Resoconto di un articolo di Luciano Benadusi e Orazion Giancola intitolato : Saggio introduttivo: sistemi di scuola secondaria comprensivi verso selettivi.Una comparazione in termini di equità, pubblicato dalla rivista "Scuola Democratica, 2/2014".

Version imprimable de cet article Version imprimable

Prolungamento della scolarizzazione

Questo è un ennesimo articolo di stampo prettamente accademico che tratta della scuola media cosiddetta unica , una specialità europea ad eccezione dei paesi scandinavi e della Danimarca. L’articolo qui presentato , ricco di referenze bibliografiche , raccoglie informazioni da indagini multiple, internazionali ed accademiche, condotte per lo più in Europa ed è esclusivamente imperniato sui risultati del movimento che ha caratterizzato le riforme scolastiche europee nella seconda metà del Novecento ma che si è fermato per strada, ossia il prolungamento della scolarità , la creazione di una scuola unica dai 6-7 anni fino ai 15 anni circa noto anche come riforma della scuola comprensiva ("comprensive schools"). Nel corso degli anni Settanta il movimento si è bloccato ( il freno più brutale è successo in Germania dove taluni Länder avevano avviato questa riforma e altri invece vi si erano fermamente opposti). L’ultimo sistema scolastico che ha imposto la scuola media a tutti e che ha generalizzato una specie di scuola media unica fu la Francia nel 1975. Da allora in poi non è più successo nulla dal punto di vista strutturale. Si sono qua e là ritoccati i programmi, ma i sistemi scolastici non sono cambiati e la scuola media unica è ancora ben lungi da venire come pure la fusione tra scuola primaria e scuola media. Unica eccezione in Europa :la Danimarca. L’indagine PISA dell’OCSE condotta da un tedesco, Andreas Schleicher, mirava in modo subdolo a mettere in difficoltà i Länder nei quali la riforma scolastica aveva creato la "comprenhensive school", a mostrarne i limiti, i difetti, le carenze rispetto alle promesse ed alle teorie. Gli autori dell’articolo , Luciano Benadusi e Orazio Giancola del Dipartimento di sociologia dell’Università la Sapienza di Roma, analizzano la situazione vigente dal punto di vista dell’equità e della qualità dei risultati. Il quadro è molto più sfumato di quanto si possa sospettare, nel senso che non tutti i paesi con una scuola media unica , per esempio l’Italia e peggio ancora la Francia, brillano per i risultati dei loro studenti o per l’equità del servizio scolastico di base mentre sistemi scolastici poco unici e molto differenziati come per esempio quello elvetico ( che di modelli ne ha 26 e non uno solo) non vanno proprio male dal punto di vista dei risultati anche se da quello dell’equità annaspano. Alla fine gli autori si chiedono: "Bastano i cambiamenti descritti per desumere che l’epoca della comprensivizzazione è tramontata e si è entrati in una fase storica ‘post-comprensiva’, che per molti aspetti potrebbe però denotarsi piuttosto come neo-selettiva?" Rispondono: "Se si auspica che inclusione ed eguaglianza delle opportunità, in combinazione con e non senza la qualità, restino valori portanti delle politiche educative, non si dovrebbe abbandonare il modello della scuola comprensiva, bensì ripensarlo alla luce dei grandi cambiamenti sociali intervenuti. Tali cambiamenti richiedono la presa in carico di crescenti istanze di decentramento, pluralismo, autonomia, partecipazione, individualizzazione, ed anche di efficienza, se viene intesa come un vincolo anziché, in conformità al pensiero neo-liberista, come un fine."

 Il prolungamento della scolarizzazione fin verso i 13 e poi i 15 anni è iniziato prima della seconda guerra mondiale, nel secolo breve come lo definisce lo storico Eric J. Hobsbawm, con il prolungamento progressivo della durata della scuola dell’obbligo. Questa operazione ha generato nella maggioranza dei sistemi scolastici la creazione della scuola media o dell’insegnamento secondario di primo grado. Nell’Europa continentale questo insegnamento era rimasto molto selettivo fino all’immediato dopoguerra, cioè fin verso il 1945. Esso funzionava infatti come una passerella per pochi eletti ai quali si concedeva di tentare l’accesso al liceo o agli istituti tecnici e per finire all’università o agli studi accademici. Fin verso gli anni 50 del Novecento la percentuale di una fascia di età che frequentava il liceo, conseguiva la maturità e si immatricolava era bassissima. 

 

Il grande cambiamento, almeno così lo si tratteggiava, successe dopo il 1950. Alcuni sistemi scolastici adottarono una riforma che prolungava la durata della scolarizzazione e rendeva accessibile a tutti l’insegnamento secondario di primo grado. Non tutti lo fecero però. 

 

L’articolo di Benadusi e Giancola , allegato, analizza questa trasformazione che è avvenuta nel periodo del miracolo economico, gli anni d’oro delle economie e della politica europea. Un momento unico che però finì rapidamente agli inizi degli anni Settanta. Il prolungamento della scolarità fu una necessità imposta dallo sviluppo economico. In molto sistemi scolastici nondimeno le resistenze a generalizzare la scolarizzazione secondaria di primo grado furono elevate ed invece di adottare il modello comprensivo , ossia la scuola media unica, si inventarono varianti di ogni tipo pur di salvaguardare la selezione che scremava gli studenti atti a frequentare il liceo e gli studi superiori. Questo fu per esempio il caso di Ginevra, oppure della Francia. Scuola media unica sì ma differenziata. I due autori mettono bene in evidenza gli effetti di queste manipolazioni, si potrebbe dire di questa cosmesi pedagogica. L’opinione pubblica ha subito il cambiamento, il corpo insegnante in gran parte non lo ha capito e si è rassegnato ad avere a che fare con una massa di studenti che un tempo andavano a lavorare presto oppure che frequentavano scuole meno esigenti. I curricoli sono stati poco ritoccati. Qualcosa è però cambiato e l’istruzione è diventata più equa, ma la segregazione scolastica , in modo mascherato, è perdurata e le scuole medie davvero uniche non divennero la regola. Al loro posto si inventarono i livelli di scuola , si distribuirono gli studenti per classi, si instaurarono selezioni negative. 

Poche indagini comparate permettono di trarre conclusioni nette dal punto di vista politico perché i modelli applicati non permettono confronti né a corta, né a media o lunga scadenza. Laddove qualcosa è stato fatto si è scoperto che i benefici della scuola unica spariscono rapidamente, che gli studenti provenienti dalle classi sociali agiate sono la maggioranza tra coloro che vanno al liceo, conseguono la maturità e proseguono gli studi. 

 

Il principio della scuola media unica non ha dato i risultati scontati. Eppure laddove si è fatto uno sforzo effettivo per applicarlo si constata che equità e qualità non sono incompatibili, che l’eterogeneità delle classi non nuoce ai bravi ed è benefica per i deboli. Mancano però indagini rigorose sul lungo termine: un anno, due o tre dopo la fine della scuola media . I due autori sono costretti a servirsi dei dati dell’i,pagine PISA dell’OCSE che non è stata inventata per questo scopo. 

 

Per concludere, ci sembra si possa affermare che manca il coraggio per una riforma scolastica coraggiosa che unisca , come in Danimarca, la scuola primaria e la scuola media unica, ossia che renda veramente unica la scuola media, eliminando le varie differenze che i sistemi scolastici inseriscono subdolamente per scremare le classi e riunire gli studenti o per capacità intellettuali o per origine sociale o per nazionalità o per gruppo etnico. Una riforma del genere presuppone un cambiamento di mentalità tra gli insegnanti, una formazione diversa e una modifica dei programmi. Forse è illusorio invocarla. Per il momento i responsabili politici, come lo dimostrano Benadusi e Giancola, si limitano a qualche ritocco, non affrontano di petto il problema, si rassegnano e tentano di correggere i guasti. Forse è illusorio sperare che si giungerà a proporre una scuola media unica prima della scomparsa dell’istituzione scolastica. Chi vivrà vedrà.

 

Gli autori dell’articolo allegato pubblicato sulla rivista "Scuola Democratica":

Luciano Benadusi, sociologo dell’educazione , professore onorario dell’Università di Roma La Sapienza,l.benadusi@libero.it.

Orazio Giancola, Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche, Sapienza Università di Roma , orazio.giancola@uniroma1.it

 

Les documents de l'article

Scuola_media_unica_Giancola.pdf