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Bollettino d’informazione No. 2 della DEPP [1]. Documento originale in francese scaricabile cliccando qui.

Non solo in Italia ma anche in Francia e in altri paesi i piani nazionali per l’informatica scolastica si susseguono, uno più ambizioso dell’altro, senza esiti significativi del resto perché si è alla ricerca di un compromesso tra i sistemi scolastici che si difendono e che mirano alla propria sopravvivenza e le nuove tecnologie informatiche che si sviluppano al galoppo per conto proprio. Nel frattempo le giovani generazioni crescono e si servono allegramente delle nuove tecnologie ignorando più o meno le preoccupazioni educative degli adulti e soprattutto quelle degli insegnanti e delle scuole. 

In Francia, il Dipartimento nazionale dell’educazione, ossia il Ministero che si occupa di politica scolastica, ha chiesto alla Direzione generale per la valutazione, le prospettive e i risultati [2] di svolgere un’indagine sull’evoluzione dell’uso dell’informatica nelle scuole medie. 

 L’indagine

L’indagine ha coinvolto 72 scuole medie [3] partecipanti a una esperienza-pilota sull’integrazione delle TIC nell’insegnamento e 102 scuole medie di controllo che non ricevono aiuti supplementari per l’integrazione delle TIC. Cosa si osserva ?

Nelle scuole sperimentali la proporzione di insegnanti che fanno utilizzare le TIC agli studenti è più alta che non tra gli insegnanti delle classi di controllo. Questo è il minimo che ci si potrebbe aspettare ma la supremazia delle scuole sperimentali non è per altro strepitosa come si vedrà in seguito. L’uso delle TIC è più o meno alto a seconda delle discipline insegnate e della cultura pedagogica. Anche questa è una conclusione logica. I "costruttivisti", cioè gli insegnanti che incitano gli studenti a essere attori del loro apprendimento fanno usare di più le TIC agli studenti che non gli insegnanti tradizionalisti e questa è di per sé una conclusione interessante perché il successo o meno dell’integrazione delle TIC nelle scuole non è legato né all’entusiasmo per le TIC né all’assunzione o all’uso delle TIC ma alla pedagogia in cui si crede e che si applica. Ci sono più insegnanti costruttivisti tra gli entusiasti delle TIC? Non molto. Però nelle scuole di controllo, gli insegnanti usano soprattutto le TIC per conto proprio e in maggioranza adottano la cultura pedagogica tradizionalista.

Gli autori dell’indagine hanno costruito tre indici sintetici diversi per misurare l’eco-sistema informatico. Questo è un bel concetto che merita un approfondimento. I tre indici sono i seguenti:

  1. materiale informatico della scuola, compreso il tipo di rete ( banda larga, fibbra ottica, ecc.);
  2. indice di impulsione , ossia il tipo di animazione, accompagnamento, organizzazione per stimolare l’integrazione delle TIC nell’insegnamento;
  3. indice di formazione, ossia l livello di conoscenza delle applicazioni informatiche, di integrazione di queste applicazioni nell’insegnamento.

 Il legame diretto tra eco-sistema informatico e pratiche pedagogiche non è per nulla forte. In altri termini le TIC non incitano di per sé a adottare una filosofia dell’insegnamento progressista o costruttivista. Il tradizionalismo è presente ovunque, con o senza TIC. Questo vuol dire che la scuola targata OCSE che punta sui risultati conoscitivi all’antica ha un bel avvenire davanti come del resto lo dimostra la pubblicazione dell’OCSE dello scorso anno che ha fatto molto scalpore poiché estrapola dai punteggi PISA conclusioni non del tutto favorevoli alle TIC. adesso si coglie meglio il senso di questa pubblicazione che metteva il dito sulla pedagogia e non sulle TIC. All’OCSE si sono accorti che il problema non sono le TIC. anche l’’indagine francese osserva che in ballo non sono le TIC in sé e per sé ma la concezione educativa dell’insegnante ma i Francesi propongono per una cultura scolastica non focalizzata sui punteggi in determinati test. Orbene , il cambiamento di mentalità non è ovvio né per gli insegnanti in servizio né per i neofiti o i neo-assunti. L’adozione di una cultura pedagogia aperta richiede tempo e forse la maggioranza dei responsabili scolastici vigenti non vi è favorevole. Forse nemmeno la maggioranza della popolazione che vota e che ha figli in età scolastica.

Metodologiadell’indagine

L’indagine si serve delle dichiarazioni degli studenti riguardo all’uso in classe delle TIC e dei pareri degli insegnanti. 

Gli insegnanti

Gli insegnanti sono stati suddivisi in quattro gruppi:

  1. professori di serie A: non utilizzano per nulla le TIC per l’insegnamento
  2. professori di serie B: utilizzano le TIC per preparare le lezioni
  3. professori di serie C: utilizzando le TIC nelle lezioni solo per se stessi
  4. professori di serie D : fanno spesso utilizzare le TIC agli studenti

I professori di serie D sono ovunque la minoranza. Al massimo sono il 35% del corpo insegnante. Grosso modo solo un terzo degli insegnanti è favorevole a una integrazione delle TIC nell’insegnamento mentre 2/3 sono ostili o reticenti. Nulla vieta di pensare che anche in Italia si ottenga la stessa ripartizione. Non esistono indagini in materia ma se il quadro fosse analogo si può dire che il lavoro per gli animatori informatici non mancherà.Un buon decimo degli insegnanti dell’indagine francese è contrario a un uso delle TIC per l’insegnamento o nell’insegnamento.

Le risposte degli studenti concordano con quelle dei professori.

La cultura pedagogica

In qualsiasi tipo di scuola media, che sia in quelle del gruppo sperimentale o in quelle del gruppo di controllo, gli insegnanti della serie D , ossia gli insegnanti che hanno un indice elevato di prassi pedagogiche "attive" sono anche quelli che dichiarano di fare utilizzare le TIC agli studenti per apprendere. Questi insegnanti dichiarano tra l’altro di non distribuire gli stessi compiti a tutti, di fare lavorare gli studenti in modo autonomo, di organizzare il lavoro in classe con la formula dei piccoli gruppi. Nulla però permette di dire che l’informatica di per sé favorisca le pratiche pedagogiche "attive" o se in partenza gli insegnanti che le sviluppano sono più inclini a utilizzare l’informatica. Non si sa. L’indagine ha però potuto appurare che gli insegnanti di serie C che si servono delle TIC in classe per proprio uso e consumo sono anche insegnanti in maggioranza tradizionalisti . Le dichiarazioni degli studenti coronano queste constatazioni. Per esempio, in francese [4], il 65% degli studenti che si servono dell’informatica in classe dichiara di lavorare regolarmente in piccoli gruppi. Queste sono le classi nelle quali l’insegnante di francese ricorre a una didattica progressista o "attiva". Questa proporzione crolla al 33% quando si ha a che fare con insegnanti che usano per se stessi l’informatica. Dunque esiste una correlazione tra metodi pedagogici "attivi" e integrazione dell’informatica nell’insegnamento.

In conclusione sembra che non ci sia da disperare: le scuole sperimentali pare offrano un ambiente più favorevole alla didattica costruttivista che non le scuole di controllo ; Il cambiamento esiste, appare nelle statistiche ma è lento. Tutti gli insegnanti ne approfittano, sia quelli di serie A che quelli di serie C se si trovano nelle scuole sperimentali iper-dotate di mezzi informatici. Ma l’abbondanza di questi mezzi induce un ribaltamento delle finalità della scuola. Gli studenti vi imparano altre cose L’esperimento facilita la diffusione di un clima favorevole a una nuova pedagogia che non è proprio quella targata OCSE. Il cambiamento pero`è lentissimo. L’esperimento è iniziato nel 2012 e dopo tre anni solo 1/3 degli insegnanti ha compiuto il passo e evolve in un mondo diverso da quello tradizionalista, non impartisce più un certo tipo di sapere ma lo fa scoprire. Ovviamente il prezzo da pagare per questa evoluzione sono apprendimenti scolastici diversi da quelli del passato. Si può sperare che si giunga a una scuola più giusta.

 

 

[1] Acronimo della direzione generale del Ministero per la valutazione, le prospettive e i risultati. Titolo bizzarro per indicare la direzione della valutazione e della statistica scolastica

[2] la celebre direzione DEPP

[3] La scuola media in Francia è teoricamente unica e dura 4 anni. Si chiama "collège"

[4] Ossia nella lingua principale dell’insegnamento in Francia