Resoconto e presentazione del documento "How American Would Slim Down Public Education" (Come gli Americani concepiscono una cura dimagrante del servizio scolastico pubblico redatto da Steve Farkas e Ann Duffett per il Thomas Fordham Institute.

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Dieta dimagrante per il sistema scolastico

Scuole a regime ovunque, non solo in Italia e in Francia. E’ il prezzo da pagare per la crisi economica ? Non è affatto detto. Di un problema di qualità del servizio pubblico scolastico se ne parlava prima della crisi ; le risorse, anche considerevoli, stanziate per il sistema scolastico sono state spesso utilizzate con criteri che poco avevano a che fare con l’equità, l’efficienza e la qualità delle scuole. A parità di stanziamenti cosa si può fare per migliorare le prestazioni del sistema scolastico ?

Il documento pubblicato dal Thomas Fordham Institute è allegato nella forma originale in inglese. Si riprende qui il resoconto fattone nella Newsletter "The Education Gadfly" del 2 agosto 2012, No. 29, vol. 12 da Amber M. Winkler, Ph.D. , Chester E. Finn, Jr. , in libera traduzione. Siccome i sistemi scolastici non cambiano tranne ritocchi secondari, a parità di risultati non sembra utile investire di più. Al contrario, l’opinione pubblica probabilmente ritiene che si possa disinvestire nell’istruzione senza perdere gran che. Quest’opinione è condivisa da molti dirigenti politici che spesso proclamano intenzioni opposte, ossia sostengono che si debba investire di più per il sistema scolastico ma operano con estrema cautela e tagliano, più o meno gradualmente, il finanziamento pubblico all’istruzione.

Il parere dell’opinione pubblica non è molto attendibile. L’indagine Gallup di quest’anno negli USA ha indicato che l’opinione pubblica USA considera la pochezza di risorse finanziarie per l’istruzione un problema prioritario ma la stessa opinione pubblica raramente accetta di pagare più tasse per finanziare l’istruzione.

Infine si deve precisare che qualsiasi ritocco serio o qualsiasi riforma importante della scuola costa. Le riforme scolastiche non sono a costo zero. Un regime scolastico eccellente, di buona qualità, non è a buon mercato, anche se "rebus sic standibus" , sembrerebbe che si possano ottenere almeno gli stessi risultati odierni senza investimenti rilevanti nella scuola. Ma quel che conta sono i risultati. Quali risultati si vogliono ottenere con il servizio scolastico pubblico ? Gli stessi risultati odierni oppure risultati migliori ? A questo riguardo, c’è da registrare che i paesi con la spesa pubblica per l’istruzione più elevata sono anche quelli che conseguono alla luce dei test su larga scala praticati oggigiorno i risultati migliori ma la parte preponderante della spesa di questi paesi concerne il settore terziario e dunque universitario. Esisterebbe una correlazione tra investimenti nel settore terziario e risutati scolastici nell’istruzione primaria e secondaria ? In questo ordine d’idee è difficile capire perché si preferiscono investimenti nel settore prescolastico piuttosto che nel settore terziario. Quale settore d’investimento conta di più. Quali sono i criteri di scelta dei responsabili politici per distribuire gli investimenti tra i vari ordini di scuola

 

Ecco il resoconto dell’articolo, in libera traduzione :

Scuole a dieta : cosa ne pensa l’opinione pubblica statunitense


Nel novembre 2010, il Segretario per l’educazione degli Stati Uniti, ovverossia il ministro dell’educazione del governo federale americano, Arne Duncan, ha rilasciato una dichiarazione largamente pubblicizzata sui tempi difficili attraversati dal sistema scolastico Usa durante la crisi economica. La versione originale in lingua inglese della dichiarazione si trova cliccando qui. “Sono qui,” ha affermato Duncan, “per parlare dello stato della "nuova normalità" che sarà una caratteristica dei prossimi anni. Nel prossimo avvenire, gli operatori del settore scolastico, della scuola dell’obbligo e dell’insegnamento secondario nonché dell’istruzione terziaria saranno probabilmente confrontati alla sfida di dovere fare di più con meno”.


20 mesi dopo, è evidente che l’avvertimento del Segretario di Stato era corretto. Numerosi sistemi scolastici negli Stati Uniti sono confrontati in buona fede a una crisi budgetaria inedita che si aggraverà nei prossimi anni. La depressione in corso ha ridotto considerevolmente l’importo riservato al settore scolastico nella spesa pubblica : gli elettori non intendono pagare più tasse per finanziare ulteriormente l’istruzione a livello locale ; gli “stimoli” federali negli Stati Uniti si sono ormai inariditi. Nel sistema scolastico statunitense che prevede un’ ampia autonomia degli Stati [1]un tempo le discussioni sui risparmi da operare nella scuola coinvolgevano un numero limitato di persone. Oggi il clima è del tutto cambiato. Negli Stati Uniti perlomeno le discussioni sulle modalità di riduzione della spesa pubblica per la scuola si svolgono ovunque. [2] Se l’opinione pubblica non vuole eleggere responsabili politici che assumono la responsabilità di prendere decisioni dolorose per la scuola, ci sono molteplici ragioni per ritenere che il movimento tellurico che fa sobbalzare il bilancio dell’istruzione si trasformerà in uno sciame persistente e sempre più devastante. [3] Ci sono molteplici tipi di scosse. Una di queste consiste nell’ avviare riforme scolastiche un tempo erano inimmaginabili, approfittando dello stress finanziario. È quanto pensa il segretario di Stato all’educazione degli Stati Uniti Arne Duncan il quale afferma :
“Il mio messaggio consiste nell’affermare che questa opportunità può e deve essere sfruttata per realizzare miglioramenti significativi del sistema scolastico. Credo che esistano enormi opportunità per migliorare la produttività del nostro sistema scolastico se siamo sufficientemente abili, creativi, coraggiosi nel ripensare lo status quo.”
Queste opportunità in realtà nella politica scolastica statunitense sono già state colte, affermano gli autori dell’articolo. Ma quali sono le opportunità più significative ? Su quali punti l’opinione pubblica statunitense sarebbe disposta a fare marcia indietro ? [4]. Un responsabile politico non può trarre un grande giovamento se gli si suggerisce di trovare un compromesso accettabile tra decisioni coraggiose e senza dubbio dolorose da un lato e l’opinione di elettori critici, le proteste di genitori ribelli e contestatari e un’ opinione pubblica malcontenta dall’altro. Se l’opinione pubblica non auspica il ritorno di responsabili politici che abbiano il coraggio di prendere decisioni dolorose, si può temere che la crisi del finanziamento del servizio scolastico pubblico persisterà e si aggraverà.

Il Thomas Fordham Institute ha voluto sondare l’opinione pubblica statunitense sui tagli all’educazione . I risultati sono stati pubblicati nella relazione "How Americans Would Slim Down Public Education" pubblicata quest’estate. Cliccare qui per ottenere il documento integrale in inglese.  [5]. La popolazione americana è consapevole che la crisi economica è grave [6] , e che ci saranno ripercussioni sul finanziamento del sistema scolastico .

Struttura dell’indagine

L’indagine della Fordham a concerne un gruppo rappresentativo della popolazione adulta statunitense, compresi gli adulti con bambini in età scolastica. A questo gruppo è stato chiesto di operare una scelta tra varie opzioni finanziarie che devono considerare i responsabili politici e quelli scolastici.
Non ci aspettavamo affatto un’adesione entusiasta alla politica dei tagli all’istruzione, ma questa indagine nazionale ha chiaramente dimostrato che i costi possono essere minimizzati perché la maggioranza dell’opinione pubblica favorevole al servizio statale dell’istruzione ritiene che i responsabili scolastici meritano di essere sostenuti nel prendere decisioni che si impongono con i tempi che corrono. La popolazione statunitense dimostra realismo, buon senso quando si tratta di ragionare sulle riduzione delle spese per l’istruzione o di effettuare tagli intelligenti di bilancio dell’istruzione .

Cura dimagrante accettabile


L’opinione pubblica è ben consapevole che le scuole sono confrontate a un regime finanziario doloroso. Inoltre l’opinione pubblica riconosce la futilità delle soluzioni che propongono di “aumentare le tasse per ridurre il deficit”. Si ritiene che i distretti scolastici, ossia l’equivalente dei provveditorati scolastici italiani, potrebbero funzionare con un numero minore di amministratori. Se si potesse, si dovrebbe concedere un aumento di stipendio agli insegnanti da trattenere nella scuola ; si potrebbe anche accettare di aumentare la proporzione alunni/insegnanti [7]. I licenziamenti (quando sono inevitabili) dovrebbero essere determinati secondo il criterio della competenza e non secondo il criterio della longevità. L’opinione pubblica statunitense ritiene anche che il sistemma della cassa pensione dovrebbe comportare iniziative individuali ed infine ritiene che la qualità dell’educazione speciale, come pure quella di qualsiasi altro tipo di istruzione scolastica, dovrebbe essere giudicata in base ai risultati e non in funzione degli investimenti.

Priorità


L’opinione pubblica statunitense è pure favorevole a un paio di priorità implicite quando si tratta di risparmiare sulla spesa pubblica per l’istruzione. Per esempio un certo scetticismo sulle TIC.


Occorre andare cauti quando si tratta di nuove tecnologie dell’istruzione della comunicazione. Tutto quanto è nuovo, come molte altre innovazioni, talora sembra molto promettente, è iper-valutato, suscita entusiasmi e speranze. Ma apprendimento "online" e insegnamento misto [8], se ben fatti, sono tra le soluzioni più promettenti tra le “opportunità di innovazione e di accelerazione dei progressi” ai quali faceva riferimento il segretario di Stato Duncan. Questa opzione può aiutare a risparmiare, a ridurre il bilancio dell’istruzione nonché ad ottenere un rendimento scolastico migliore per correggere le carenze vigenti, proprio com’è successo in qualsiasi altro settore economico nel quale hanno attecchito le nuove tecnologie. Nonostante tutto, l’opinione pubblica statunitense resta alquanto scettica rispetto ai risparmi che si possono ottenere con l’adozione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle scuole.

Ridurre o aumentare il personale scolastico ?


L’opinione pubblica è stata anche invitata ad esprimere il proprio parere rispetto alla presenza nelle scuole di una proporzione elevata di personale non insegnante. Questa tendenza è presente ovunque, anche in Italia. Per esempio negli Stati Uniti il numero degli insegnanti è aumentato del 43% tra il 1986 e il 2009, mentre il numero della popolazione studentesca nello stesso periodo è aumentato soltanto del 24%. Ma il personale non insegnante è aumentato in questo stesso periodo del 150%. Orbene, ci si può chiedere se questa crescita sia veramente necessaria per l’efficacia scolastica ? Ci si può per esempio chiedere se non sia preferibile stanziare risorse per attirare nelle scuole migliori insegnanti o per trattenere nelle scuole gli insegnanti più capaci. Queste sono domande la fondazione Fordham le pone da tempo, ma che con i tempi che corrono non si possono ignorare [9].


I cittadini che pagano le tasse talora auspicherebbero di ricevere in compenso il prodotto migliore


Nel caso in cui si fosse costretti a scegliere tra riduzione degli stipendi e licenziamenti, il 74% degli intervistati preferisce che si riducano del 5% gli stipendi di tutti gli insegnanti mentre soltanto il 5% degli intervistati è favorevole al licenziamento degli insegnanti. Nello stesso tempo tuttavia, il 67% degli intervistati è favorevole “a un’ estensione della durata del lavoro quotidiano degli insegnanti di un’ ora e all’utilizzazione di questo tempo per collaborare con altri insegnanti e con i tutori degli studenti”. In altri termini la popolazione statunitense è pronta a richiedere che tutti gli insegnanti lavorino di più ma che guadagnino di meno. A questo punto ci si può chiedere se il 5% di coloro che preferirebbero risparmiare procedendo a licenziamenti - preferibilmente al licenziamento del 5% degli insegnanti meno competenti-non propugni una soluzione che fortifichi il morale degli altri insegnanti e che li consoli perché il loro duro lavoro si troverebbe ricompensato in questo modo ? [10].

Conclusione

In ogni modo la maggioranza dei cittadini statunitensi è consapevole della delicatezza degli interventi per impostare una cura dimagrante del sistema scolastico. Il clima è tale che anche le voci più radicali diventano prudenti. I sentimenti della pubblica opinione da soli non bastano purtroppo per modificare i condizionamenti imposti dalla produzione di budget equilibrati. La sfida è ardua. Molte calorie dovranno essere spese e si dovranno mobilitare molte energie e molte resistenze. Occorrerà anche una leadership perspicace, visionaria, dinamica per adottare un regime appropriato il quale richiederà esercitazioni quotidiane. Una tale leadership dovrà tenere conto dell’efficienza e dell’adeguatezza del programma di cure imposto dalla necessità di rispettare uno stretto rigore budgetario. Questa situazione riguarda non soltanto il servizio scolastico pubblico che dovrà sottostare a tagli rigorosi perché è diventato ormai troppo pesante. Se però l’operazione fallisse e se non si riuscisse a guadagnare agilità, velocità, e resistenza che sono qualità necessarie per svolgere funzioni vitali nelle condizioni fiscali odierne si andrebbe alla catastrofe. I candidati alle cariche pubbliche nazionali o locali dovranno trarre ispirazione dalle conoscenze che il pubblico ha dei compiti che li aspettano, e potranno essere incoraggiati dal sostegno che riceveranno se sapranno fronteggiare questi compiti in modo adeguato.

Coda per l’Italia

 

Anche in Italia si è confrontati ad un dibattito simile come lo dimostra il caso della "spending review" e della legge di stabilità. Un’indagine di questo tipo per constatare fin dove è disposta ad andare l’opinione pubblica italiana in materia di tagli alla scuola sarebbe molto utile non solo per equilibrare il budget dello stato o per ridurre in maniera oculata le spese per l’istruzione, ma soprattutto per indicare ai responsabili politici quali sono i limiti da non valicare e per fare loro sentire fin dove potranno contare sul sostegno dell’opinione pubblica. Anche in Italia, volenti o nolenti, questa non è la questione da dibattere in questa sede, occorre fare di più con meno nella scuola, sono necessari interventi dolorosi sulla pelle degli operatori scolastici. Ma quali ? I provvedimenti presi in considerazione negli USA sono più o meno gli stessi di quelli che si prevedono in Italia : aumento delle ore lavorative degli insegnanti senza compensazione finanaziaria, aumento della proporzione studenti/insegnanti nelle classi, ossia riduzione del personale scolastico. Non si parla ancora di licenziamenti ma i freni al reclutamento sono un provvedimento indiretto che mira allo stesso obiettivo. In ogni modo per il momento nessuno sa con precisione cosa pensa l’opinione pubblica italiana in materia. Sarebbe proprio utile se una fondazione italiana facesse svolgere a sue spese un’indagine simile su un campione rappresentativo della popolazione adulta. Ci sono in Italia istituti di sondaggio in grado di svolgere questo tipo di indagini.

 

[1] Il sistema scolastico statunitense è un sistema federalistico

[2] ndr.:Tutti ne parlano ed hanno la loro opinione in merito.

[3] Gli autori dell’articolo si chiedono se il pubblico americano è pronto a prendere questa amara medicina, ossia a ridurre le spese per l’istruzione

[4] ndr. : Quali sacrifici scolastici imposti dalla crisi sarebbero rifiutati ?

[5] I risultati di quest’indagine non sono molto dissimili da quelli dellaGallup già descritti in una nota breve di questo sito

[6] ndr. : Questa non è una novità. Non ci vuole molto per capirlo

[7] Ossia di aumentare il numero di studenti di una classe

[8] ndr. : Online e insegnamento frontale combinati

[9] ndr. : Il commento degli autori in questo caso è tendenzioso perché suggerisce un modello d’organizzazione di funzionamento delle scuole particolare, imperniato sulla presenza di molti insegnanti e sulla riduzione del numero di personale ausiliario

[10] ndr. : Anche questo commento è tendenzioso ed esprime un punto di vista da sempre sostenuto dall’Istituto Fordham

Les documents de l'article

HowAmericaWouldSlimDownPublicEducationFINAL.pdf