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Scelta della scuola e risultati scolastici

Negli Stati Uniti è stata effettuata un’indagine sugli effetti prodotti dal versamento di un sostegno finanziario alle famiglie che intendono cambiare quartiere per uscire dal limbo in cui si trovano e per neutralizzare la segregazione sociale. Si tratta di un’esperienza su vasta scala d’integrazione economica che merita di essere seguita e conosciuta per i riflessi dal punto di vista scolastico. Questa è una pista alternativa alle riforme scolastiche imperniate sulla scuola. Si propone alle famiglie povere di cambiare quartiere e si fornisce loro un aiuto finanziario per farlo. Orbene, questo piano ambizioso molto rilevante dal punto di vista politico perché tenta di rompere il legame tra reddito e quartiere di abitazione non ha dato i risultati sperati. Gli effetti a lunga scadenza sugli apprendimenti e i risultati scolastici sono modesti, come pure lo sono quelli sulla salute e su molti altri comportamenti a rischio. Al programma " Moving to Opportunity " hanno partecipato 4600 famiglie a basso reddito. Ad alcune di loro fu assegnato a caso un buono per traslocare in un quartiere migliore dove trovare una casa più decente. La ricerca scientifica ha comparato gli effetti economici, sociali e scolastici nelle famiglie che hanno ricevuto l’aiuto finanziario e le stesse variabili delle famiglie del gruppo di controllo che non lo avevano ricevuto. Non si sono constatati effetti significativi nemmeno per i bambini piccoli che potenzialmente avrebbero dovuto approfittare di più dell’opportunità di frequentare una scuola migliore, spcialmente per quel che riguarda la lettura e la matematica. I loro progressi non sono strabilianti. Si è osservato solo un miglioramento della salute mentale tra le giovani donne, tutto qui.

Il programma USA anti-povertà produce pochi vantaggi scolastici

 

Dieci-quindici anni dopo avere lasciato il quartiere malfamato e degradato nel quale erano nati e cresciuti, bambini e studenti a scuola non riescono meglio dei loro ex-compagni che sono rimasti nel quartiere d’origine. Come si spiega questo fatto ? Il cerchio vizioso della povertà non si rompe. Non basta traslocare, cambiare aria, per riuscire meglio a scuola. Ci vuole dell’altro. Questa è la conclusione dell’indagine "Moving to Opportunity"  [1] finanziata dal Dipartimento federale dell’alloggio e dello sviluppo urbano e non da quello dell’educazione ! Il resoconto finale di questa indagine estesa su un periodo di quindici anni si può consultare cliccando qui(articolo in inglese) [2

 

Le informazioni di quest’articolo provengono da un testo pubblicato nel settimanale USA "Education Week" il 15 gennaio 2012 redatto da Sarah D. Sparks.

Gli ultimi risultati di questa ricerca sono stati presentati lo scorso anno alla Conferenza annuale della Società Americana di Economia [3]  ed hanno rivelato che lo spostamento dei bambini da una zona o da un quartiere molto povero o malfamato ad un altro migliore migliora il sentimento di benessere dei genitori, ma dei risultati scolastici in lettura o in matematica dei figli e neppure la probabilità che i figli accedano all’indirizzo scolastico che sfocia in un diploma dell’insegnamento secondario di 2º grado o ad un posto di lavoro quando saranno adulti. Perfino i bambini piccoli che avevano meno di 6 anni quando la famiglia ha traslocato, ossia quando avevano un’ età critica particolarmente favorevole allo sviluppo cerebrale, non hanno affatto beneficiato dello spostamento da un quartiere popolare verso un quartiere abitato da una popolazione con redditi migliori.

“Il governo federale spende miliardi ogni anno per tentare di lottare contro la segregazione sociale” ha affermato Janet M. Currie professore di economia e di politiche pubbliche all’Università di Princeton dove dirige il centro sulla sanità e il benessere. Orbene, questa direttrice afferma che “continua in modo inossidabile a riprodursi la credenza secondo la quale ci siano ben poche opportunità di miglioramento del loro statuto per le persone che abitano nei quartieri poveri dove si imbocca fatalmente il ciclo della povertà”. Il progetto è nato proprio da questa ipotesi, cioè dal rifiuto del fatalismo. Si può e si deve fare qualcosa per evitare la riproduzione della povertà ma i dati in possesso contraddicono la tesi con la quale si è impostato il progetto.

 

Superfluo spostarsi

Lawrence F. Katz professore di economia all’Università di Harvard ha iniziato ad analizzare i dati di questa indagine per esplorare come la comunità che si trova in un determinato contesto urbano e l’istituto scolastico che vi è localizzato sono tra loro articolati e possono tra loro interagire per promuovere gli apprendimenti degli studenti o possono anche essere passivi e rassegnati ed accettare con fatalismo la sconfitta sociale, il destino della povertà. Non è infatti detto che abbandonare il quartiere diseredato sia di per sé una soluzione per migliorare il rendimento scolastico e per far sì che le scuole dei quartieri poveri le quali per principio sono svantaggiate dalla presenza maggioritaria di una popolazione scolastica poco attratta dagli studi conseguano risultati migliori di quelli che ci si possa attendere da loro.

Un esempio della fragilità di questa ipotesi è fornito dalla sperimentazione in corso nel quartiere di Harlem a New York [4] dove i programmi di miglioramento della scuola sono combinati con l’impegno degli abitanti per migliorare le condizioni igieniche del quartiere e delle abitazioni, per collaborare di più con la scuola. Questa esperienza produce un eloquente miglioramento dei risultati scolastici senza trasferimenti della popolazione adulta e giovanile verso un quartiere con scuole migliori o con condizioni di abitazioni meno precarie. Il professor Katz sostiene che “esistono prove le quali dimostrano in maniera indubitabile che è possibilità migliorare in loco la qualità della scuola e dei risultati degli scolari poveri, non solo a corta ma anche a lunga scadenza”.

L’esperienza MTO

Il progetto “MTO” ha stanziato sussidi a 4600 famiglie povere di Baltimora, Boston, Chicago, Los Angeles e New York tra il 1994 e 1998 per permettere loro di traslocare verso un quartiere migliore di quello nel quale abitavano. Il programma ha permesso di ridurre la concentrazione della povertà delle famiglie. Dopo il trasloco, una famiglia mediamente povera viveva in un quartiere con una proporzione di povertà pari alla metà di quella esistente nel quartiere precedente. Inoltre, le famiglie si sono spostate verso quartieri nei quali la percentuale di crimini violenti era di un terzo inferiore a quella del quartiere di partenza in cui vivevano in precedenza. Quindi qualche miglioramento c’è stato.

Chi ne ha approfittato ?

L’indagine ha permesso di verificare che per gli adulti coinvolti in questo programma il trasloco verso un quartiere nel quale la condensazione della povertà era almeno del 13% inferiore a quella della comunità nella quale la famiglia viveva ha prodotto un miglioramento indiscutibile della salute fisica e mentale. Il miglioramento del sentimento di benessere delle famiglie e soprattutto degli adulti è stato equiparato ad un miglioramento del reddito familiare pari a circa 13.000 dollari US. Si tratta di un aumento considerevole se si tiene conto del fatto che il reddito medio di queste famiglie prima del trasloco era di $ 20.000 all’anno.

Benefici esigui per gli scolari

I figli in generale si sono sentiti molto più sicuri sia a scuola che in strada. La diminuzione della violenza o dello spaccio di droga nel nuovo quartiere ha senz’altro contribuito a questo sentimento. Ma dal punto di vista dei risultati scolastici purtroppo non ci sono stati miglioramenti significativi rispetto ai compagni rimasti nel quartiere miserevole senza ricevere nessuna assistenza. Tra il 2008 e il 2010 si sono seguiti 5100 giovani di età tra i dieci e i vent’anni delle famiglie che hanno partecipato al programma ( 457 studenti tra i 10 e i 12 anni e 4644 studenti tra i tredici e i vent’anni).

Le ragazze delle famiglie che si sono trasferite in un quartiere più ricco erano meno obese delle ex-compagne rimaste nel quartiere povero e la loro salute psichica era migliore ma dal punto di vista scolastico queste ragazze non hanno conseguito nei testi scolastici punteggi migliori delle loro compagne rimaste nel quartiere d’origine.

Per i ragazzi il trasloco da un quartiere all’altro è stato più doloroso. I maschi hanno fatto molta più fatica dei loro ex-compagni ad accedere all’insegnamento secondario di 2º grado ed hanno iniziato a fumare molto di più e molto prima dei loro ex-compagni.

Risultati scolastici identici

La ricerca ha constatato che il trasloco delle famiglie da un quartiere all’altro non ha modificato il tipo di scuola frequentata dai figli. Le famiglie hanno cercato una scuola assai simile a quella del quartiere che avevano lasciato. Quindi, i figli non sono stati scolarizzati nelle scuole dei ricchi e la segregazione scolastica è stata più o meno riprodotta. Le classi sociali non si sono mescolate. Infatti, molti di questi figli poveri sono stati iscritti nelle scuole povere del nuovo quartiere, quelle con una percentuale molto elevata, pari al 90%, di studenti provenienti dalle minoranze etniche e con una proporzione del 70% di studenti poveri, percentuale calcolata in funzione del numero di studenti che non devono pagare la retta della mensa scolastica perché il reddito della loro famiglia è troppo basso.

 

Conclusione

Non è dunque il cambiamento di quartiere la soluzione per uscire dal vicolo cieco della povertà anche se qualche miglioramento c’è stato per quel che riguarda gli adulti, i genitori. Dal punto di vista scolastico invece occorre prendere atto che i risultati sono stati molto meno positivi. Questa constatazione induce ad affermare che quello che conta è lo stretto legame esistente tra la popolazione del quartiere e la sua scuola. Inoltre, le comunità nelle quali coesistono famiglie con redditi diversi sono in grado di meglio sostenere la scuola è di ottenere miglioramenti degli apprendimenti che invece non si conseguono nei quartieri segregati con popolazioni uniformi sia dal punto di vista socioeconomico che etnico. In ogni modo si constata che le famiglie delle minoranze povere tendono a vivere con altre famiglie dello stesso ceto sociale. I loro figli frequentano scuole segregate e corrono pertanto il rischio di essere isolati e di essere fatalmente marchiati dal contesto nel quale si trovano. Orbene, questo rischio può essere combattuto se si incita la minoranza povera a modificare le proprie aspettative ed i propri comportamenti rispetto all’istruzione ed alla vita scolastica. Infatti, in modo paradossale, le famiglie povere che si spostano verso un quartiere più ricco non perdono le loro radici , e fruiscono di prestazioni sociali inferiori a quelle alle quali avrebbero diritto restando nel loro quartiere.

In conclusione si deve affermare che lo stato della borgata conta moltissimo per le famiglie povere, soprattutto dal punto di vista della salute fisica e mentale ma questo fattore non può essere isolato e non è determinante nei programmi anti-povertà. Questa è un’ indicazione rilevante per la politica scolastica ed è anche un indizio esplicito per impostare strategie scolastiche diverse da quelle che consistono a fornire buoni scuola per facilitare la libertà di scelta della scuola. Forse questo problema è meno acuto in Italia dove l’obbligo di frequentare la scuola presente nel quartiere in cui si è domiciliati non esiste perché si sono aboliti anni fa i bacini di utenza scolastica. Nondimeno, anche in Italia non è facile traslocare, cambiare quartiere per permettere ai figli di frequentare le scuole migliori. Inoltre, in Italia cova sempre la polemica dei buoni scuola da dare alle famiglie che iscrivono i figli nelle scuole paritarie. L’indagine USA dimostrerebbe che questa pista non è produttiva e porterebbe dunque acqua al mulino di coloro che si oppongono alla strategia dei buoni scuola. 

[1] Acronimo MTO

[2] AA. : The Long-Term Effects of Moving to Opportunity on Youth Outcomes . Cityscape : A Journal of Policy Development and Research • Volume 14, Number 2 • 2012 ,U.S. Department of Housing and Urban Development • Office of Policy Development and Research

[3]  American Economic Association

[4] Si tratta della celebre sperimentazione "New York City’s Harlem Children’s Zone"