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Cosa succede quando si colgono in fallo gli insegnanti che correggono i test dei loro studenti o che suggeriscono le risposte agli items ? Si licenziano. Questo è successo a Atlanta nella Georgia, Sud degli Stati Uniti. Mancamento grave all’etica professionale e quindi punizione esemplare.

 

Cosa è successo in Italia quando l’INVALSI ha scoperto che si taroccavano le risposte ai test delle prove di stato ?

 

Dieci anni di malversazioni

Lo scandalo, nello Stato della Georgia, è scoppiato lo scorso mese di luglio ma durava da ben dieci anni. Quasi la metà del centinaio di scuole del distretto scolastico di Atlanta (profondo Sud americano, abitato in maggioranza da popolazione di origine afroamericana, terra di lotta di Martin Luther King contro la segregazione razziale ) è stata colta con le mani nel sacco. Ci sono però ancora 180 casi in in ballo, sotto inchiesta.

Le punizioni

Otto insegnanti sospesi. Tra due anni, se lo desiderano, possono di nuovo ricuperare il certificato d’insegnamento e cercare un posto nella scuola. Gli amministratori invece sono stati licenziati. Tutti possono ricorrere in appello. Si prevede che la faccenda andrà alla lunga, prova ulteriore, se ce ne fosse bisogno, che è ben difficile uscire dal sistema scolastico quando si è nominati. I nomi dei colpevoli non sono stati rivelati.

 

Il ruolo della stampa

 

Lo scandalo non è stato né scoperto né denunciato dalle autorità scolastiche ma dalla stampa. Un quotidiano locale "l’Atlanta Journal-Constitution" si è accorto nel corso dell’estate scorsa che i punteggi nei test di certe scuole erano strampalati e non stavano in piedi dal punto di vista statistico ed ha sollevato dubbi e denunciato il misfatto. Le autorità scolastiche si sono mosse solo dopo l’analisi della stampa.

 

Clima d’intimidazione e omertà nelle scuole

 

Gli inquirenti hanno scoperto che certi insegnanti suggerivano le risposte agli studenti oppure che correggevano quelle sbagliate dopo la consegna dei test da parte degli studenti. I colleghi che volevano denunciarli sono stati ricattati e zittiti con ogni mezzo. Nelle scuole si è generato un clima di paura e intimidazione. Più nessuno parlava.

La posta in gioco

Lo stato della Georgia potrebbe essere condannato a restituire allo stato federale i sussidi ricevuti per le scuole povere che ogni anno progredivano nei test. L’intenzione di migliorare il livello medio della qualità delle scuole basandosi sui punteggi dei test si è rivelata un boomerang. Le scuole ne sapevano una più del diavolo ed hanno inventato un sistema che permettesse loro di cavarsela, di ricevere sussidi e lodi senza modificare di uno iota l’insegnamento. Fatta la legge, fatto l’inganno. Le buone intenzioni non bastano.

Morale della favola

La scuola non è un paradiso abitato soltanto da angeli devoti, bene intenzionati, da anime candide dedite al bene dei bambini. Gli insegnanti, i dirigenti devono anche fare bella figura, salvare il proprio posto, non perdere la faccia. Nelle scuole si incontra di tutto. Accanto a chi si impegna, si dà da fare, sperimenta soluzioni nuove, propone ai colleghi piste innovative di lavoro, lancia progetti e iniziative scolastiche o sociali, c’è anche chi fa il minimo necessario per non avere fastidi, gli ossequiosi che applicano alla lettera le istruzioni e solo quelle, i devoti, i diligenti esecutori delle prescrizioni del potere, coloro che si mettono il cuore in pace perché rispettano i regolamenti in modo puntiglioso e eseguono alla lettera i programmi, quelli che non ascoltano gli studenti e non li sopportano, ed anche i menefreghisti.

 

Le strategie di riforma della scuola non possono ignorare questa umanità, devono tenere conto di svariati parametri, pena il fallimento, come è successo ad Atlanta. Il difetto non sta nella valutazione ma in grossolani errori di strategia politica.