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Nessuna correlazione sembra esserci tra la riuscita economica di un paese e i punteggi conseguiti dagli studenti nei test ad alta posta in gioco oppure nei test più ardui. 

Il caso della Finlandia insegna. Lo segnala una lettera inviata all’editore del settimanale USA "Education Week" , specializzato nelle questioni scolastiche, pubblicata il 17 settembre 2013.

Occorre partire da quanto sta succedendo in Finlandia, il cui sistema scolastico è osannato da tutti ma sarebbe opportuno sapere che in Finlandia la proporzione dei laureati disoccupati è altissima. Per esempio, il livello di istruzione elevato raggiunto dalla media della popolazione finlandese non ha impedito alla celebre ditta Nokia di trovarsi in difficoltà per non aver saputo prendere a tempo i provvedimenti necessari nel settore tecnologico di sua competenza.

Traduzione libera della lettera di Keith Baker, Heber City, Utah a "Education Week"

In Finlandia, la proporzione dei disoccupati tra i laureati supera il 20% dei giovani, proporzione che va comparata con quella esistente in Germania, Austria, Paesi Bassi e Svizzera che è inferiore al 10%.

C’è dunque qualcosa che non funziona in Finlandia e la transizione dalla scuola al lavoro non è fluida come si potrebbe supporre. La realtà è molto più complessa. In Finlandia, gli studenti che conseguono punteggi elevati nei test si trovano in difficoltà economiche non a causa dei punteggi nei test o del loro livello di istruzione ma perché esiste una correlazione negativa tra la media dei livelli d’istruzione ed il successo mondiale di un sistema economico. In altri termini se si vuole sviluppare un’ economia efficace, l’ultima cosa da fare è quella di mirare ad elevare la media dei punteggi degli studenti nei test.

L’autore della lettera inviata all’editore di "Education Week"è Keith Baker, un ex-analista delle politiche dell’istruzione e della ricerca presso il Dipartimento federale Usa dell’educazione. La lettera fu pubblicata il 18 settembre 2013 scorso. Baker afferma di avere analizzato tre test internazionali somministrati tra il 1964 e il 1980 e di avere osservato come nove differenti items abbiano inciso sul successo economico ( e sulla prooduttività economica) tra il 2000 e il 2009. In qualsiasi caso, i punteggi bassi nei test battono i punteggi alti.

"Non ho incluso tra gli indicatori del successo economico la disoccupazione giovanile, ma sono stati presi in considerazione i parametri di 40 anni di risultati economici nazionali. I risultati coincidono con osservazioni analoghe : una media elevata dei punteggi nei test scolastici è connessa a un disastro economico nella disoccupazione giovanile quando si comparano questi punteggi con quelli di sistemi scolastici più deboli. In altri termini, sarebbe comprovato che punteggi elevati nei test internazionali comparati sfociano in un futuro fallimento dell’economia nazionale  [1].

 

 

 

[1] n.d.r. : Osservazioni di questo tipo si moltiplicano ed incitano a riflettere e a riesaminare la teoria del capitale umano che finora monopolizza lo sviluppo degli scenari scolastici. In altri termini sarebbe davvero opportuno migliorare il livello medio di istruzione di tutta la popolazione per aumentare la ricchezza e il benessere di una nazione oppure di un sistema economico com invece si sostiene da anni nelle cerchie influenti che pilotano le politiche scolastiche ? Esiste una correlazione tra la media dei punteggi nei test internazionali su vasta scala e il successo economico mondiale si un Paese ? La teoria del capitale umano è pertinente ? Sembra ancora iconoclastico porre domande del genere ma ad un momento o ad un altro occorrerà affrontare la questione o in campo economico oppure in quello scolastico