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Una recente indagine scientifica svolta in Norvegia all’Universita’ di Stavanger dalla professoressa Anne Mangen e resa nota dal quodiano inglese The Guardian questa estate nonche’ ripresa dal sito francofono del Quebec "infobourg.com" [1]] dimostrerebbe che gli studenti ritengono e reperiscono meglio i concetti rilevanti di un testo se lo leggono su un supporto cartaceo che non su una tavoletta o su uno schermo.

In altri termini ci si ricorda meglio il contenuto di una storia , di un racconto o un ragionamento se si ha tra le mani un testo stampato, un libro tradizionale , che non leggendo un testo elettronico, un e-book.

Continua dunque il dibattito sui vantaggi e svantaggi delle TIC nell’istruzione. Il corpo insegnante è diviso e del resto la gran parte degli insegnanti in questo momento non sa servirsi delle TIC in modo corretto; la stessa cosa vale per i dirigenti scolastici e i responsabili della gestione del servizio scolastico oppure per le autorità politiche e per la maggior parte delle famiglie o dei responsabili degli studenti. C’è chi è a favore e chi è contrario. D’altra parte la tecnologia delle comunicazioni evolve a passi da gigante e nelle scuole si trascinano i piedi mentre i ragazzini si divertono nei banchi e a ricreazione con i cellulari o le tavolette elettroniche.

Le indagini , numerose, giungono a conclusioni contradditorie, almeno finora. Da un lato si trovano i sostenitori delle TIC e dall’altro gli oppositori. Ogni tanto compare un’indagine scientifica seria che giunge a conclusioni poco definitive.

L’uso delle TIC nelle scuole varia moltissimo come pure la capacita’ degli insegnanti a servirsene. La maggioranza degli studenti , a detta delle indagini finora svolte, usa le TIC ma non per gli apprendimenti previsti dai programmi scolastici. 

Sarebbe anche opportuno ammettere che si apprende giocando anche con le TIC, con le playstation per esempio, con i video-giochi. Ma questo è un sapere poco scolastico ed è un passo troppo grande da compiere per una gran parte degli insegnanti , i quali non sarebbero neppure in grado di compierlo, nonché per la stragrande maggioranza dei responsabili scolastici, dei dirigenti scolastici, delle autorità politiche e dei responsabili degli studenti o degli alunni.

C’è chi apprende e chi invece spreca il tempo e non trae un ragno dal buco dalle TIC pur spendendo ore davanti allo schermo o con i cellulari. Con le TIC si apprendono cose diverse da quelle previste dai programmi scolastici e si apprende in modo diverso da quello scolastico. Il sapere non è magari quello scolastico ma magari è un sapere che anche le scuole trasmettono talora a casaccio, o casualmente o male. Se ne sa proprio poco di queste questioni. In ogni modo finora si tenta di sposare il sapere scolastico con il sapere tecnologico, di mescolare i due mondi senza modificare i programmi scolastici, con l’invenzione di espedienti per tenere attenti e desti gli studenti. Forse non è questa la via da percorrere, ma si proseguirà per anni in questa direzione. Un matrimonio forzato.

All’ articolo originale del Guardian in inglese a cura di Alison Flood si accede cliccando qui.

Qui di seguito invece si riproduce in libera traduzione in italiano il riassunto dell’articolo del Guardian pubblicato nel sito del Québec "Infobourg.com" il 10 ottobre 2014.

 

"Molti allievi utilizzano apparecchi numerici, [2], per leggere a scuola. La ricerca scientifica svolta in Norvegia il cui riassunto è stato pubblicato dal quotidiano inglese Guardian nell’agosto scorso, indica che i lettori fanno più fatica a ricordarsi di una storia quando la leggono allo schermo che non quando la leggono su un supporto cartaceo.

 

 

L’indagine condotta sotto il controllo della professoressa Anne Mangen ha comparato la capacità di 50 studenti del 10º anno di scuola [3] a ricordarsi di taluni elementi di una corta storia. Il primo gruppo l’ ha letta su un supporto cartaceo mentre il secondo gruppo l’ha letta sullo schermo dii un apparecchio Kindle. Il libro era di 28 pagine. Dopo la lettura i due gruppi sono stati valutati rispetto alla loro capacità di ricordarsi le informazioni lette. Le domande riguardavano per esempio gli oggetti o i personaggi della storia. Altre domande invece miravano a valutare la capacità a piazzare gli elementi dello scenario nell’ordine esatto.

 

 

I risultati indicano che gli allievi del gruppo che ha letto la storia sullo schermo, ossia sulle tavolette Kindle, hanno conseguito prestazioni deboli quando si è trattato di ricordarsi di certe informazioni . Queste risultati corrispondono a quelli conseguiti in un’altra indagine che ha comparato i risultati in lettura di una storia di un gruppo ch l’ha letta sull’iPad e di un gruppo che l’aveva invece letta su un supporto cartaceo ( circa 70 studenti). Questo secondo gruppo aveva fornito prestazioni migliori. I lettori del primo gruppo avrebbero segnatamente avuto molte più difficoltà a mettere in ordine I diversi elementi dello schema narrativo. La stessa cosa si è ripetuta con la seconda indagine.

 

La professoressa Mangen dell’Università di Stavanger che ha condotto l’indagine ha emesso l’ipotesi che il senso del tatto potrebbe in parte spiegare questa varianza. Secondo lei, il fatto di tenere in mano un documento voluminoso come per esempio lo sono I documenti cartacei durante la lettura permette di meglio appropriarsi la storia perché il tatto aiuta a sentire la progressione e lo svolgimento della storia e ciò perché leggendo un libro, le pagine sfilano sotto le ditta mentre si sfogliando da destra a sinistra. Ciò permetterebbe ai lettori di meglio associare I periodi dello svolgimento della storia con una certa testualità(a metà del libro, verso le ultime pagine, ecc.) e quindi di meglio appropriarsi la storia e di ricordarla meglio.

 

Interpretazione

 

 

L’indagine di Mangen solleva alcuni punti assai interessanti. Se gli apparecchi numerici sono indubbiamente utili per diversi scenari pedagogici, non sarebbero invece forse i più appropriati per effettuare letture prolungate. [4]

 

 

Autore del riassunto pubblicato nel sito Infobourg.com : Dominic Leblanc, sociologo, consigliere pedagogico al Servizio dei programmi e dello sviluppo pedagogico in un provveditorato del Québec.

 

 

 

 

[1] Originale in francese accessibile cliccando qui

[2] ndr.: Come per esempio I telefoni cellulari

[3] ndr.: In Norvegia corrisponde alla fine della scuola media

[4] ndr.:Questo aspetto merita di essere ulteriormente indagato. Finora, occorre pure ammetterlo, si conoscono assai male le incidenze degli strumenti delle nuove tecnologie sulle modalità di apprendimento scolastico e non scolastico . Il gruppo di lettori della indagine norvegese era davvero piccolo. Ci vorrebbero valutazioni su vasta scala con moltissimi lettori per trarre conclusioni valide, ma queste indagini sono difficili da organizzare e sono costose. Speriamo che l’OCSE o un’altra organizzazione internazionale che ha i mezzi e la capacità per svolgerle, la faccia non troppo tardi per evitare discussioni da bar, infondate , su una questione davvero scottante.