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Il CEREQ, ossia il Centro nazionale francese di analisi e di ricerca sulle qualifiche [1] la cui sede è a Marsiglia, ha pubblicato una breve sulla rottura dei contratti d’apprendistato (Bref, n°272, mars 2010)  [2]


Proporzione di rotture di contratto di lavoro con studenti-apprendisti minori.

Che cosa può indurre un apprendista a rompere il contratto di lavoro oppure a smettere la formazione? In Francia la proporzione degli apprendisti che interrompono l’apprendistato e rompono il contratto di lavoro è del 17%. Secondo il Cereq, "i rischi di rottura sono più elevati nelle formazioni meno esigenti, dove si constata che un quinto degli apprendisti (il 22%) rompe il contratto d’apprendistato, mentre questa crisi riguarda solo l’8% degli apprendisti dell’insegnamento superiore". Il fenomeno è quindi assai rilevante. Nel modello dell’apprendistato dei minori qualcosa non funziona, non solo in Francia, ma anche in Svizzera o in Germania dove l’apprendistato dei minori è molto diffuso.

Le cause della rottura del contratto di lavoro tra i giovani apprendisti

Nei due terzi dei casi, la rottura dell’apprendistato è voluta da una delle parti in causa (lo studente o l’azienda). Nel 50% dei casi le rotture sono attribuibili all’iniziativa dell’apprendista. Soltanto il 4% delle rotture dei contratti di lavoro di apprendisti è imputabile alla formazione, ossia ai risultati che l’apprendista consegue quando frequenta i corsi di formazione.

Tutte le rotture non possono essere trattate alla stessa guisa. Talune sono poco problematiche e non necessitano interventi specifici per evitarle. Per esempio quando la rottura del contratto di lavoro succede dopo la fine degli esami, quando l’apprendista consegue il diploma ma non intende restare nell’azienda che l’ha formato. Oppure quando la rottura capita perché lo studente ha trovato un altro contratto di lavoro, più interessante, più consono ai suoi interessi, oppure che offre un impiego a tempo indeterminato nell’azienda che lo recluta, dopo la fine dell’apprendistato. Questi due casi non sono drammatici perché in entrambi l’esito è positivo: i giovano ricevono una formazione completa con un diploma alla fine. Più drammatica invece è la situazione di coloro che sono in formazione in un’azione che deve chiudere a causa dell’andamento del mercato o della vita economica. In questi casi, la rottura del contratto di lavoro con gli apprendisti è inevitabile perché non si può impedire a un’azienda di chiudere quando va male soltanto per salvaguardare i contratti con i giovani apprendisti.

Come ridurre le rotture dei contratti di lavoro dei giovani studenti-apprendisti?

Per diminuire il numero delle rotture di contratto di lavoro dei giovani apprendisti occorre conoscere in maniera dettagliata le ragioni della rottura. Nei casi descritti poco fa, le conseguenze non sono drammatiche, oppure le modalità di intervento per impedire la rottura del contratto non esistono. In altri casi invece, si possono prevedere provvedimenti di accompagnamento, di supporto sia dell’apprendista sia dei responsabili delle aziende che si occupano della loro formazione per capire le ragioni della crisi, per cercare di evitare sbocchi drammatici e trovare soluzioni alternative che evitino di lasciare sul lastrico, senza formazione, un giovane apprendista.

Un problema della formazione duale complesso e poco analizzato

Questo problema della formazione duale o in alternanza, detta anche apprendistato, è stato fin qui poco studiato. Ovunque, ogni formazione in alternanza presuppone un contratto di lavoro con l’azienda che forma l’apprendista. Orbene, molteplici indagini dimostrano che le rotture di contratto d’apprendistato sono elevate, specialmente nel primo anno d’apprendistato nonché in certi indirizzi professionali. Le rotture di contratto sono anche selettive: sono più numerose con certe categorie di studenti-apprendisti e lo sono di meno con altre categorie sociali di studenti-apprendisti. In altri termini, anche nell’apprendistato, in particolare nell’apprendistato per minori, si riproduce una selezione sociale. C’è sempre dunque chi è più favorito di un altro, chi è più disperato di un altro, nel settore della formazione. Gli educatori (anche quelli che formano gli studenti-apprendisti nelle aziende) non riescono, nonostante i proclami a lottare contro la discriminazione sociale di fronte all’istruzione. Una parte delle rotture dei contratti è imputabile a fattori sociali; un’alta percentuale a errori di orientamento professionale.

 

 

[1] Centre d’études et de recherche sur les qualifications

[2] Benoît Cart, Marie-Hélène Toutin Trelcat(CLERSE, Centre associé au Céreq pour la région Nord-pas-de-Calais), Valérie Henguelle (Université d’Artois): Contrat d’apprentissage, les raisons de la rupture. Cereq,2010