La vocazione pedagogica della Rivoluzione francese in una serie di testi prodotti da alcuni protagonisti di primo piano commentati dallo storico Bronislaw Baczko

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L’istruzione obbligatoria universale

Quattro testi chiave presentati in traduzione italiana:
- il rapporto di Condorcet (aprile 1792);
- il piano di Lepeltier (luglio 1793);
- il rapporto sull’istituzione della Scuola Centrale dei lavori pubblici di Fourcroy (1974);
- il secondo rapporto sull’istituzione delle scuole normali di Lakanal (1794)

Questo pregevole volumetto pubblicato nel corso dell’estate dalla casa editrice Casadei di Padova [1] ha il merito di attirare l’attenzione sui temi affrontati agli inizi della rivoluzione francese a proposito dell’istruzione e della scuola. Come ricorda Baczko, la rivoluzione non ha inventato la scuola e nemmeno l’alfabetizzazione di massa. Le sue esperienze pedagogiche non hanno per niente influenzato la curva dell’alfabetizzazione : "In compenso essa ha inventato una nuova rappresentazione dell’educazione e, di conseguenza, della scuola." ..."Attraverso i suoi progetti, sogni e esperienze, il periodo rivoluzionario lega all’immaginazione sociale la rappresentazione e la speranza dell’educazione per la libertà e la democrazia e, soprattutto, la rappresentazione della scuola che emancipa...".

La connessione educazione-democrazia

Oggi ancora il dibattito pedagogico si svolge in gran parte nell’ambito dei temi discussi all’inizio della Rivoluzione francese , indipendentemente dalle soluzioni inventate da allora in poi dagli stati nazione per realizzare l’istruzione universale, promuovere il merito, riconoscere i talenti, facilitare l’accesso alla cultura, potenziare la democrazia. "Avere operato la fusione, a livello simbolico, dell’educazione e della democrazia, dovendo l’una, necessariamente, assicurare l’avvenire dell’altra, questa fu, in fin dei conti, la grande invenzione, politica e pedagogica insieme, del periodo rivoluzionario" scrive Baczko nel saggio introduttivo del volume nel quale sono presentati i quattro contributi egregiamente tradotti da Vannina Fonte-Basso.

 

Ancora oggigiorno le organizzazioni internazionali intergovernative come la Banca Mondiale, l’OCSE, l’UNESCO, giustificano i loro programmi nel settore delle politiche scolastiche con questo argomento : lo sviluppo dell’istruzione nel mondo e segnatamente l’innalzamento del livello d’istruzione della popolazione sarebbe un fattore cruciale di diffusione della democrazia e indirettamente dell’economia di mercato. Istruzione e democrazia sarebbero strettamente connesse. La seconda non potrebbe fare a meno della prima. La qualità della vita democratica e il suo consolidamento implicherebbero livelli d’istruzione elevati per tutta la popolazione, un’educazione di massa insomma, che vada ben oltre gli obiettivi, relativamente modesti, dei rivoluzionari del 700, i quali hanno nondimeno posto le premesse delle politiche scolastiche di tutta l’epoca moderna e contemporanea.

Educare il popolo per governarlo

La missione pedagogica di educare il popolo è sviscerata per la prima volta in questi testi e nel dibattito politico che hanno suscitato : la razionalità critica alla portata di tutti, "i lumi della ragione" come ancora di salvezza per una società libera, fraterna e giusta. 

 

Son passati due secoli dall’ inebriante esaltazione pedagogica di Condorcet, Lakanal, Mirabeau e soci e possiamo ora fare i conti di questa operazione. Il bilancio è amaro, non solo per i risultati deludenti delle valutazioni su vasta scala realizzate da quarant’anni a questa parte [2]. Quanto successo nella prima metà del ventesimo secolo, l’apocalisse della Shoa in primis, non concorre a convalidare la tesi rivoluzionaria del collegamento intrinsico tra sviluppo dell’istruzione e democrazia. La ragione può essere diabolica e dar luogo a società tutt’altro che democratiche, rispettose di qualsiasi cittadino. L’ingrediente dell’istruzione per tutti non basta. Occorre qualcosa d’altro per promuovere società giuste, tolleranti, non violente. Il governo della società e l’emancipazione di tutti non si conseguono solo con lo sviluppo dei sistemi scolastici, l’estensione della durata della scolarizzazione, il miglioramento generalizzato dei livelli d’istruzione della popolazione. Come afferma Baczko in conclusone del saggio introduttivo ai quattro testi della fine del Settecento, "una società democratica che non riesce ad affrontare i suoi problemi e i suoi conflitti rinnovando il suo immaginario collettivo e soprattutto la sua rappresentazione dell’ "educazione alla libertà" non espone ai rischi più gravi questa libertà stessa, speranza sempre indefinita, ma sempre tanto concreta quanto facile ?". 

 

Bronislaw Baczko

 

 

Bronislaw Baczko nasce a Varsavia, il 12 giugno 1924. A seguito dei drammatici eventi della guerra lascia, con la sua famiglia, la città. Trascorre due anni in Unione Sovietica, in un kolchoz, raggiunge poi l’armata del partito comunista polacco e, come ufficiale dell’Armata polacca,  ritorna nel 1944 a  Varsavia, dove completa gli studi. Nel 1952 è docente all’Università di Varsavia ed esponente di punta del marxismo polacco. E’un professore seguito con fedeltà dai suoi studenti, uno studioso che si addentra,  a partire dagli studi su Rousseau, nelle problematiche del XVIII° secolo e del  periodo rivoluzionario di cui diventerà uno dei maggiori esperti a livello mondiale.

 La sua attività di intellettuale si intreccia alle vicende politiche della Polonia ; rigore e coerenza, la difesa della libertà d’opinione, della legalità, lo porteranno a un duro scontro con il POUP (Partito Operaio Unificato Polacco). Nel  1968 viene interdetto. Espulso dal partito gli viene impedito di insegnare, di pubblicare, ed è costretto all’esilio. In Francia prima, a Ginevra poi, Baczko prosegue il suo percorso intellettuale e umano. Pubblica testi importanti sull’Utopia, sulla Rivoluzione Francese, di cui indaga i risvolti legati all’immaginario sociale, sulla pedagogia rivoluzionaria.  Prosegue la sua attività di Professore all’Università di Ginevra, dove vive tutt’ora. La sua ultima fatica è recente : Politiques de la Révolution française, edito da Gallimard, è stato dato alle stampe nel 2008.

 

[1] Catalogo molto elegante e raffinato, piacevole da sfogliare

[2] Per esempio le indagini dell’IEA e l’indagine PISA dell’OCSE, di cui si parla in numerosi articoli di questo sito, che possono essere ritrovati con una ricerca svolta utilizzando gli acronomi di ogni indagine

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