Presentazione di un documento pubblicato all’inizio di settembre 2012 dall’Istituto di ricerca Brookings a Washington D.C. sulla trasformazione e il miglioramento della qualità delle scuole grazie a modalità di valutazione democratica degli istituti scolastici, rese possibili dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione..

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Trasparenza o manipolazione?

La valutazione delle scuole è un esercizio arduo come lo è la valutazione degli insegnanti. Nessuna faciloneria deve essere tollerata in questo campo perché queste valutazione sono cariche di conseguenze. Pessimi risultati — qui s’intende non soltanto i punteggi conseguiti dagli alunni di una classe o di una stessa fascia d’età nei test ormai classici sulle competenze in lettura o in matematica — sono forieri di implicazioni per le famiglie, gli insegnanti, il dirigente, gli studenti. Prima di trarre le conclusioni che si impongono occorre verificare la pertinenza della valutazione. I contraccolpi possono infatti essere tremendi per molte persone. Siccome non si potrà più fare a meno della valutazione delle scuole in un sistema scolastico impostato sul principio dell’autonomia e della rendicontazione, è indispensabile che le scuole si preparino a questa situazione con la costruzione di una propria banca dati solida, trasparente, valida, comparabile con quelle di altre scuole, del provveditorato, della regione o dell’aministrazione centrale.

Una lunga storia di diffidenza

Gli istituti scolastici in genere non amano la trasparenza, diffidano delle autorità, manipolano le statistiche che li riguardano, dal numero di studenti alla proporzione studenti-professori, dalle ore riservate alle varie discipline d’insegnamento previste nel programma alla contabilità. L’immagine statistica degli istituti inviata ai livelli superiori del sistema non combacia quasi mai con la realtà. Questa è una lunga storia di diffidenza non del tutto ingiustificata del resto. Spesso gli istituti scolastici hanno una doppia contabilità, una propria banca dati affidabile usata per tutta una serie di operazioni come per esempio la composizione degli orari, il versamento di compensi straordinari agli insegnanti, ecc. Insomma, la realtà scolastica è spesso ben diversa da quella ufficiale che traspare dalle statistiche scolastiche.

Le nuove tecnologie al servizio dell’apprendimento

Ci vorrà molto tempo per vincere questa diffidenza. Le scuole si difendono come del resto si difende il sistema scolastico. Il cambiamento non può essere imposto dall’alto. Non lo si realizza con un’ingiunzione. Occorre che dirigenti, presidi, insegnanti siano convinti dell’utilità di dati sinceri, di banche dati in linea costruite con la stessa nomenclatura, di analisi istantanee degli apprendimenti, di un’organizzazione diversa dell’apprendimento, dell’efficacia di informazioni immediate fornite agli studenti sui progressi o le stasi o le regressioni negli apprendimenti, di nuove modalità di valutazione. Gli strumenti informatici consentono già oggigiorno di modificare pratiche arcaiche, che consumano molto tempo degli insegnanti e che spesso generano situazioni imbarazzanti per insegnanti e studenti. Ma nulla cambierà fin quando non si toccherà con mano che si può trarre un gran beneficio dal cambiamento e dall’adozione di nuove tecniche di valutazione e dalla costituzione di banche di dati scolastiche, locali, di nuovo tipo. Il miglioramento degli apprendimenti e del lavoro scolastico esige questo passo. Se non lo si compie si marcerà sul posto, si farà finta di progredire mentre invece si continuerà a preservare lo status quo.

Il documento del Brookings Institute

Il documento pubblicato dal Brookings Center per la governance degli istituti scolastici è stato realizzato da Darrell M. West che è il direttore del centro per le innovazioni tecnologiche all’istituto Brookings. Il documento originale in inglese è allegato a questo articolo oppure lo si può scaricare cliccando qui.

 

West dimostra come un uso oculato delle nuove tecnologie aiuti l’insegnamento ma ciò è fattibile se tutto l’istituto scolastico adotta le nuove tecnologie, le nuove opportunità di lavoro. West descrive come cambia la valutazione in classe da un’epoca all’altra con un esempio eloquente e dimostra tutti i vantaggi che gli insegnanti e l’istituto possono trarre da una valutazione degli studenti in tempo reale. Dunque non valutazione dal basso, non concentrazione della valutazione nelle mani del potere, ma valutazione democratica, diffusa e nondimeno coerente, comparabile, sincera. Si può valutare senza barare.

L’aneddoto di West

Susanna, una ragazza di 12 anni, ha dovuto seguire un corso per migliorare le proprie competenze in lettura. Nel corso deve leggere testi relativamente corti e l’insegnante ogni quindici giorni somministra un test per misurare l’ampiezza del suo vocabolario e le sue competenze in lettura. L’insegnante verifica le risposte del test e restituisce a Susanna alcuni giorni dopo i risultati dell’esame. Il test dovrebbe indicare se ci sono progressi nel vocabolario e se migliora la capacità di identificare i concetti principali del testo da leggere.


Alcuni anni dopo il fratello più giovane di Susanna, Riccardo, va a scuola dove apprende a leggere con l’aiuto di un’ applicazione informatica. Mentre legge ogni storia, il computer colleziona dati sulle modalità e sui ritmi con i quali Riccardo s’impadronisce del materiale che legge. Alla fine di ogni esercizio, un quiz appare allo schermo e pone domande riguardanti il vocabolario e la comprensione di quanto letto. Mentre risponde ad ogni item, Riccardo riceve istantaneamente indicazioni che segnalano dapprima se la risposta data è corretta e come i suoi i punteggi si collocano rispetto quelli dei compagni di classe oppure addirittura a quelli degli studenti di tutta la nazione. Per i testi difficili il computer indica a Riccardo i links verso altri siti Web che si potrebbero consultare per ricevere spiegazioni dettagliate delle parole difficili del vocabolario e dei concetti complicati. Alla fine della sessione l’insegnante di Riccardo riceve a sua volta un resoconto riguardante la comprensione della lettura di Riccardo, il tempo speso per leggere il testo, il vocabolario acquisito nel corso della sessione di lettura, la comprensione dei concetti presenti nel testo e il ricorso eventuale ad altre risorse elettroniche.
Il confronto fra questi due ambienti d’ apprendimento è esemplare e non è del tutto astruso. È evidente che le valutazioni scolastiche odierne soffrono di molte limitazioni. La maggior parte delle pedagogie non prevedono di fornire agli studenti nessun feedback immediato ed esigono che gli insegnanti spendano molte ore per correggere i compiti ed assegnare i voti. La maggior parte degli insegnanti non dispone né delle competenze né del tempo necessario per spiegare agli studenti come migliorare la comprensione di un testo e neppure sono in grado di trarre profitto dalle risorse offerte dalle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione per migliorare l’apprendimento. Questa situazione è alquanto deplorevole perché non sfrutta le possibilità offerte da una metodologia informatica grazie alla quale si raccolgono molti dati in tempo reale per conoscere come avviene l’apprendimento e per offrire un feedback sistematico sia agli studenti che agli insegnanti.

Benefici di un insegnamento computerizzato

La soluzione risiede secondo West nell’insegnamento computerizzato che è un insegnamento impostato in modo tale da fornire ai professori un’assistenza informatica sfruttando tutte le opportunità delle TIC. Molte indagini sono in corso su queste questioni. West ne cita alcune e sviluppa soprattutto i benefici potenziali che i computer generano quando sono utilizzati come strumenti per valutare gli apprendimenti in classe in tempo reale. Tutto ciò richiede però un’attrezzatura di tipo nuovo per ogni istituto e soprattutto una modifica radicale delle banche dati o delle statistiche raccolte e prodotte dall’istituto. Le scuole devono costruire piattaforme informatiche [1] adeguate nelle quali si trovano le statistiche tradizionali di base che possono essere incrociate con i dati sugli apprendimenti forniti in tempo reale nel corso dell’apprendimento.

Alcuni esempi di valutazioni d’istituto interne non autoreferenziali

West cita nel suo documento molte indagini in corso sull’uso delle TIC per fornire alle scuole un insieme completo d’indicatori sulla qualità dell’istituto, sui suoi punti di forza e punti deboli. Tutte le esperienze citate comprendono lo sviluppo di una banca dati della scuola ossia di un "data warehouse". Queste applicazioni sono sul mercato e vanno testate, comparate prima di essere acquistate. Ovviamente, una evoluzione di questo genere richiede competenze nuove sia del dirigente sia degli insegnanti sia di una parte del personale scolastico ausiliario. Vale la pena ripetere che questi non sono gingilli con i quali ci si improvvisa stregoni della valutazione, ma sono strumenti molto elaborati che forniscono informazioni delicate sulla qualità della scuola, sugli insegnanti, sugli studenti, sulla gestione dell’istituto. Quindi le conseguenze d’informazioni errate possono essere assai gravi. Infine, occorre tener presente che ogni scuola non può fare per sé, che è inserita in un insieme di scuola che compongono un servizio pubblico. Nessuna scuola è un’isola. Quindi i dirigenti devono lavorare in rete, con i colleghi, quando sono intenzionati d’impostare un insegnamento computerizzato nella loro scuola.

Vasta gamma di applicazioni per costruire un insieme d’indicatori d’istituto

L’autore del documento indica tutta una serie di applicazioni e fornisce una lista di scuole che hanno costruito banche dati che consentono di monitorare gli apprendimenti, di tenere aggiornata una tabella delle prestazioni degli studenti, di registrare i comportamenti degli studenti e di valutare le modalità di reazione dell’insieme scolastico. Le banche dati fanno le veci di un cruscotto d’automobile e sono di solito simili a un’ interfaccia semplice da interpretare per i dirigenti e per l’insieme del personale scolastico come pure per gli studenti nell’insegnamento secondario o all’università. L’interfaccia produce le informazioni in modo che possano essere captate visualmente, proprio come funzionano gli strumenti di un cruscotto d’automobile che informa il conducente sullo stato del veicolo e sono segnali d’allarme su difetti nel motore. Questo è il principio di base di un insieme di indicatori. La valutazione risulta come sempre dall’ interpretazione delle informazioni fornite dall’insieme di indicatori.

Gli indicatori d’istituto sono prodotti da applicazioni apposite concepite per generare un flusso di dati che produce un’ immagine chiara e comprensibile del funzionamento della scuola. Si veda per esempio il caso descritto dal consorzio per le politiche scolastiche dell’Università della Pensilvania [2].

Per tutti i livelli decisionali all’interno del sistema scolastico

 

A livello nazionale


Questa impostazione vale sia a livello nazionale che regionale. Per esempio negli USA, il Dipartimento federale americano dell’istruzione produce un proprio sistema di indicatori che si può consultare cliccando qui nel quale sono compilate svariate informazioni riguardanti l’insieme degli Stati Uniti. Questo potrebbe essere un buon esempio per l’INVALSI. Gli indicatori sono stati scelti dai responsabili politici della nazione con criteri connessi agli obiettivi che la politica dell’educazione nazionale intende conseguire.

A livello regionale

A livello regionale il documento presenta il caso dello Stato del Michigan che ha pure costruito una propria banca dati che si può consultare cliccando qui, nella quale si possono seguire e comparare i risultati delle varie scuole dello Stato in vari settori, osservare per esempio se le scuole migliorano da un anno all’altro o durante lo stesso anno scolastico, se stagnano oppure se regrediscono. L’ insieme di indicatori dello Stato del Michigan comprende 14 indicatori sui risultati degli studenti, indicatori sulla rendicontazione delle scuole, sulla cultura dell’apprendimento esistente in ogni scuola, sui costi di ogni scuola nonché sulla transizione dall’insegnamento secondario all’insegnamento terziario.

A livello locale

Lo stesso modello si può applicare beninteso nei distretti scolastici, ovverosia in termini italiani, nei singoli provveditorati scolastici e poi in ogni scuola. Come succede sovente, le esperienze più elaborate si trovano a livello universitario. L’autore deplora che la maggior parte di questi insieme di indicatori non sono molto dettagliati dal punto di vista dei progressi individuali negli apprendimenti, non forniscono informazioni precise su quanto apprendono gli studenti, su come apprendono, sulle loro strategie d’apprendimento, sui materiali che utilizzano per apprendere. I difetti di queste applicazioni limitano l’utilità della raccolta dei dati dal punto di vista degli apprendimenti, cioè non sono ancora valutazioni interamente per le scuole, al servizio delle scuole. Questo significa che ci sono ancora molti progressi metodologici e scientifici da attuare prima di generalizzare un sistema di valutazione delle scuole al servizio delle scuole. Occorreranno forse almeno ancora una decina d’anni prima di disporre di strumenti soddisfacenti da questo punto di vista. Nel frattempo, potrebbe succedere, anzi in Italia succede già, che gli appetiti dei più potenti sono stuzzicati, che si mettono le mani in avanti per frenare o perfino impedire la diffusione di un insegnamento computerizzato al servizio delle scuole, nelle scuole.

 

 

 

[1] Data warehouses

[2] Jonathan Supovitz and John Weathers, “Dashboard Lights : Monitoring Implementation of District Instructional Reform Strategies,” Philadelphia : University of Pennsylvania Consortium for Policy Research in Education, December, 2004

Les documents de l'article

school_evaluation.pdf