Migliaia di giovani passano le vacanze estive in strada, perché non hanno nessun altro posto dove andare. A cosa serve la scuola?

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Che noia le vacanze!

L’80% di 16000 adolescenti intervistati in Inghilterra da una fondazione a scopo non lucrativo dichiara di non avere nessun posto dove andare all’infuori della scuola durante le vacanze estive.

Il problema non è solo inglese. Anche i tre mesi delle vacanze estive in Italia od i due in Francia pongono lo stesso problema. Non tutti possono permettersi vacanze di questa lunghezza, non tutti possono andare al mare od in montagna, non tutti possono andare in colonia o partecipare ad un campo scout. Durante le lunghissime vacanze estive, migliaia di pre-adolescenti e di adolescenti si annoiano, non sanno cosa fare né dove andare. L’afa delle giornate estive è un buon pretesto per chiudere le scuole, almeno nel Sud dell’Europa, ma non è ovunque così. In certi sistemi scolastici le vacanze estive sono molto più corte, il calendario scolastico è organizzato diversamente, ma ciò non basta. Occorre ripensare l’organizzazione dell’anno scolastico, ritmarlo in un altro modo, ma questo è un tabù inviolabile che suscita feroci resistenze da parte degli enti turistici che ormai dettano le loro esigenze alla scuola oppure da parte dei sindacati degli insegnanti. Le forze che si oppongono al cambiamento sono per ora potentissime. Ne vanno di mezzo gli studenti dei ceti meno agiati, i figli dei poveri ed anche delle classi medio-basse. Per venirne a capo si potrebbe per lo meno offrire qualcosa di non-scolastico a chi non può permettersi di andare in vacanze, a coloro che non hanno la fortuna di avere un vasto parentado che può accogliere gli adolescenti in vacanza ed occuparsene. La scuola è paralizzata dalle sue proprie forze inerziali. Non si potrà uscire da questa situazione che cambiando il modello di scuola, adattarlo alle esigenze delle famiglie e dei giovani, ma è drammaticamente troppo tardi per farlo.

Il servizio educazione della BBC ha pubblicato mercoledì 11 luglio un articolo che rompe uno dei tabù più rigidi dei sistemi scolastici, ossia quello del calendario scolastico ed in particolare quello delle vacanze estive.

Il ritmo scolastico è ancora plasmato in gran parte dalle scadenze imposte dalla società agricola che imperava un secolo fa in tutta Europa. Poco per volta il calendario è stato ritoccato di quel tanto che permettesse di farlo combaciare con gli interessi dell’industria turistica, che sono una delle variabili principali che concorrono a determinare i ritmi scolastici. Ce ne sono altri, ma si può senz’altro affermare che il settore turistico ha sostituito quello agricolo nell’ impostazione delle scadenze delle vacanze e degli orari settimanali. Le spiegazioni psicopedagogiche non sono che una vernice usata per mascherare calcoli che poco hanno a che fare con il benessere degli studenti e dei docenti, con il piacere di andare a scuola e di imparare, ossia con l’obiettivo del miglioramento della qualità dell’istruzione.

Le vacanze pongono problemi ardui alle famiglie povere, ai giovani delle periferie urbane o delle campagne desertificate. Durante questo periodo le scuole restano chiuse, inutili, silenziose. Uno spreco culturale e sociale altissimo. A scanso di equivoci non si tratta tanto di fare scuola nei mesi estivi come lo si fa nel corso del resto dell’anno, ma almeno di offrire qualcosa d’altro (idealmente si dovrebbe cambiare anche "il resto dell’anno", ma questo è un altro problema). L’articolo della BBC che qui segnaliamo ha il pregio di sollevare questo problema.

Youths ’bored in school holidays’. Articolo del servizio BBC, 11 luglio 2007, News

La situazione non è diversa in Francia. Un’indagine sulle vacanze estive degli allievi e degli studenti svolta nel 2004 ma i cui risultati sono stati pubblicati solo alla fine del 2006, rivela che 8 250 000 erano andati in vacanza mentre 2 830 000 non si erano mossi da cas (25,5 % di non partenti). [1] Uno su quattro non va in vacanza. L’informazione è stata resa pubblica dal sito “Le Café pédagogique” del 10 luglio scorso. Bibliografia sommaria delle pubblicazioni francesi sull’argomento pubblicata il 4 luglio 2007 nel sito VST dell’INRP.

In Italia, se ne è parlato nel corso della seconda giornata sul turismo svoltasi a Trieste nel luglio 2007. Ne riferisce il quotidiano La Repubblica in un articolo del 18 luglio 2007 [2] che cita l’intervento del vice-primo ministro Francesco Rutelli il quale annuncia “Abbiamo insediato una commissione che ha lavorato negli ultimi mesi su turismo e pubblica amministrazione, che ha concluso i suoi lavori e ha formulato la sua proposta", ha spiegato Rutelli, sottolineando che in questo modo "non si perde nessun giorno di attività e nessun giorno di vacanze per le famiglie e per i ragazzi". Manifestamente sia per la commissione, sia per il vice-primo ministro, sia per il quotidiano “ La Repubblica” ( questo è l’aspetto più preoccupante) in Italia tutti gli studenti e tutte le famiglie vanno in vacanza. Non ci si pone il problema dal punto di vista della giustizia sociale ma solamente da quello economico. L’articolo di “Repubblica” è la prova per nove degli interessi considerevoli di natura economica che si celano dietro l’organizzazione del calendario scolastico. Merito del quotidiano è di non averli mascherati; demerito suo invece è di non avere nemmeno posto il problema di quanti non vanno in vacanza e di cosa succede tra il 15 giugno ed il 15 settembre in moltissime famiglie. Anche nel rapporto sulla qualità nella scuola di “Tuttoscuola” [3] non c’è nessun dato a questo riguardo.

Negli Stati Uniti svariate ricerche di sociologia dimostrano che le vacanze estive approfittano ai figli delle classi benestanti i quali aumentano i loro punteggi nei test tra l’inizio e la fine delle vacanze estive mentre si osserva un calo di competenze tra gli studenti e gli allievi dei ceti poveri. Ne riferisce la Newsletter Gadfly del 19 luglio 2007 [4] che cita due saggi:

Lasting Consequences of the Summer Learning Gap Karl L. Alexander, Doris R. Entwisle, and Linda Steffel Olson American Sociological Review April 2007

Learning Season, a cura di Beth Miller, rapporto per la Nellie Mae Education Foundation, giugno 2007, che non possiamo allegare a questo articolo perché troppo voluminoso.

Riportiamo il resoconto di Gadfly:

These reports, released more or less to coincide with the end of the school year, argue that summer vacation shares much blame for the achievement gap between kids of low- and high-socioeconomic status (SES). Miller presents past research showing that, during the school year, low- and high-SES students make similar progress on standardized tests. Between spring and fall, however, the scores of low-SES students either level off or decline, while those of high-SES students continue to rise. Research by Alexander and colleagues confirms this trend. Tracking 325 Baltimore students, they found that high-SES students gained a cumulative 47 points on reading test scores during the summer, while their low-SES counterparts lost 2 points. Why such disparities? Miller offers the metaphorical "faucet theory": "learning resources are turned on for all children during the school year. But in the summertime, the faucet is turned off." Affluent youngsters can quench their thirst for knowledge with academic camps, household bookshelves, libraries, bookstores, and family interaction. But many low-SES students don’t have access to such resources. Miller quotes an NCES study, for instance, which found that "42.5 percent of children in high-income households attended camp the summer after kindergarten, compared with just 5.4 percent of children in low-income" families. The implicit lesson of these findings, of course, is that reform-minded organizations and philanthropies should turn much of their focus to what they can do outside the classroom. Miller urges exactly that, while also urging stronger public support for summer learning. For their part, Alexander et al suggest that the "punitive cast of NCLB may be misplaced," because the law fails to address the impact of summer learning (or a lack thereof). You can read Miller’s report here; Alexander’s is available for purchase here.

by Coby Loup

Le vacanze scolastiche in Europa (Not all going on a summer holiday. A cura di Sean Coughlan, BBC Nws Education Reporter, 17 luglio 2007).

[1] L’articolo non fornisce le fonti .

[2] Calendario scolastico, rivoluzione dal 2008 "Estate più corta e tanti ponti nell’anno". Elaborato da una commissione voluta da Rutelli che ha lavorato negli ultimi mesi su turismo e Pubblica Amministrazione

[3] Primo rapporto sulla qualità nella scuola. Tutti i dati provincia per provincia. 152 indicatori misurano le aree di eccellenza e di criticità del sistema d’istruzione. Tuttoscuola, Roma, 2007

[4] A Weekly Bulletin of News and Analysis from the Thomas B. Fordham Foundation Volume 7, Number 27. July 19, 2007