Huit propositions sur l’école pour l’après Bush//

Otto idee per la scuola del dopo Bush

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Orizzonte 2008: il dopo Bush nella scuola americana /L’après Bush: défis à relever pour la politique de l’éducation

Le futur président des Etats-Unis entrera en fonction en 2009. Il lui incombera de poursuivre le plus grand programme fédéral en matière d’éducation jamais voté, le NCLB (National Child Left Behind), mais surtout d’anticiper, au moment de son élection, la configuration du système éducatif américain pour la deuxième décennie du siècle, jusqu’à l’année 2020. Quelles seront les prospectives du système d’enseignement? Comment va-t-il évoluer? Ce rapport prépare le terrain et offre aux candidats à la présidence des Etats-Unis un éventail de huit propositions pragmatiques pour mener la politique fédérale de l’éducation.

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Il centro americano indipendente di analisi e di ricerca sulla scuola "Education Sector" ha pubblicato il 20 febbraio scorso un documento destinato ai candidati delle prossime elezioni presidenziali americane che si terranno nel novembre 2008 nel quale si delineano otto proposte che potrebbero costituire il referenziale della strategia da sviluppare per pilotare la scuola americana fino al 2020. Il documento è allegato.

Vale la pena attirare l’attenzione del lettore italiano su quanto sta succendo nel settore della politica scolastica americana. Poiché la scadenza della legislatura è nota (fine 2008), il momento è più che opportuno per riflettere sull’impostazione del programma educativo che si dovrà elaborare per pilotare uno dei sistemi scolastici più importanti al mondo. Invece di continuare a protestare contro la politica del presidente in carica, il mondo scolstico si prepara al cambiamento e si concentra sul futuro: che cosa si dovrà fare? Quali saranno i probelmi da affrontare? Una reazione ben diverso da quella adottata dall’opposizione italiana che per cinque anni ha continuato a gridare al lupo al lupo contro qualsiasi proposta in campo scolastico del governo di Silvio Berlusconi e del suo Ministro dell’istruzione Letizia Moratti, senza elaborare un programma scolastico alternativo per togliere il sistema scolastico italiano dalle secche in cui si trova, renderlo più equo e magari più moderno.

Va da sé che l’iniziativa di "Eduction Sector" non è disinteressata e si colloca in un contesto molto competitivo nel quale si confrontano numerosi centri di analisi politica e di ricerca. Con questa pubblicazione "Education Sector" occupa, in un certo senso, il terreno. Non è però questo l’aspetto da sottolineare.

Nessuno è in grado di anticipare i tempi e di sapere come evolverà il sistema scolastico ed in particolare il settore statale nei prossimi dieci o vent’anni. Questo però non dispensa i responsabili della scuola, gli intellettuali, gli universitari, dal chiedersi che cosa succederä nei prossimi anni, come evolverà la scuola. Le publicazioni a questo riguardo non mancano, come per esempio la serie di studi dell’OCSE sulla "Scuola di domani" con l’ultimo volume " Repenser l’enseignement. Des scénarios pour l’avenir". Molte ipotesi sono possibili (almeno cinque secondo l’OCSE), tra le quali le due estreme sarebbero da un lato lo status quo e dall’altro la descolarizzazione con la scomparsa della scuola statale. In ogni modo, non sembra più possibile scartare una riflessione su queste opzioni prima di impostare una politica scolastica sensata e di proporre una strategia e un metodo di azione.

Le otto proposte di "Education Sector" che sono esposte nel comunicato stampa che segue e che sono spiegate nelle relazioni allegate a questo articolo non sono molto innovative. Sono pragmatiche, danno per scontata la riproduzione del sistema scolatico vigente, non analizzano le ripercussioni dei cambiamenti epocali che stanno modificano profondamente il contesto entro il quale la scuola opera, sia nelle società del benessere che in quelle sottosviluppate. Le otto proposte sono l’emanazione di una concezione della scuola che non è detto sia quella che si imporrà nel prossimo decennio. Molto dipenderà dalla velocità dei cambiamenti in corso, dando per scontato che non si potrà speculare sul *sur place", o sulla conservazione a spada tratta dell’esistente. L’arroccamento su posizioni difensive è probabilmente ormai intenibile anche per i gruppi di potere più agguerriti che hanno fin qui pilotato l’evoluzione dei sistemi scolastici.

******************************************** Education reform has been a prominent part of the nation’s policymaking agenda for more than two decades. And while presidential elections generally turn on issues other than schools and colleges, virtually all candidates for the White House emphasize education in their platforms.

They do so for good reason. Education remains a top-10 priority for the American people even during a divisive war and amid competing national concerns, according to the Gallup Poll. It is especially salient for today’s presidential candidates because the historic No Child Left Behind Act (NCLB) has increased Washington’s influence over and responsibility for local schools to unprecedented heights. And with stubbornly persistent racial and income gaps in student outcomes, it is clear that too many public schools still are not the engines of equal opportunity they should be. Moreover, in today’s hypercompetitive global economy other countries’ upgrades to their education systems set us that much more behind.

That is why Education Sector is offering the following eight education ideas for the 2008 presidential campaign. They cover the educational spectrum, from preschool to higher education. They range in scope from big ideas that would chart entirely new directions for policymaking to others that would simply help schools and colleges improve what they are already doing.

These ideas are neither Democratic nor Republican. They are pragmatic solutions to real problems that both parties can get behind. They have realistic goals and price tags. As a nonpartisan organization, Education Sector hopes to see them reflected in the agendas of both Republican and Democratic candidates.

Indeed, a consensus on school reform that has emerged over the past two decades will give the next president a chance to lead on education in a bipartisan fashion. There are plenty of partisan differences on education policy today, but a commitment to academic standards, accountability, and choice for parents among public schools increasingly transcends party lines. Our last three presidents charted such a path on education reform.

We do not expect candidates for the White House to embrace all of our ideas. We do hope, however, that our proposals will become part of the "ideas primary" that will play a crucial role in the selection of our next national leader.

Education Ideas for the Next President:

- Unlock the Pre-K Door
- Offer Teachers a New Deal
- Create a National Corps of "SuperPrincipals"
- Open New Schools in Low-Income Neighborhoods
- Launch Learning into the 21st Century
- Reward Hard-Working Immigrant Students
- Give Students a Roadmap to Good Colleges
- Help Students Help Others

Les documents de l'article

8_for_2008.pdf
8_for_2008-2.pdf