Presentazione di un’indagine di Sophie Morlaix sulle competenze sociali e la loro incidenza sui risultati scolastici nella scuola elementare

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Capacita’ a convivere e successo scolastico

Dalla presentazione effettuata dall’autrice dell’indagine Sophie Morlaix:

Questo progetto di ricerca mira a proporre una misura e una definizione a posteriori delle cosiddette competenze sociali nella scuola primaria e a dimostrare l’importanza per la spiegazione delle differenze degli esiti della scolarizzazione tra gli allievi di questa variabile che è una competenza trasversale. La ricerca si è svolta con una metodologia pluridisciplinaire che permetteva di raffinare gli strumenti sia concettuali che strumentali necessari per catturare le competenze sociali. In questo senso, nella ricerca si sono mobilitati concetti e metodologie provenienti da discipline diverse (economia, sociologia, psicologia) ma la cui preoccupazione comune e’ quella di ottenere una migliore comprensione della variabilità degli esiti della scolarizzazione. La ricerca è strutturata su parecchi livelli: in un primo tempo tempo si mira a stabilire una tipologia delle competenze sociali, in seguito si propone una misura empirica di questi differenti tipi di competenze sociali con il ricorso a modelli econometrici appropriati ed infine, in un’ ultima tappa, si tenta di misurare l’impatto delle competenze sociali sugli esiti scolastici nel corso della scuola primaria.

Indagine di Sophie Morlaix , professore associato in scienze dell’educazione, eccellente ricercatrice all’IREDU (Istituto di Ricerche in sociologia e economia dell’educazione) dell’Universita’ di Borgogna a Digione. 

Siamo ormai al dunque. I ricercatori mettono le mani in pasta e non si accontentano più di belle declamazioni sulle competenze. Cosa sono? Come si declinano? A cosa servono? Come si coniugano con le discipline? Come si sviluppano e si promuovono nelle scuole? Come si misurano? Una bella sequenza di domande alle quali le indagini scientifiche iinziano a rispondere.Si segnala qui un’indagine svolta a Digione da Sophie Morlaix, professore associato, intitolata :

 

"Les compétences sociales : 

Quels apports dans la compréhension des différences de réussite à l’école primaire ? " 

 

L’autrice ha pubblicato un articolo nel gennaio 2015 di 25 pagine nel quale riassume i risultati dell’ indagine . L’articolo e’ stato diffuso come un documento di lavoro dell’IREDU, il Centro nel quale lavora Morlaix. Il testo in francese, di 25 pagine, si può consultare e scaricare cliccando qui.

 

Qui si presentano in modo critico e in traduzione libera alcuni elementi di questo lavoro. E’ importante che i ricercatori svolgano indagini empiriche su questi temi per confermare o invalidare le credenze degli insegnanti o dei genitori come pure per indirizzare le decisioni politiche sui curricoli. Poco importa se le conclusioni di questi lavori scoprono l’acqua calda (non e’ qui il caso), ma conta invece che valutazioni di questo genere si facciano su vasta scala.

L’interesse di questa ricerca risiede nel fatto che si tenta di dimostrare e di misurare l’incidenza delle competenze sociali sugli esiti della scolarizzazione nella scuola primaria. A questo scopo e’ indispensabile precisare la natura delle cosiddette competenze sociali, operazione che si fa di raro.

 

 

Le competenze sociali: di cosa si tratta? 

 

 

Secondo Marcel Crahay (2006) il concetto di competenze è talmente complesso da definire che sembra “una specie di caverna di Alì Baba concettuale”. Il lavoro di Morlaix si colloca nell’ambito della riforma curricolare francese votata nel 2005 dall’Assemblea nazionale francese che ha sancito il concetto di “zoccolo comune delle competenze e delle conoscenze” come obiettivo da conseguire quando si conclude la scolarità’ obbligatoria. L’indagine e quindi il riferimento teorico che ne è alla base soffre di questo contesto poiché accetta la coesistenza nel curricolo delle competenze e delle conoscenze organizzate secondo lo schema disciplinare pluri-secolare. Orbene, nonostante le dotte divagazioni teoriche miranti a combinare conoscenze disciplinari e competenze, occorre rendersi all’evidenza ed ammettere che il curricolo scolastico o è impostato in funzione delle discipline tradizionali oppure ne fa a meno, sacrifica le materie, ed è organizzato in funzione delle competenze. L’indagine accetta la ripartizione delle competenze imposta dalla necessità di conciliare nell’ambito del cunicolo i saperi scolastici tradizionali con saperi di nuovo tipo che sono qualificati come comportamentali o saper-essere. Questi tipi di saperi sono competenze non cognitive che rinviano a norme sociali da acquisire. Un modo per qualificare quest’ insieme di sapere e’ quello di catalogarli come conoscenze trasversali perché includono disposizioni comuni a parecchie discipline in quanto non sono proprie di nessuna. Le competenze sociali costituiscono certamente un elemento importante di queste competenze trasversali che funzionano come un catalizzatore che concorre a spiegare i risultati degli studenti. Nella produzione scientifica e politica sullo zoccolo comune di competenze (altrimenti detto bagaglio comune minimo) che tutti gli studenti dovrebbero acquisire entro la fine della scolarità obbligatoria si attribuisce una grande rilevanza alle competenze sociali perché si ritiene che queste giocano un ruolo importante non solo nella socializzazione, nella vita professionale, ma più semplicemente nell’acquisizione delle conoscenze scolastiche o dei saperi scolastici.

 

Molteplici ricerche scientifiche hanno dimostrato che negli studenti più deboli le poche conoscenze disciplinari acquisite lo sono soltanto in riferimento alla situazione nella quale sono stati appresi. Invece i buoni allievi svilupperebbero oltre alle competenze disciplinari (ossia imparano molte cose e le ritengono) anche competenze trasversali perché sono in grado di mobilitare la più grande capacità di oggettivazione, di trasferimento delle nozioni apprese ad altri campi d’apprendimento con collegamenti con altre situazioni incontrate in precedenza altrove. E’ ormai noto per esempio che nel mercato del lavoro le competenze sociali hanno una incidenza elevata non solo sull’occupazione ma anche sul livello salariale. Nelle procedure di reclutamento per esempio i datori di lavoro prestano un’ attenzione accresciuta alle competenze sociali. Ma queste cosa sono? A questo punto ci si può chiedere se le competenze sociali spiegano i risultati che si ottengono nella scolarizzazione durante la scuola primaria. Se fosse il caso allora non si dovrebbe più’ esitare a promuoverne lo sviluppo a scuola. L’indagine verte soprattutto sugli alunni alla fine della scuola primaria cioè della 5ª elementare e distingue due tipi di competenze sociali: le competenze sociali intra-individuali (i comportamenti rispetto a se stessi) e le competenze sociali inter-individuali (i comportamenti rispetto agli altri). Nella prima categoria sono inclusi la tenacità, la curiosità, l’autonomia, la motivazione, la stima di se stessi,ecc. Nella seconda categoria sono inclusi per esempio la buona educazione, il rispetto della vita in comune, la capacità di dialogare con il prossimo, la capacita’ di far valere le proprie opinioni, capacità di ascoltare le opinioni degli altri,ecc. L’originalità dell’indagine consiste soprattutto nel fatto di aver operato questa distinzione e di aver collegato queste due categorie di competenze con gli apprendimenti scolastici.

 

 

Metodologia dell’indagine

 

L’indagine è stata svolta su un campione di 245 alunni appartenenti a una decina di classi di 5ª elementare nella zona di Digione, urbana e rurale. Agli alunni sono stati somministrati diversi questionari, più particolarmente i seguenti:

 

 

-un questionario disciplinare per valutare il livello scolastico dell’allievo mediante test di francese e di matematica. Agli alunni e’ stata sottoposta una decina di esercizi;

-un questionario sulle competenze sociale per captare i diversi tipi di competenze sociali.A questo scopo è stata compilata una lista di competenze sociali identificate mediante una decina di colloqui. Nella lista sono state introdotte le competenze sociali preconizzata nello zoccolo comune di competenze e conoscenze come pure altre competenze che gli insegnanti di 5ª elementare ritengono come plausibili. La lista è la seguente:

  • rispetto delle regole di buona educazione: dire buongiorno, dire grazie, essere puntuali, non fare qualcosa in classe senza aver chiesto permesso;
  • rispetto delle regole di vita in comune: non picchiare i propri compagni, non insultarli, non scherzarli, tacere durante le lezioni, non rivolgersi all’insegnante come ci si rivolge ai compagni, fare ciò che il maestro chiede di fare, non essere impertinenti ossia non rispondere al maestro;
  • rispetto delle regole abituali della comunicazione: non interrompere gli altri mentre parlano, alzare la mano per chiedere la parola, lasciare che la persona che parla finisca la frase, non fare rumore o non creare disturbi mentre un’ altra persona parla, sapere esporre i propri argomenti per convincere senza innervosirsi;
  • qualità comportamentali: essere curioso, porre domande, essere tenaci ossia non lasciar perdere quando non si capisce qualche cosa, aiutare i compagni che sono in difficoltà, essere autonomi, non porre in continuazione domande al maestro , tenere in ordine il proprio diario scolastico, non dimenticare i propri libri a scuola, riuscire a lavorare in gruppo;
  • qualità personali (non scolastiche) che la scuola come la famiglia dovrebbero sviluppare: avere idee per creare qualcosa, riuscire a spiegare qualcosa agli altri, ecc.

 

Infine, un questionario sulle caratteristiche personali per raccogliere informazioni di tipo socio-demografico, sulle modalità di occupazione del tempo libero, sugli interessi e sugli hobby, oppure sulle categorie socio-professionali dei genitori per caratterizzare la famiglia in cui si vive.

 

 

I dati sono stati raccolti nelle classi nel corso di sedute di un’ ora (mezz’ora per i questionari disciplinari, mezz’ora per i questionari sulle competenze sociali e sulle caratteristiche personali).

Il campione era composto per il 54% di ragazzi, per il 46% di ragazze, la maggioranza dei membri del campione non hanno mai ripetuto la classe. Solo 7 alunni su 245 sono stati ripetenti una volta. Tre quarti della popolazione scolastica presa in riconsiderazione viveva in una zona urbana.

 

Quale parte le competenze sociali hanno nella spiegazione della promozione alla fine della 5ª elementare?

 

A questo scopo Morlaix ha messo a punto un modello statistico apposito nel quale la variabile da spiegare era il punteggio ottenuto dall’alunno nel test disciplinare. I risultati permettono di mettere in evidenza l’effetto lordo delle competenze sociali sull’esito scolastico. Le competenze sociali prese in considerazione in questo modello e che sono state elencate poco fa spiegano da sole il 30% della varianza dei punteggi nel questionario disciplinare. Talune competenze sociali hanno un effetto positivo significativo sul punteggio. Talune di queste competenze possono a prima vista sorprendere perché si tratta di competenze che riguardano per esempio gli items seguenti: “non domandare sempre permesso”, o “violenza verbale tra compagni”, “non amare a lavorare in gruppo”…

 

Probabilmente, le competenze sociali sviluppate dagli alunni sono collegate in parte alle loro caratteristiche personali. Per questa ragione, Morlaix ha messo a punto un secondo modello di regressione lineare che tiene in conto le caratteristiche socio-demografiche (genere, età, categoria socio-professionale del padre e quella della madre). Le caratteristiche individuali degli alunni spiegano da sole il 13,2% della varianza dei ponteggi nel test disciplinare. Se queste competenze fossero indipendenti dalle competenze sociali sviluppate dagli alunni, la parte di varianza spiegata dal secondo modello salirebbe al 43% circa. Orbene, le analisi dimostrano che le competenze sociali e le caratteristiche degli alunni sono tra loro collegate. Talune competenze sociali che avevano un effetto lordo significativo perdono il loro effetto quando si controllano le caratteristiche socio-demografiche. In questo caso, le competenze sociali sviluppate dagli alunni sarebbero dipendenti dalle loro caratteristiche socio-demografiche e personali. È questo il punto sul quale per finire l’indagine si è concentrata.E’ importante precisare questo aspetto, perche’ se la variabile principale e’ quella personale allora sarebbe inutile occuparsi delle competenze sociali a scuola,ma le cose non stanno proprio così’, non sono così’ semplici.

 

 

Caratteristiche personali degli alunni e sviluppo delle competenze sociali

 

 

Le caratteristiche personali considerate nel modello spiegano il 39,7% della varianza dei punteggi degli alunni nel test sulle competenze sociali. Tra le caratteristiche scolastiche, il fatto di essere considerato come “allievo debole o mediocre” dall’insegnante ha un effetto negativo nel test sulle competenze sociali. Questi alunni hanno almeno 3 punti di meno di quelli considerati come alunni forti. Per altro, la localizzazione della scuola in una zona urbana o in una zona rurale influisce pure significativamente sul punteggio delle competenze sociali. Gli alunni scolarizzati nelle scuole situate nelle zone rurali ottengono a parità di condizioni un punteggio superiore nel test sulle competenze sociali rispetto agli studenti scolarizzati nelle zone urbane. Anche le modalità di fruizione del tempo libero hanno un’ influenza sulle competenze sociali. Stessa cosa per la comunicazione in seno alla famiglia.

 

 

Infine, l’indagine ha approfondito l’ influenza reciproca delle competenze sociali intra-individuali e di quelle inter-individuali.

 

 

Conclusione

 

 

L’indagine non ha permesso di confermare l’esistenza di un collegamento tra lo sviluppo delle competenze sociali e il successo scolastico. Con i dati a disposizione prodotti dalla ricerca come è stata costruita, si giunge alla conclusione che le competenze sociali non influiscono direttamente sull’esito scolastico o esercitano una influenza molto marginale. La sola competenza riguardante la padronanza delle regole, la buona educazione nei rapporti con gli adulti sembra avere un effetto positivo ma modesto sugli apprendimenti a scuola. Questa stessa variabile è influenzata positivamente da un’ altra variabile proveniente dalle competenze intra-individuali. Quindi sembrerebbe che l’ipotesi secondo la quale le competenze intra-individuali sarebbero un precedente delle competenze sociali inter-individuali sarebbe confermata.Anche il buon senso va in questa direzione.

Morlaix afferma anche che se le competenze sociali non esercitano un effetto diretto sui risultati scolastici, esercitano certamente un effetto indiretto condizionando altre variabili che hanno una incidenza diretta sui risultati scolastici. Questa ipotesi di un fefetto indiretto resta da dimostrare e merita di essere considerata seriamente perche’ se questo e’ il caso allora si deve concludere che occorre occuparsi di queste competenze a scuola.

 

 

L’indagine dimostra quanto rilevante sia procedere in questa direzione, ossia con indagini empiriche sulle competenze per sfatare dichiarazioni mitiche e generiche che impediscono sia le valutazioni sia gli approfondimenti curriculari. L’autrice ammette che i risultati non sono molto significativi anche perché il campione scolastico e’ troppo piccolo. Tuttavia il lavoro svolto apre le porte ad analisi originali che dovrebbero permettere di capire meglio come l’esito scolastico si costruisce. Per il momento, la pressione scientifica esistente sulle competenze sociali e’ assai vaga sia per quel che riguarda il livello di apprendimento delle competenze stesse (esclusivamente in casa oppure con i compagni?) sia per quel che riguarda l’incidenza di queste competenze su risultati scolastici. In ogni modo, l’indagine permette di ipotizzare la presenza di variabili intermediarie tra le quali si potrebbe includere il benessere o lo star bene.

 

 

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