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Dalla Francia : Il ministero dell’Istruzione pubblica ("Ministère de l’Education Nationale") si prefigge di instaurare una valutazione di tutti i bambini dell’ultimo anno della scuola materna, i bambini di cinque anni, per identificare i bambini a rischio, cioè quelli dei quali si può prevedere con buona certezza che non ce la faranno a seguire una scolarità "normale", a partire dai sei anni, e che faranno fatica ad imparare, a seguire il ritmo serrato dei programmi scolastici.

 

Lo annuncia il quotidiano "Le Monde" del 12 ottobre che si è procurato una copia di un volume approntato dal ministero : "Aide à l’évaluation des acquis en fin d’école maternelle", nel quale si descrive per gli insegnanti un protocollo di valutazione molto normativo, suddiviso in 22 schede. Questo vuol dire che la riflessione all’interno del ministero su questo punto è molto avanzata.

Un sogno inseguito in molti sistemi scolastici

Tutti i bambini dovrebbero essere pronti a diventare alunni quando inizia la scuola dell’obbligo, dovrebbero cioé presentarsi a scuola con il bagaglio di comportamenti e di conoscenze necessario per svolgere senza incidenti maggiori di percorso il grande viaggio all’interno della scuola.

La novità non è tale, ancorché sia assurda, ma la tendenza che prevede di preparare i bambini alla scolarizzazione, di anticipare la data d’inizio della scuola obbligatoria, di identificare i cosiddetti "bambini a rischio" il più presto possibile, di estendere l’ampiezza della scolarità obbligatoria, di cominciare al più presto ad andare a scuola, di approntare curricoli per le scuole materne, di valutare i bambini per vedere se apprendono i codici di comportamento indispensabili per essere scolarizzati nei sistemi scolastici attuali, si estende a macchia d’olio.

La scuola al posto delle famiglie

Dopo avere ritenuto, senza prove, che nelle famiglie contemporanee non si preparano più i figli per andare a scuola, si delega questo compito alle scuole materne. In Europa non si è esitato un secondo a vendere questa proposta anche perché l’educazione prescolastica di per sé è un fatto acquisito da decenni mentre non lo è ancora negli Stati Uniti nonostante le lobby potenti che con ogni mezzo vorrebbero imporre la prescolarizzazione universale. L’indagine PISA del 2000 è stato un pretesto sfruttato abilmente dalle autorità scolastiche per chiedere un anticipo della scolarità obbligatoria non tanto a 5 anni (in Inghilterra la scuola dell’obbligo inizia già a 5 anni) ma a 4. Tutti si sono detti che se si impara prima a leggere si leggerà meglio a quindici anni [1], che per imparare a leggere prima della quarta o quinta elementare si devono apprendere i meccanismi di base della lettura presto e che più presto si inizia a leggere meglio è. Da qui la reazione a catena che si è innestata sul piano politico con la benedizione, anzi il sostegno delle organizzazioni internazionali.

A questo punto vale la pena ricordare che in Finlandia dove i quindicenni conseguono punteggi assai buoni nei test internazionali, sia quelli di estrazione facoltosa che quelli provenienti dagli strati sociali poveri, la scuola dell’obbligo inizia a 7 anni e l’educazione prescolastica dura un solo anno e non è obbligatoria. Questa potrebbe essere la smentita più netta alla propaganda in atto per generalizzare le scuole materne, ossia l’educazion prescolastica obbligatoria da 3 o 4 anni fino agli inizi della scuola dell’obbligo.

Cosa sta succedendo in Francia ?

La Francia ha un settore prescolastico molto sviluppato. Più del 90% dei bambini tra i tre e i sei anni frequenta a tempo pieno la scuola materna che non è però obbligatoria. Nel sistema scolastico francese la scuola materna la si può già iniziare a due anni e mezzo. Da almeno vent’anni la Francia ha optato di investire nell’educazione prescolastica piuttosto che nella formazione universitaria e nella ricerca. L’incidenza di questa opzione sul budget del Ministero è altissima. Le università soffrono e sono pregate di andare a cercare risorse presso il settore privato.

L’educazione prescolastica universale è alla moda. La si giustifica con argomenti scolastici perché si pretende che facilita la scolarizzazione il che non è affatto dimostrato mentre invece è un provvedimento sociale rilevante perché permette ai genitori di esercitare entrambi una professione al di fuori dell’economia domestica. Però non lo si dice forse anche perché si teme che i Ministeri degli Affari Sociali si approprino delle scuole materne mentre i Ministeri dell’educazione non sono disposti a mollare questo settore, oppure perché non si vogliono perdere le entrate fiscali prodotte dal doppio reddito domestico che l’educazione prescolastica consente.

Cogliere due piccioni con una fava

Per i dirigenti politici l’espansione dell’educazione prescolastica è una manna : offrire più posti ai piccoli in tenera età, liberando quindi le famiglie dalla preoccupazione dell’educazione dei figli e soprattutto permettere alle giovani madri di non interrompere la carriera professionale nel mondo del lavoro, di non sparire dal mercato del lavoro, di non subire perdite salariali (è stato comprovato che l’interruzione dell’attività professionale genera una diminuzione di guadagni sull’arco della vita professionale).

Per i sindacati è pure un’altra manna. L’espansione dell’educazione prescolastica produce più posti per il personale, genera uno spazio maggiore da occupare per rivendicare la necessità di una presenza sindacale, aumenta il numero degli affiliati ai sindacati.

Gli alti tassi di prescolarizzazione in molti paesi europei hanno fatto il resto anche se all’inizio della scuola dell’obbligo le differenze sociali nell’istruzione non sono scomparse. Che sia già la scuola materna a coltivare i germogli della disuguaglianza scolastica ? Non lo si può escludere.

La procedura di valutazione

La valutazione dei bambini di cinque anni è prevista in tre fasi :

  • Tra novembre e dicembre, una prima fase detta di "rilevamento" : l’insegnante vaglierebbe il comportamento a scuola, il linguaggio, la motricità e la "coscienza fonologica" dei bambini ;
  • La seconda fase consisterebbe in un "allenamento progressivo (...) con i bambini identificati come bambini a rischio nella fase 1 ;
  • Infine, un tappa bilancio, tra maggio e giugno, permetterebbe di fare il punto sugli apprendimenti dei bambini con "una serie di prove collettive o in piccoli gruppi di una durata di circa trenta minuti per serie".

Avete già provato a somministrare test ai bambini piccoli ?

Questa è la domanda da porre. Come misurare la competenza a scrivere la serie dei numeri da 0 a 9 oppure a declamare le lettere dell’alfabeto ? Quanto tempo prende ? Come interpretare i risultati ? Quali competenze ci vorrebbero per svolgere questi lavori su migliaia di bambini ? Forse sarebbe bene di rileggere le indagini di Piaget e di riflettere sui metodi d’osservazione piagetiani.

Classificare scuole e bambini

Il libretto è presentato come uno strumento per aiutare gli insegnanti a valutare i bambini. Le schede sarebbero un aiuto agli insegnanti. La valutazione dei bambini dovrebbe essere facoltativa, ma il ministero, secondo il quoditiano "Le Monde" che ha avuto tra le mani il documento, intende pubblicare i risultati, calcolare una media nazionale, rendere pubblici i punteggi, permettere alle scuole materne di compararsi tra loro.

Si suggerisce agli insegnanti di scuola materna di classificare i bambini in tre categorie :

  • Bambini RAS [2], ossia i bambini ritenuti normali, pronti per frequentare la scuola dell’obbligo ;
  • Bambini a rischio ;
  • Bambini ad alto rischio

L’insegnante dovrebbe compilare una scheda per ogni bambino con i punteggi conseguiti rispetto alla padronanza del inguaggio, alla motricità, al comportamento e alla conoscenza delle sillabe (detta coscienza fonologica). Inoltre l’insegnante dovrebbe produrre anche una scheda di classe con la media dei punteggi di ogni bambino. La scivolata è ineluttabile. Si adattano e si anticipano nella scuola materna le valutazioni nazionali e internazionali.

Siamo ormai giunti alla fine dell’educazione prescolastica ? La scolarizzazione precoce è più facile da realizzare che non il "Lifelong Learning", ossia la formazione lungo il corso di tutta la vita. Gli adulti sono meno malleabili dei piccoli. Siamo di fronte all’ultima spiaggia dell’espansionismo scolastico ?

 

 

[1] Questa è un vera e propria bufala non sostenuta da nessuna prova scientifica consistente

[2] Acronimo francese per "rien à signaler"