Resoconto di due relazioni sul tema "Teachers’ Technology Use: Beliefs, Practices, and Expertise" presentate al convegno dell’AREA 2010 a Denver, Colorado,il 3 aprile 2010

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I "Digi-Teachers"; gli insegnanti "digitali"

Per fortuna ce ne sono, anche in Italia. Sono bravi, appassionati, amano la scuola e innovano. Cosa pensano a proposito dell’insegnamento? Come se la cavano? Quali ostacoli incontrano? Il sistema scolastico può fare leva su di loro per evolvere? La versione integrale del resoconto dell’incontro di Denver del convegno annuo dell’AERA con riassunti e commenti dell’insieme delle presentazioni ascoltate sarà pubblicata di seguito alle singole presentazioni.

Uso delle tecnologie da parte degli insegnanti

 [1]

Le relazioni presentate in questa sessione del convegno dell’AERA 2010 riguardavano indagini svolte per conoscere i comportamenti, i pregiudizi, le opinioni e le pratiche degli insegnanti nei confronti delle TIC.

L’adozione delle TIC nelle scuole (per esempio le lavagne luminose) non è affatto una faccenda ovvia. Dove si è forzato il passaggio imponendo alle scuole attrezzature non richieste o il cui uso non era padroneggiato dagli insegnanti, è capitato di tutto, con sprechi immensi. Non basta spendere per attrezzare le scuole con nuovi apparecchi soltanto per brillare davanti agli elettori e gareggiare per essere etichettati come notabili progressisti che vogliono il bene della popolazione senza tirarsi in dietro quando si tratta di spendere per le scuole. 

Occorre anche saperle utilizzare le TIC o ICT (se ci si serve dell’ acronimo inglese) il che non è evidente, tenuto conto del gran numero di insegnanti nelle scuole formati e abituati a lavorare in un altro modo. Molti insegnanti sono scettici, rifiutano le ICT, sono prevenuti nei confronti delle TIC e le sabotano. Ma la scuola, se vuole restare a galla e sopravvivere non può fare altro che trovare una modalità per modificare i curricoli e adottare in modo efficace le nuove tecnologie.

Si tratta di una sfida impari, difficilissima, ma, come nel calcio, anche le piccole squadre talora riescono a mettere in difficoltà le grandi. I promotori della generalizzazione delle TIC nelle scuole primarie e secondarie sottovalutano in genere le reazioni degli insegnanti, non conoscono attraverso quali vie gli insegnanti si preparano a servirsi delle TIC, o le integrano nella loro pratica, o le rifiutano. Prima di lanciare riforme su vasta scala di generalizzazione delle TIC nelle scuole o di innovazione dell’insegnamento e dei curriculi mediante l’ adozione di nuove tecnologie è indispensabile conoscere le opinioni degli insegnanti, osservare come reagiscono quando hanno a che fare con le TIC nel loro lavoro.

In questa sessione sono state presentate due ricerche: una californiana e una inglese che meritavano attenzione non tanto per i risultati ma per i metodi d’indagine, come del resto ha sottolineato alla fine Natalie Milman , professore associato all’università George Washington (nmilman@gwu.edu ), che aveva l’incarico di commentare le due indagini.

Le due relazioni sono state le seguenti [2]:

Techno-Reform: The Intersection of Teacher Practice and Technology-Enhanced Curriculum Delivery and Assessment.
A cura di Juna Z. Snow (University of California - Berkeley, jsnow@innovatedconsulting.com)

Digi-Teachers: Technology and Practice. A cura di Andrew C. Goodwyn (University of Reading - a.c.goodwyn@reading.ac.uk), Carol L. Fuller (University of Reading - c.l.fuller@reading.ac.uk), Aristidis Protopsaltis (University of Reading - aprotopsaltis@gmail.com)

Nella discussione che è seguita alla relazioni, Natalie Milman ha insistito sull’importanza degli strumenti da utilizzare per captare le pratiche e le opinioni degli insegnanti : ne occorrono molti e complementari tra loro.

Nell’indagine di Snow in California è particolarmente apprezzabile il fatto che si sono dedicati ben tre semestri all’osservazione dei comportamenti degli insegnanti alle prese con le TIC, al posto di liquidare le loro opinioni in quattro e quattr’otto con un’intervista stereotipata come succede molto spesso.

Occorre anche prestare attenzione alla storia dell’innovazione in una scuola e allo sviluppo professionale degli insegnanti. Questi fattori devono essere presi in considerazione anche perché variano da scuola a scuola e perché influenzano potentemente le pratiche degli insegnanti. Per i ricercatori occorre evitare di andare alla cieca, seguendo un proprio schema teorico che si riflette nei questionari o nelle domande delle interviste. In questo modo si passa accanto ai problemi, non si afferrano e si raccolgono soltanto informazioni poco rilevanti.

Gli insegnanti digitali (i "digi-teachers")

L’indagine pilotata da Goodwyn in Inghilterra ha il pregio di essersi concentrata sugli “insegnanti digitali” , ossia sugli insegnanti che hanno la passione per l’informatica. Quindi l’indagine è stata condotta su un gruppo specifico di insegnanti, quelli sui quali si fa affidamento per contagiare gli scettici e trascinare le scuole nel mondo delle nuove tecnologie.

Obiettivo della ricerca: capire le motivazioni degli insegnanti identificati come “ insegnanti fuori del comune” per la padronanza delle TIC in classe. La ricerca è stata condotta su insegnanti di scuola elementare. Il problema subito evidenziato nella discussione è stato quello dei criteri e della procedura per identificare i "digi-teachers".
 

Quel che conta non sono le attrezzature: queste sono necessarie ma non sufficienti

L’ipotesi di ricerca è da ritenere: il modo con il quale le ICT sono usate conta di più che non la quantità di attrezzature nelle scuole. Nelle scuole elementari inglesi, c`è una buona attrezzatura per quel che riguarda le nuove tecnologie (lavagne luminose, computer, WiFI, ADSL, tavolette numeriche. ecc) , ma l’ uso appropriato e efficace delle ICT è raro. Quindi non è l’attrezzatura che conta ma la competenza, la bravura, la professionalità degli insegnanti. Da qui l’interesse di andare a caccia dei bravi insegnanti che si servono delle ICT per vedere come se la cavano, quali sono secondo loro le difficoltà da superare per utilizzare al meglio le nuove tecnologie.

Quali sono le buone pratiche con le ICT?

Un altro problema metodologico rilevante è¨quello della definizione delle buone pratiche nell’uso delle ICT. L’osservazione e l’analisi delle pratiche degli “insegnanti digitali”, che fanno un buon uso delle ICT, sono un passaggio obbligato per impostare programmi di grande ampiezza e per costruire una scala delle competenze degli insegnanti da usare nelle riforme che si prefiggono di diffondere l’uso delle ICT nelle scuole.

Nell’indagine inglese sono state contattate 250 scuole. Gli insegnanti-digitali, ritenuti eccellenti sia per l’uso didattico delle ICT, sia per i risultati scolastici dei loro allievi, sono stati in tutto per per tutto 93.

Il 60% degli insegnanti che hanno partecipato all’indagine (54 , di cui 26 di scuola elementare e 28 di scuola media) ritiene che il mondo sociale e culturale degli studenti sia profondamente cambiato rispetto ad alcuni anni fa. I “digital natives” vogliono imparare in un altro modo e vogliono un insegnamento diverso.

Rappresentatività dei "digi-teachers" segnalati dai dirigenti

Il commento di Milman ha messo in evidenza alcuni punti critici: come sono state condotte le interviste con gli insegnanti digitali? I dirigenti che hanno segnalato i docenti esperti hanno ricevuto tutti la stessa griglia di analisi, gli stessi criteri di selezione, le stesse definizioni? Le osservazioni in classe fatte con video erano sufficientemente lunghe?

Questa sessione ha permesso di elencare una serie di questioni alle quali si deve prestare attenzione prima di partire lancia in resta con programmi ambiziosi, spettacolari, di distribuzione di computer nelle scuole e di generalizzazione di applicazioni informatiche per la didattica o per la gestione delle scuole, prima di spendere milioni di euro o di dollari per attrezzare le scuole con strumenti e tecnologie che o non sono utilizzati o sono utilizzati male.

 

[1] Teachers’ Technology Use: Beliefs, Practices, and Expertise

[2] Rivolgersi direttamente agli autori per ottenere il testo della relazione

Les documents de l'article

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