salvaguardando però la continuità delle informazioni. I ritocchi sono inevitabili. Vano credere che un sistema informatico non debba evolvere mai. La tempestività nell’informazione si paga e richiede per altro anche una formazione degli insegnanti e dei dirigenti.

Nel primo anno e mezzo di ARIS i risultati sono stati deludenti, quasi disastrosi. Nell’ottobre 2008 in un articolo del New York Times si affermava che il sistema era largamente inoperante. I problemi tecnici si erano rivelati più complicati di quanto lo si potesse immaginare. Le informazioni sugli studenti erano distribuite in molte banche dati che non dialogavano tra loro, che non avevano codici comuni. Per prima cosa si dovettero correggere questi difetti.
Cambiamento di tono un anno dopo. Nell’estate 2009 i dirigenti scolastici di New York erano in larga maggioranza favorevoli a ARIS. La rappresentante del sindacato dei dirigenti, Anoinette Isable, dichiarò allora al New York Times che " lo scetticismo iniziale si era dileguato e che i dirigenti capivano ora meglio il valore e l’importanza a lunga scadenza di ARIS". Un’indagine condotta presso i dirigenti delle scuole di New York nell’aprile 2010 ha permesso di constatre che il 77% dei dirigentii riteneva utilie o molto utilie il sistema ARIS.

La formazione alla lettura e analisi delle statistiche

Nell’anno scolastico 2008-09 tutte le scuole della città di New York hanno dovuto designare due insegnanti per la formazione all’uso del sistema informatico. Si scoprì subito che la formazione tecnica non bastava e che occorreva suscitare la domanda di dati. Questa è stata una lezione fondamentale : gli insegnanti non hanno nessuna idea di quali dati occorrano loro. Bisogna capire cosa contiene la miniera di dati che ¨una banca dati, per sfruttarla in seguito.

Poco per volta gli insegnanti hanno cominciato a lamentarsi perché le statistiche fornite dal sistema erano troppo generiche, perché non contenevano informazioni utili per capire come impostare per esempio il corso di matematica in quinta elementare oppure il corso di letteratura inglese in prima media. Questo passo ha rappresentato una svolta. Si è allora capito che gli insegnanti cominciavano ad indicare i dati che occorrevano loro perché se ne servivano.

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