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	<title>Appuntamento sui temi della scuola (Norberto Bottani Website)</title>
	<link>http://www.oxydiane.net/</link>
	<description>Informazioni sulle politiche scolastiche e dell'istruzione Informations sur les politiques de l'&#233;ducation News about education policies</description>
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		<title>Una rivoluzione abortita?</title>
		<link>http://www.oxydiane.net/spip.php?article433</link>
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		<dc:date>2010-09-09T21:30:09Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Norberto</dc:creator>


		<dc:subject>Curriculum</dc:subject>
		<dc:subject>R&#233;forme scolaire</dc:subject>
		<dc:subject>Innovations</dc:subject>
		<dc:subject>Crise des syst&#232;mes d'enseignement</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Conclusioni del convegno &quot;Un giorno di scuola nel 2020&quot; organizzato dalla Fondazione per la scuola della Compagnia San Paolo a Torino&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?rubrique36" rel="directory"&gt;Textes 2010&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot12" rel="tag"&gt;Curriculum&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot18" rel="tag"&gt;R&#233;forme scolaire&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot25" rel="tag"&gt;Innovations&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot33" rel="tag"&gt;Crise des syst&#232;mes d'enseignement&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L109xH108/arton433-a9811.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='109' height='108' class='spip_logos' style='height:108px;width:109px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Le TIC (nuove tecnologie dell'informazione) sono foriere di promesse per una nuova scuola, per un'istruzione di qualit&#224;, aperta a tutti, nella quale l'accesso all'informazione &#232; possibile in qualsiasi momento, da qualsiasi luogo. Le TIC, almeno in teoria, rendono possibile anche il contatto diretto con gli esperti dei vari ambiti di conoscenza. Indubbiamente, le TIC potrebbero rivoluzionare l'impianto scolastico statale e ribaltare il concetto di obbligo scolastico come &#232; stato interpretato e imposto nel corso di questi ultimi centocinquant'anni. Il convegno della Fondazione per la Scuola ha tratteggiato queste opportunit&#224;, ma i sistemi scolastici come reagiscono di fronte a queste prospettive? Le conclusioni allegate esplorano il senso di reazioni molteplici e interpretano le strategie messe in atto dai sistemi scolastici per affrontare queste situazioni.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Considerazioni finali scritte a un anno di distanza dal convegno, nel 2010, come capitolo conclusivo degli atti del convegno in stampa nella &lt;a href=&quot;http://www.fondazionescuola.it/ita/attivita/pubblicazioni/le-collane-della-Fondazione.html&quot;&gt;collana della Fondazione per la Scuola &lt;/a&gt;curata dalla casa editrice &quot;Il Mulino&quot; di Bologna.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Testo allegato in formato .pdf&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>La laurea non deve n&#233; pu&#242; essere la massima delle aspirazioni</title>
		<link>http://www.oxydiane.net/spip.php?article414</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.oxydiane.net/spip.php?article414</guid>
		<dc:date>2010-09-08T21:34:32Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Norberto</dc:creator>


		<dc:subject>Transition de l'&#233;cole &#224; la vie active</dc:subject>
		<dc:subject>Enseignement sup&#233;rieur</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Ci sono professioni redditizie e indispensabili per una societ&#224; che non richiedono affatto una formazione universitaria. Una buona formazione professionale basta. Dati USA.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?rubrique9" rel="directory"&gt;Istruzione e formazione professionali/ Formation professionnelle (VOTEC)&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot42" rel="tag"&gt;Transition de l'&#233;cole &#224; la vie active&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot43" rel="tag"&gt;Enseignement sup&#233;rieur&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/arton414.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='150' height='79' class='spip_logos' style='height:79px;width:150px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Per riuscire nella vita e guadagnare bene non &#232; indispensabile avere una laurea. Di cosa c'&#232; bisogno per riuscire in una societ&#224;? Quale &#232; la chiave del successo? La laurea? Esperti americani contestano la pertinenza di questa ipotesi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'afflusso verso gli studi universitari&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Gli esperti di politiche scolastiche, le organizzazioni internazionali come l'&lt;a href=&quot;http://www.oecd.org/&quot;&gt;OCSE&lt;/a&gt;, i macro economisti che si occupano di scuola, da decenni concordano sul fatto che la proporzione di una fascia d'et&#224; che si laurea &#232; un fattore determinante della crescita economica . Tutti spingono dunque per aumentare la proporzione dei giovani che si laureano. Questo &#232; uno degli indicatori con i quali si compar la qualit&#224; delle politiche scolastiche, ovverosia le politiche che riescono a portare all'universit&#224; una proporzione rilevante e crescente di una fascia di et&#224; e a far s&#236; che la percentuale di studenti che conclude con successo gli studi universitari con una laurea oppure con un dottorato sia sempre pi&#249; alta. Questa &#232; la via della massificazione degli studi superiori. Poco importa poi se questi laureati fanno fatica a trovare un posto di lavoro. In taluni paesi &#232; pi&#249; facile che trovi un posto di lavoro un diplomato dell'istruzione e formazione professionale che non un laureato. Questa situazione, non &#232; la regola, ma &#232; ormai assai comune e dovrebbe indurre a riflettere sugli indirizzi espansionisti delle politiche scolastiche.&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il buon senso popolare: gli studi universitari sono una sinecura&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il buonsenso popolare la pensa diversamente e ritiene che una laurea in generale sia garanzia di un lavoro migliore e di guadagni maggiori nella vita. Un diploma universitario &#232; considerato come un fattore che assicura una vita pi&#249; felice. Ci si deve per&#242; chiedere se l'iscrizione a un'universit&#224; e la frequenza a corsi universitari siano la sola via per ottenere questi obiettivi, per essere pi&#249; felici nella vita, per stare meglio, e &quot;dulcis in fundo&quot; per garantire la crescita economica di un paese.&lt;br /&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;A cosa servono gli studi universitari?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;DAVID LEONHARDT [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='Economista presso il New York Times' id='nh1'&gt;1&lt;/a&gt;]in un articolo pubblicato sul &quot;New York Times&quot; Il 17 maggio scorso intitolato &lt;a href=&quot;http://economix.blogs.nytimes.com/2010/05/17/the-value-of-college-2/?ref=business &quot;&gt;&quot;Il valore degli studi universitari&quot;&lt;/a&gt; contesta l'opinione di coloro che ritengono che gli studi universitari sarebbero sopravalutati. Per esempio, &#232; vero che oggigiorno occorrono molti pi&#249; nano-chirurghi che non 10 o 15 anni fa ma il loro numero resta relativamente esiguo comparato al fabbisogno di infermiere e infermieri. Per funzionare il sistema della sanit&#224; necessita di migliaia di personale infermieristico nel prossimo decennio e non di migliaia di nano-chirurghi. Orbene, non &#232; necessario andare all'universit&#224; per diventare infermieri o infermiere. Questa formazione la si pu&#242; impartire anche al di fuori dell'universit&#224;. Un ragionamento analogo si pu&#242; applicare per molte altre professioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo argomento certamente pertinente mette in evidenza un punto debole alla formazione universitaria, ovverosia l'alto tasso di mortalit&#224; universitaria esistente in molti sistemi scolastici. Molte universit&#224; falliscono la missione di laureare i loro studenti [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb2' class='spip_note' rel='footnote' title='Si vedano i dati USA cliccando qui' id='nh2'&gt;2&lt;/a&gt;]. Il risultato di questo disastro sono costi elevati per l'ente pubblico nonch&#233; delusioni per molti studenti che passano anni all'universit&#224; senza ottenere nessun titolo. Quale lezione si deve trarre si chiede il &lt;strong&gt;New York Times&lt;/strong&gt; da questa situazione? Dobbiamo persuadere molti studenti che non vale la pena andare all'universit&#224; oppure dobbiamo mettere in atto i provvedimenti necessari che permettano di elevare la percentuale di laureati e dei dottorati, generalizzando la frequenza dell'universit&#224; e tentando di ottenere a livello universitario quanto il sistema scolastico non riesce ad ottenere prima, ossia la riuscita di tutti gli iscritti?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;La laurea &#232; garanzia di guadagni migliori&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per rispondere a queste domande il giornalista del New York Times ricorre a dati molto semplice e molto eloquenti: quelli riguardanti gli stipendi di un laureato rispetto a qualsiasi altro diplomato. Immaginiamo per un minuto che il divario tra la paga di un laureato e quella di qualsiasi altro sia andato calando negli anni recenti. In questo caso coloro che contestano l'opportunit&#224; dell'espansione degli studi universitari avrebbero ragione e potrebbero dimostrare, prove alla mano, che la laurea e il dottorato hanno perso di valore. Purtroppo per&#242; coloro che contestano la pertinenza di un'espansione degli studi universitari raramente tirano in ballo questo argomento perch&#233; altrimenti si troverebbero in difficolt&#224;. &#200; infatti appurato che la laurea o il dottorato garantiscono salari elevati e quindi una vita in linea di massima migliore, come dimostra la tavola seguente che riguarda l'evoluzione del guadagno medio settimanale di un laureato americano dal 1979 in poi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Evoluzione del guadagno settimanale dei vari diplomati negli USA dal 1979&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;spip_documents spip_documents_center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L482xH315/jpg_USA_guad832a-57565.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width='482' height='315' style='height:315px;width:482px;' /&gt;&lt;/span&gt;Fonte: articolo di DAVID LEONHARDT&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Come si pu&#242; vedere molto bene dalla tavola, fa osservare Leonhardt, la paga reale dei laureati (in modo grossolano si considera in questo articolo il lessico &quot;guadagno&quot; analogo a quello di &quot;paga&quot;) nel corso di questi ultimi 25 anni &#232; aumentata mentre la paga reale di tutti gli altri gruppi di diplomati &#232; diminuita. Il &lt;strong&gt;New York Times&lt;/strong&gt; pubblica anche un'altra tavola che rende questo confronto ancora molto pi&#249; eloquente (vedi tavola seguente).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Guadagni settimanali in percentuale dei guadagni settimanali dei laureati.&lt;br /&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;spip_documents spip_documents_center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L492xH335/jpg_USA_guad42fe-68ee8.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width='492' height='335' style='height:335px;width:492px;' /&gt;&lt;/span&gt;Fonte:articolo di DAVID LEONHARDT &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei confronti di qualsiasi altro gruppo, negli Stati Uniti, i laureati non hanno mai guadagnato cos&#236; bene come ora sottolinea Leonahardt. In termini assoluti, ovviamente, anche loro sono stati penalizzati dalla profonda recessione iniziata alla fine del 2007. Per&#242; i laureati hanno sofferto molto meno, in media, di tutti gli altri lavoratori con un livello di istruzione inferiore. Inoltre, hanno corso minori rischi di perdere posti di lavoro e il loro livello di rimunerazione &#232; resistito molto meglio di quello degli altri. Si veda la tavola seguente pubblicata dall'&lt;a href=&quot;http://www.bls.gov/emp/ep_chart_001.htm&quot;&gt;Ufficio federale americano di statistiche del lavoro&lt;/a&gt; [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb3' class='spip_note' rel='footnote' title='Bureau of Labour Statistics' id='nh3'&gt;3&lt;/a&gt;].&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'istruzione rende&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;spip_documents spip_documents_center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/distant/jpg/jpg_USA_Educ9c81.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width='500' height='261' style='height:261px;width:500px;' /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In modo del tutto teorico, si pu&#242; supporre che queste tendenze non abbiano nulla a che fare con i livelli d'istruzione che gli studenti universitari ricevono, afferma Leonhardt. Forse, il guadagno dei laureati ha poco o nulla che fare con l'universit&#224; e rispetto a quanto gli studenti sapevano conosceva prima di frequentarla, ma l'economia &#232; cambiata e favorisce attualmente le persone che hanno frequentato l'universit&#224; e che hanno conseguito una laurea.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il beneficio degli studi universitari&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il beneficio che gli studi universitari generano &#232; un problema difficile da risolvere e che va studiato attentamente. In ogni modo, non ci possono essere dubbi in proposito. Gli studi universitari procurano un vantaggio innegabile dal punto di vista salariale e dell'occupazione. Per dirla in altro modo, se voi foste uno studente di 19 anni che deve decidere se andare o meno all'universit&#224;, sareste disposti a scommettere il vostro futuro sull'idea che le tavole qui presentate, riguardanti gli Stati Uniti, ma che in effetti possono essere applicate anche ad altri paesi, siano una pura coincidenza? Questa la domanda che pone l'autore dell'articolo del New York Times.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Studi universitari o superiori non sono sempre necessari&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Secondo l'Ufficio federale americano di statistiche del lavoro che &#232; un poco l'equivalente dell'ISFOL italiano, soltanto sette delle 30 categorie professionali che crescono molto rapidamente esigeranno nel prossimo decennio il possesso di una laurea; tra le 10 categorie in testa solamente due pongono questa condizione. In molte professioni gli studenti farebbero meglio a investire il loro tempo e i loro soldi iscrivendosi a corsi professionali piuttosto che andare all'universit&#224;. Quest'argomento &#232; difeso da pochi economisti i quali denunciano le pressioni politiche per avere molti pi&#249; studenti all'universit&#224;. Questa &#232; una soluzione tra molte altre che meriterebbero di essere studiate in maniera pi&#249; accurata. Ci sono risposte molteplici che meritano di essere prese in considerazione dal punto di vista della crescita economica. In altri termini ci vuole coraggio oggigiorno per sostenere che l'universit&#224; non &#232; per tutti, come lo dimostrano per esempio le statistiche sull'esito degli studi universitari. La mortalit&#224; universitaria in Italia per esempio &#232; del 50%. Negli Stati Uniti soltanto il 30% della popolazione ha un diploma universitario. Si pu&#242; pertanto chiedere se questo sia il problema scolastico pi&#249; pressante &#232; pi&#249; urgente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli Stati Uniti , ma anche in Francia, in Germania, in Inghilterra, per non citare che alcuni paesi, un numero crescente di studenti si orientano dopo la maturit&#224; o dopo il diploma verso una formazione tecnica superiore a livello universitario e non si indirizzano pi&#249; verso studi universitari tradizionali che sono molto costosi e molto pi&#249; lunghi. L'idea secondo la quale cinque anni di universit&#224; per conseguire un master siano essenziali per riuscire nella vita &#232; contestata da un numero crescente di economisti, di politologi, di universitari e di responsabili politici. Sempre pi&#249; si leggono articoli nei quali si afferma che altre opzioni meritano di essere prese in considerazione come per esempio quelle offerte dalle scuole universitarie professionali, questione alla quale, in Italia, la fondazione &lt;a href=&quot;http://www.treellle.org/l%E2%80%99istruzione-tecnica&quot;&gt;TRELLLE&lt;/a&gt; ha dedicato un seminario internazionale e un quaderno [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb4' class='spip_note' rel='footnote' title='Quaderno 8' id='nh4'&gt;4&lt;/a&gt;].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
La transizione dalla formazione alla vita attiva&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;spip_documents spip_documents_left&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/distant/jpg/jpg_USA_Laure498.jpg&quot; width='500' height='332' style='height:332px;width:500px;' /&gt;&lt;/span&gt;La transizione dalla formazione alla vita attiva &#232; cambiata in questi ultimi decenni anche per i laureati i quali ovunque incontrano difficolt&#224; crescenti per trovare un posto di lavoro che corrisponda alla loro formazione, ai sacrifici effettuati per laurearsi dopo anni di studio esigenti. Il numero dei laureati e dei dottorati che sono disoccupati resta elevato nonostante le considerazioni riguardanti i benefici che la laurea o il dottorato possono procurare nel corso dell'attivit&#224; professionale. Un numero crescente di laureati e diplomati &#232; costretto a svolgere professioni che nulla hanno a che fare con una formazione e i diplomi conseguiti come per esempio barista, conducente di torpedoni, camionisti, impiegati d'ufficio con contratti di durata determinata, camerieri, pizzaioli, eccetera. Questi studenti si consolano pensando che questa sia una tappa inevitabile, un trampolino, sulla via del successo. Nel frattempo, questi laureati preparano e spediscono decine di curriculum vitae sperando di ricevere una risposta positiva. Purtroppo, per la prima volta dopo la fine della seconda guerra mondiale, ossia dopo sessant'anni circa, nessuna generazione ha conosciuto difficolt&#224; analoghe per trovare un posto di lavoro. Gli studi universitari non rappresentano pi&#249; una promozione n&#233; funzionano come un ascensore sociale perch&#233; le prospettive di carriera sulle quali sfociano sono pessime.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo l'articolo pubblicato dal &lt;a href=&quot;http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704250104575238692439240552.html#articleTabs%3Darticle&quot;&gt;Wall Street Journal&lt;/a&gt; il 15 maggio scorso a cura di By JOE QUEENAN i laureati di oggi sono confrontati a tre ostacoli formidabili.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il primo &#232; rappresentato dalla recessione economica. Il numero dei posti di lavoro &#232; drammaticamente diminuito . Non ci sono pi&#249; posti di lavoro e quelli che esistono non corrispondono al tipo di formazione al quale l'Universit&#224; o gli istituti universitari professionali preparano e neppure a quanto hanno in mente i laureati che hanno speso anni ed anni di studio per diplomarsi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In secondo luogo, i figli della classe media non sono stati mai educati emozionalmente alla transizione dalla formazione alla vita attiva e ad entrare nel mondo del lavoro con tutte le sue leggi e la sua durezza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In terzo luogo, laddove gli studi universitari sono a pagamento, i debiti che il giovane ha dovuto assumere per completare gli universitari peseranno per decenni sulle loro spalle. Indubbiamente la situazione diventa drammatica. Non ci si deve neppure illudere: anche un'economia molto flessibile come quella americana dove &#232; relativamente facile che non &#232; in Italia costruire un'azienda o un'impresa, ricevere fondi e aiuti da una banca o da una fondazione, essere riconosciuti per l'originalit&#224; delle idee e delle proposte, queste competenze non sono affatto diffuse, non appartengono a tutti. In ogni modo questa una soluzione &#232; del tutto particolare. Il problema immediato &#232; soprattutto psicologico: la sconvolgente scoperta che il lavoro disponibile all'inizio del 21&#186; secolo sar&#224; piuttosto un inferno che non un paradiso. I giovani laureati avranno a che fare sul posto di lavoro con capi meno competenti e meno preparati di lavoro, che non esiteranno a umiliarli, che non prenderanno affatto in considerazione le loro qualit&#224; o i loro interessi. Occorrer&#224; ingoiare molti rospi, accettare le umiliazioni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh1' id='nb1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'&gt;1&lt;/a&gt;] Economista presso il New York Times&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh2' id='nb2' class='spip_note' title='Note 2' rev='footnote'&gt;2&lt;/a&gt;] Si vedano i dati USA &lt;a href=&quot;http://www.houstonaplus.org/resources/bookshelf/crossing-finish-line-completing-college-america%E2%80%99s-public-universities&quot;&gt;cliccando qui&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh3' id='nb3' class='spip_note' title='Note 3' rev='footnote'&gt;3&lt;/a&gt;] Bureau of Labour Statistics&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh4' id='nb4' class='spip_note' title='Note 4' rev='footnote'&gt;4&lt;/a&gt;] Quaderno 8&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Non tutti i licei sono uguali</title>
		<link>http://www.oxydiane.net/spip.php?article412</link>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Norberto</dc:creator>


		<dc:subject>Etablissement scolaire</dc:subject>
		<dc:subject>Enseignement secondaire</dc:subject>
		<dc:subject>Equit&#233;-&#233;galit&#233;</dc:subject>
		<dc:subject>S&#233;gr&#233;gation scolaire</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Presentazione di un'analisi svolta in Francia dal Centro Nazionale di Studi e ricerche sulle qualifiche (C&#233;req) su un campione di 17000 studenti nel quale si valuta l'incidenza delle variabili individuali e di quelle d'istituto sulla scelta degli studi superiori.&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?rubrique24" rel="directory"&gt;Egalit&#233;/&#233;quit&#233;-Uguaglianza/equit&#224;&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot21" rel="tag"&gt;Etablissement scolaire&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot22" rel="tag"&gt;Enseignement secondaire&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot23" rel="tag"&gt;Equit&#233;-&#233;galit&#233;&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot28" rel="tag"&gt;S&#233;gr&#233;gation scolaire&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/arton412.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='106' height='150' class='spip_logos' style='height:150px;width:106px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;L'accesso agli studi universitari e la scelta delle facolt&#224; o degli indirizzi di studio &#232; determinata dalle differenze sociali individuali nonch&#233; dalle caratteristiche della scuola che si frequenta per conseguire la maturit&#224; o il diploma. L'analisi qui presentata &#232; focalizzata sugli effetti del tipo di scuola. Siccome non tutte le scuole sono uguali, gli effetti della scuola variano come variano pure i comportamenti dei professori. Le disuguaglianze si accentuano oppure possono anche essere corrette e compensate. Una politica scolastica lungimirante potrebbe potenziare questo secondo aspetto a condizione di disporre d'informazioni pertinenti e attendibili!&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&quot;Effetto scuola&quot;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non tutte le scuole sono uguali, purtroppo. Ce ne sono di eccellenti e di scadenti ma la scelta dell'istituo non &#232; mai casuale e la distribuzione sul territorio degli istituti validi e degli istituti scadenti neppure.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;In quest'articolo si tratta della scelta dell'istituto d'insegnamento di secondo grado, una delle scelte pi&#249; delicate per il futuro di ogni studente, come &#232; dimostrato da moltissime ricerche. Una constatazione analoga &#232; stata fatta anche in Italia nelle analisi dei dati di Pisa. Per esempio, &lt;strong&gt;Daniele Checchi&lt;/strong&gt; ha dimostrato pi&#249; volte che la scelta del tipo di istituto di insegnamento secondario di secondo grado non &#232; anodina e determina l'orientamento futuro degli studenti. Questa considerazione dovrebbe rendere molto attenti tutti i responsabili scolastici sugli effetti dell'abrogazione dei bacini d'utenza che &#232; stata fatta alla buona in Italia mentre altrove, ultimamente in Francia (&lt;a href=&quot;http://www.oxydiane.net/spip.php?article358&quot;&gt;clicca qui&lt;/a&gt;) suscita dibattiti politici e ideologici alquanto virulenti perch&#233; la libert&#224; di scelta di un istituto scolastico dopo la scuola media non &#232; indenne di conseguenze che pregiudicano il futuro scolastico degli studenti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Un esempio di come la ricerca scientifica possa contribuire alla decisione politica&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa primavera, il centro francese &lt;a href=&quot;http://www.cereq.fr/&quot;&gt;CEREQ&lt;/a&gt; [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb1-1' class='spip_note' rel='footnote' title='&quot;Centre d'&#233;tudes et de recherches sur les qualifications&quot; con sede (...)' id='nh1-1'&gt;1&lt;/a&gt;] ha pubblicato un'analisi molto dettagliata di questa questione sfruttando le banche dati francesi e in particolare lo studio longitudinale che segue il campione di una fascia di et&#224; (il panel di allievi del 1995) [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb1-2' class='spip_note' rel='footnote' title='II panel 1995 &#232; composto di allievi che hanno iniziato la prima media (...)' id='nh1-2'&gt;2&lt;/a&gt;] nonch&#233; gli indicatori di base per il pilotaggio degli istituti dell'insegnamento secondaria di secondo grado del [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb1-3' class='spip_note' rel='footnote' title='Acronimo IPES' id='nh1-3'&gt;3&lt;/a&gt;]. Nel testo allegato a questo articolo sono riassunti i principali risultati di questa analisi molto interessante dal punto di vista metodologico e ovviamente particolarmente rilevante da quello politico. Abbiamo qui un ulteriore esempio di come la ricerca scientifica sull'istruzione possa illuminare e orientare le politiche scolastiche.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Congiunzione di due variabili&lt;/strong&gt;: fattori individuali e fattori istituzionali&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'analisi dimostra che l'orientamento scolastico dopo la fine dell'insegnamento secondaria di secondo grado &#232; determinato dalla combinazioni di due variabili: le caratteristiche individuali e il contesto scolastico. Entrambe queste variabili esercitano un'influenza sulle aspirazioni degli studenti e quindi sulla durata degli studi post-secondari. L'analisi &#232; stata realizzata da Nadia Nakhili (Laboratoire des Sciences de l'&#201;ducation, Universit&#233; de Grenoble) . Quest'articolo riprende liberamente la presentazione fattane nelle &quot;Brevi&quot; del C&#233;req.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per prendere in considerazione la possibilit&#224; di svolgere studi lunghi o indirizzi accademici selettivi, in primo luogo &#232; necessario ottenere i diplomi adeguati e riuscire a scuola ma ci&#242; non &#232; sempre sufficiente. A seconda del genere, dell'origine sociale, studenti che conseguono gli stessi risultati scolastici non esprimono le stesse preferenze. Infatti, oltre che ai fattori individuali occorre prestare attenzione agli effetti del contesto nel quale gli studenti sono scolarizzati: le aspirazioni dei liceali sono sensibili al tipo di liceo nel quale studiano e preparano l'esame di maturit&#224;. E' su questa seconda facciata che si concentra l'analisi svolta del C&#233;req.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa combinazione non &#232; nuova come gi&#224; detto ma lo studio svolto in Francia approfondisce tuttavia una nuova dimensione: l'analisi degli effetti dei fattori ambientali nel quale gli allievi sono scolarizzati. La composizione sociale del liceo non &#232; neutra e ha un impatto importante sulle aspirazioni dei liceali. La durata degli studi successivi ipotizzata dagli studenti oppure la scelta di un indirizzo elitista come quello di iscriversi in una classe che prepara alle alte scuole (questa &#232; una peculiarit&#224; del sistema scolastico francese che non esiste in Italia) dipende, in parte, dal liceo frequentato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Numerosi fattori individuali sono ben noti: il genere, l'origine sociale, l'et&#224; alla quale si consegue la maturit&#224;, il punteggio globale dell'esame di maturit&#224;, eccetera. Nuova invece &#232; l'analisi delle variabili ambientali ed in particolare la sottolineatura dell'importanza della scelta del liceo. A caratteristiche scolastiche, sociali, di et&#224; e di genere uguali, uno studente scolarizzato in un liceo privilegiato prender&#224; in considerazione la possibilit&#224; di effettuare studi pi&#249; lunghi che non uno studente scolarizzato in un liceo sfavorito. &quot;Il contesto della scolarizzazione ha un effetto che sembra essere altrettanto importante di quello dell'origine sociale&quot; afferma Nadia Nakhili, autrice dello studio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'impatto delle caratteristiche individuali e del contesto scolastico si accumulano. La tavola allegata &#232; una proiezione teorica dell'evoluzione delle aspettative di uno studente titolare di una maturit&#224; economica e scientifica (tipo di maturit&#224; che non esiste in Italia) non particolarmente brillante, dell'et&#224; di 18 anni al momento di conseguire la maturit&#224; (et&#224; tipica nel sistema scolastico francese), di nazionalit&#224; francese, che frequenta un istituto, un liceo, che non &#232; socialmente contraddistinto. Questo studente prevede studi di una durata di 3,3 anni dopo la maturit&#224;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se una sola delle caratteristiche individuali varia (ossia se si applica il principio &quot;ceteribus paris&quot;) questa durata pu&#242; aumentare o diminuire. Per esempio, uno studente avente le stesse caratteristiche dello studente tipo ma di origine sociale privilegiata, prevede una durata degli studi post-secondari di 3,6 anni al posto di 3,3 anni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Impatto delle caratteristiche individuali e del contesto scolastico sulle aspirazioni dei liceali dal punto di vista della durata ipotizzata degli studi superiori&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;spip_documents spip_documents_center&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/distant/jpg/jpg_Francia_044a.jpg&quot; width='500' height='531' style='height:531px;width:500px;' /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Influsso dei fattori sociali sulla scelta degli studi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se i fattori scolastici sono determinanti per la scelta dell'indirizzo di studi superiori, essi sono nondimeno condizionati dall'appartenenza sociale. Le scelte dell'orientamento verso gli studi superiori o accademici, dell'istituto di insegnamento secondario di secondo grado in cui inscriversi nonch&#233; i risultati alla maturit&#224; o agli esami di diploma sono gi&#224; contraddistinti socialmente. Il livello di riuscita scolastica varia a seconda degli ambienti sociali gi&#224; nel corso dell'insegnamento primario e poi durante tutto l'insegnamento secondario di primo grado, ossia durante la scuola media unica. Gli allievi provenienti dagli ambienti popolari riescono meno bene di quelli con un'origine sociale privilegiata. Ma, l'ambiente sociale non interviene unicamente sull'esito scolastico. Giuoca ugualmente sulla scelta dell'opzione degli allievi, ossia sulle loro preferenze individuali. A possibilit&#224; scolastiche equivalenti, gli allievi di diversi ambienti sociali non si orientano nello stesso modo e non scelgono gli stessi indirizzi di studio, qualunque sia il livello di orientamento. A livello scolastico equivalente, gli studenti di origine privilegiata mirano sempre a livelli di studi pi&#249; elevati di quelli scelti dai loro compagni di origini pi&#249; modeste. All'opposto, gli studenti provenienti da ambienti sociali non privilegiati sono pi&#249; numerosi a considerare opzioni formative meno lunghe, della durata per esempio di due anni dopo la maturit&#224;. Le scelte degli indirizzi di studio variano ugualmente in funzione di altre caratteristiche individuali come il genere o l'origine culturale dei liceali e in Italia, potremmo aggiungere, anche degli studenti degli istituti tecnici e professionali. Gli studenti si ritrovano quindi, a seguito di una serie di scelte e di orientamenti anteriori, in posizioni differenziate al momento di iniziare gli studi superiori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;L'influsso dell'istituto scolastico&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un liceo del centro citt&#224; oppure di un quartiere popolare non hanno la stessa composizione sociale. Inoltre, la segregazione sociale in certi casi &#232; aggravata quando combinata con una ripartizione disuguale dell'offerta scolastica sul territorio. [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb1-4' class='spip_note' rel='footnote' title='Per esempio, le classi preparatorie alle grandi scuole in Francia. Si (...)' id='nh1-4'&gt;4&lt;/a&gt;]. L'analisi pubblicata dal C&#233;req distingue tre tipi di istituti:&lt;/p&gt; &lt;ul&gt; &lt;li&gt;gli istituti privilegiati,&lt;/li&gt; &lt;li&gt;gli istituti non contraddistinti socialmente,&lt;/li&gt; &lt;li&gt;gli istituti non privilegiati o sfavoriti (vedi tavola).&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;spip_documents spip_documents_center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L440xH346/jpg_Francia_51c5-36b56.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width='440' height='346' style='height:346px;width:440px;' /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Questa tipologia classifica gli istituti a partire da due indicatori:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; La percentuale di studenti d'origine sociale privilegiata che frequentano l'istituto;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; La percentuale di studenti di origine sociale non privilegiata tra gli iscritti in un istituto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Istituti di tipo privilegiato sono quelli che nel contempo si trovano nel 25% dei licei che hanno la percentuale pi&#249; elevata di iscritti privilegiati e il 25% di istituti che hanno tra gli iscritti la percentuale di studenti non privilegiati pi&#249; bassa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I licei svantaggiati sono quelli che nel contempo si trovano nel 25% dei licei che hanno la percentuale pi&#249; elevata di allievi provenienti dalle classi sociali meno favorite e nel 25% di licei con la percentuale di studenti svantaggiati pi&#249; elevata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli altri istituti sono considerati come istituti non contraddistinti socialmente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Francia, la presenze in un liceo di classi preparatorie attira nel liceo studenti provenienti dai ceti sociali pi&#249; privilegiati il che ha come effetto un potenziamento del carattere di istituto privilegiato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'ambiente scolastico dunque interviene su orientamenti gi&#224; socialmente pronunciati. In effetti, quando questo fattore &#232; preso in considerazione nell'analisi delle scelte degli studi, esso si rivela significativo. A caratteristiche scolastiche, sociali, di et&#224; e di genere determinato, un allievo scolarizzato in un liceo privilegiato tende a prendere in considerazione la possibilit&#224; di svolgere studi superiori pi&#249; lunghi che non un allievo scolarizzato in un liceo poco favorito. Il contesto della scolarizzazione ha dunque un effetto che sembra altrettanto importante di quello dell'origine sociale. Questa constatazione merita di essere sottolineata in quanto permette di dire che le caratteristiche di un istituto permettono di compensare o correggere quelle dell'origine sociale. In altri termini le caratteristiche dell'istituto possono annullare lo svantaggio connesso a origini sociali modeste.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'influsso di un istituto non si manifesta per&#242; soltanto nel numero di anni di studi che uno studente prevede di seguire dopo avere conseguito la maturit&#224; o il diploma. A parit&#224; di caratteristiche sociali scolastiche, uno studente di un liceo privilegiato auspica meno frequentemente di un compagno che frequenta invece un liceo non privilegiato di indirizzarsi verso formazioni superiori tecniche o istituti universitari professionali i quali permettono di conseguire un diploma o una laurea in due o tre anni. I progetti di studi superiori dei giovani sono dunque molto sensibili alla composizione sociale dell'istituto scolastico che frequentano e nel quale sono iscritti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Diversi fattori permettono di spiegare questo fatto. Dapprima un effetto di emulazione o &quot;effetto dei pari&quot;: Le interazioni tra studenti che frequentano lo stesso istituto influiscono indubbiamente sul modo con il quale i liceali progettano il loro futuro. Inoltre, le pratiche dei professori variano in funzione del pubblico al quale si rivolgono. A seconda del licei nel quali i professori si trovano, la loro rappresentazione degli studenti varia. Pi&#249; concretamente, i professori tendono ad essere pi&#249; incoraggianti e pi&#249; ottimisti sul futuro dei loro studenti quando insegnano in un istituto privilegiato che non quando insegnano in un istituto tecnico o professionale (Si utilizza qui la terminologia italiana). Orbene, i professori sono vettori importanti di trasmissione dell'informazione sulle possibilit&#224; di proseguire gli studi nonch&#233; sulle filiere esistenti. In altri termini essi sono al centro della strategia decisionale riguardante l'orientamento scolastico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&quot;L'effetto scuola&quot; pu&#242; dunque avere una duplice conseguenza:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;da un lato compensare lo svantaggio sociale di fronte all'istruzione e dall'altro tarpare le ali agli studenti meno favoriti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Queste considerazioni invitano a pensare che per ridurre le disuguaglianze d'orientamento scolastico, la composizione sociale delle scuole e un'offerta equilibrata delle opportunit&#224; di formazione superiore su tutto il territorio nazionale non possono essere trascurate. Anche se le prospettive di formazione superiore dipendono da scelte, da preferenze e da storie individuali, nondimeno esse sono pure condizionate da differenze riguardanti l'organizzazione del sistema scolastico di formazione sulle quali l'azione pubblica pu&#242; intervenire. Questo &#232; quanto afferma con chiarezza, in conclusione, Nadia Nakhili l'autrice dalla pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh1-1' id='nb1-1' class='spip_note' title='Note 1-1' rev='footnote'&gt;1&lt;/a&gt;] &quot;Centre d'&#233;tudes et de recherches sur les qualifications&quot; con sede a Marsiglia&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh1-2' id='nb1-2' class='spip_note' title='Note 1-2' rev='footnote'&gt;2&lt;/a&gt;] II panel 1995 &#232; composto di allievi che hanno iniziato la prima media nell'anno scolastico 1995-1996 in un istituto pubblico o privato in Francia, allievi tutti nati il 17 di un mese qualsiasi dall'anno. La popolazione del campione comprende 17.830 allievi. Tutti gli anni sono raccolte e aggiornate le informazioni sul percorso scolastico nonch&#233; sulla situazione individuale e familiare di ogni membro del campione&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh1-3' id='nb1-3' class='spip_note' title='Note 1-3' rev='footnote'&gt;3&lt;/a&gt;] Acronimo &lt;a href=&quot;http://www.oxydiane.net/spip.php?article75&quot;&gt;&lt;strong&gt;IPES&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh1-4' id='nb1-4' class='spip_note' title='Note 1-4' rev='footnote'&gt;4&lt;/a&gt;] Per esempio, le classi preparatorie alle grandi scuole in Francia. Si tratta di classi annesse a un liceo di &#233;lite alle quali si &#232; ammessi dopo la maturit&#224;, a condizione di conseguire un punteggio medio elevato. Queste classi durano due anni ed alla fine autorizzano ad accedere ai concorsi per entrare in un'alta scuola superiore che prepara a determinati indirizzi professionali e che &#232; diversa dell'Universit&#224;. In Italia, un orientamento di questo tipo si trova pressappoco nel caso dell'ammissione alla scuola normale superiore di Pisa, ma le procedure in vigore in Italia sono molto meno formali di quelle esistenti in Francia&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>Assalto alla caserma</title>
		<link>http://www.oxydiane.net/spip.php?article432</link>
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		<dc:date>2010-09-04T22:36:14Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Norberto</dc:creator>


		<dc:subject>Crise des syst&#232;mes d'enseignement</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Relazione presentata al seminario residenziale estivo dell'ADI svoltosi a Roma dal 27 al 29 agosto 2010 il cui tema era &quot;Personalizzare si pu&#242;: dalle esperienze internazionali alle nostre aule&quot;.&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?rubrique36" rel="directory"&gt;Textes 2010&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot33" rel="tag"&gt;Crise des syst&#232;mes d'enseignement&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/arton432.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='150' height='75' class='spip_logos' style='height:75px;width:150px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;L'ADi ha auspicato una relazione d'apertura al seminario residenziale estivo del 2010 che facesse il punto sull'evoluzione e lo sviluppo dei sistemi scolastici statali nel mondo. In questo intervento si tratteggia la resistenza dei sistemi scolastici contro i cambiamenti che minacciano non solo i centri di potere molteplici annidati nei sistemi stessi ma perfino la sopravvivenza dei sistemi &quot;tout court&quot;. I sistemi scolastici statali sono per&#242; diventati apparati talmente potenti da essere in grado di approntare una gamma diversificata di strategie di resistenza. Gli attacchi sferzati contro l'istituzione scolastica statale non riescono finora a smantellarla. Il servizio scolastico resiste a tutti i costi, digerisce i cambiamenti, li snatura e li attenua. Impossibile dire fin quando si protrarr&#224; questa guerra, pronosticare come finir&#224;. In ogni modo, le nuove tecnologie dell'informazione aprono prospettive inedite di cambiamento, ma i sistemi scolastici sono in grado di rimuoverle.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;L'intervento sotto forma di diapositive PowerPoint &#232; allegato in formato .pdf&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Combler l'&#233;cart pour les &#233;l&#232;ves immigr&#233;s. Politiques, pratiques et performances</title>
		<link>http://www.oxydiane.net/spip.php?article431</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.oxydiane.net/spip.php?article431</guid>
		<dc:date>2010-09-04T13:07:31Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Norberto, OECD-OCDE-OCSE</dc:creator>


		<dc:subject>Equit&#233;-&#233;galit&#233;</dc:subject>
		<dc:subject>Innovations</dc:subject>
		<dc:subject>Education Compar&#233;e</dc:subject>
		<dc:subject>S&#233;gr&#233;gation scolaire</dc:subject>
		<dc:subject>Crise des syst&#232;mes d'enseignement</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;L'OCDE a proc&#233;d&#233; &#224; un examen des politiques de formation des migrants. Les pays ayant particip&#233; &#224; l'examen sont l' Autriche, le Danemark, l' Irlande, la Norv&#232;ge, les Pays-Bas et la Su&#232;de, N&#233;anmoins , l'OCDE a exploit&#233; des donn&#233;es provenant de nombreux pays. Cette publication offre des donn&#233;es comparatives sur l'acc&#232;s, la participation, et les r&#233;sultats scolaires des &#233;l&#232;ves issus de l'immigration par rapport aux autres &#233;l&#232;ves, et recense une s&#233;rie d'options pour l'action publique.&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?rubrique7" rel="directory"&gt;Publications/Segnalazioni&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot23" rel="tag"&gt;Equit&#233;-&#233;galit&#233;&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot25" rel="tag"&gt;Innovations&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot26" rel="tag"&gt;Education Compar&#233;e&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot28" rel="tag"&gt;S&#233;gr&#233;gation scolaire&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot33" rel="tag"&gt;Crise des syst&#232;mes d'enseignement&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/arton431.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='107' height='150' class='spip_logos' style='height:150px;width:107px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Esame dell'OCSE sulla formazione degli immigranti:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;SeriesTitle&quot;&gt;&lt;em&gt;Examens de l'OCDE sur la formation des migrants &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;HeaderText&quot;&gt;Combler l'&#233;cart pour les &#233;l&#232;ves immigr&#233;s&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;SubTitle&quot;&gt;Politiques, pratiques et performances&lt;/span&gt;. &#201;ditions OCDE, Paris 2010&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'esame delle politiche scolastiche per gli studenti dell'immigrazione&lt;br /&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'OCSE ha svolto tra il 2008 e il 2010 un esame delle politiche scolastiche imperniate sull'immigrazione in sei paesi (Austria, Danimarca, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia). Inoltre, l'OCSE ha sfruttato per questo esame i dati provenienti da numerosi altri paesi raccolti in particolare mediante le indagini internazionali per colmare le lacune con dati provenienti da altri paesi che non hanno partecipato allo studio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La pubblicazione fornisce dati comparati sull'accesso all'istruzione, la frequenza, la partecipazione e i risultati scolastici degli allievi provenienti dal mondo dell'immigrazione rispetto ai compagni autoctoni e recensisce inoltre una serie di opzioni per l'azione pubblica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'esame delle politiche scolastiche &#232; miserevole per il numero ridotto di paesi che vi hanno partecipato ma il personale dell'OCSE &#232; riuscito a correggere il difetto sfruttando al meglio e assai bene la miniera di dati che oggi si hanno sull'emigrazione. E' la prima volta che questo succede. Finalmente l'OCSE non sub-appalta a un istituto di ricerca un'analisi prettamente politica. Non era stato il caso alcuni anni fa come avremo modo di dire tra poco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;I lavori anteriori dell'OCSE su questo tema&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono voluti dieci anni per avere una pubblicazione benfatta dell'OCSE sulla situazione scolastica dei figli di immigrati.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'OCSE ha iniziato ad occuparsi dell'educazione scolastica dei figli di immigrati Il primo studio dell'OCSE su quest'argomento &#232; stato pubblicato nel 1987 (&lt;strong&gt;&quot;Les enfants de migrants &#224; l'&#233;cole&quot;&lt;/strong&gt;) quando praticamente non esistevano dati attendibili in pressoch&#233; nessun paese sulla situazione scolastica della popolazione proveniente dall'immigrazione. Per un decennio, nel corso degli anni 90, il problema dell'istruzione della popolazione immigrata &#232; scomparso dall'ordine del giorno dell'organizzazione internazionale, proprio mentre l'immigrazione riprendeva alla pi&#249; bella. Anche l'Unione Europea non si &#232; occupata di questo problema il che ha permesso ai paesi Membri di queste due organizzazioni di prestare una moderata attenzione alla scolarizzazione degli immigrati. Il contrasto tra l'espansione del fenomeno migratorio da un lato e l'assenza di politiche scolastiche per l'immigrazione dall'altro &#232; sorprendente. Purtroppo, le statistiche scolastiche prodotte nei vari paesi e riguardanti diversi sistemi scolastici non sono mai state sufficientemente dettagliate per permettere di fornire informazioni precise sulla situazione scolastica degli immigrati. Quando i dati esistevano erano irrilevanti e non fornivano ai responsabili politici le informazioni che avrebbero dovuto avere per prendere decisioni con cognizione di causa, per esempio sugli effetti della concentrazione di immigrati di origine diversa in determinate classi o per aree professionali. I pedagogisti si occupavano di multiculturalismo e di giochetti analoghi mentre gli specialisti della statistica producevano in maniera inerziale i dati pubblicati negli annuari statistici senza interrogarsi sulle peculiarit&#224; dell'istruzione delle popolazioni immigrate.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cambiamento di rotta nel primo decennio del XXI secolo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'interesse per questa questione &#232; rinato dopo il 2000 con la pubblicazione dei risultati dell'indagine internazionale Pisa patrocinata dall'OCSE sulla comprensione della lettura. La pressione per indurre l'organizzazione internazionale i ad occuparsi dei livelli d'istruzione della popolazione studentesca immigrata &#232; venuta in particolare dalle autorit&#224; tedesche sorprese dalla bassa media conseguita dagli studenti frequentanti i sistemi scolastici in Germania. Una delle piste di analisi seguite per trovare una spiegazione di questo naufragio pedagogico &#232; stata quella delle prestazioni dei figli degli immigrati ai quali potevano essere imputate le colpe per la bassa media dei punteggi conseguiti dagli studenti frequentanti i sistemi scolastici tedeschi. Una reazione analoga la si &#232; avuta in Svizzera ed in parte anche in Austria. Le autorit&#224; scolastiche e quelle politiche non si aspettavano risultati mediocri, erano convinti che i loro sistemi scolastici fossero eccellenti ed hanno quindi cercato un capro espiatorio. Questo era sotto mano: allievi e studenti dell'immigrazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Fortunatamente, in altri sistemi scolastici, come per esempio in quelli canadesi in quelli australiani, nei quali la proporzione di allievi provenienti dall'immigrazione era particolarmente elevata, le medie dei punteggi dei figli di immigrati nei test di lettura ed in seguito in quello di matematica e di scienze erano nettamente superiori alla media dei punteggi conseguiti dagli allievi dei sistemi scolastici tedeschi. Quindi c'erano da spiegare due fenomeni concomitanti: da un lato gli effetti prodotti sulla media generale dei punteggi ai test dalla proporzione di studenti di origine diversa da quella degli autoctoni per i quali i sistemi scolastici erano stati concepiti e dall'altro la diversit&#224; dei punteggi degli studenti dell'immigrazione iscritti in sistemi scolastici diversi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Un problema delicato e difficile da affrontare&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'analisi dei risultati e delle modalit&#224; d'istruzione e formazione degli allievi e degli studenti provenienti dall'universo dell'immigrazione &#232; un'operazione molto complessa sia dal punto di vista statistico che educativo e politico. In generale, i dati sono insufficienti oppure sono mancanti oppure sono confusi. Il problema, di cui si &#232; gi&#224; parlato in questa loro sito, e quello delle statistiche etniche (clicca &lt;a href=&quot;http://spip.php?article173/&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;). In certi sistemi scolastici non si raccolgono statistiche n&#233; sull'origine etnica degli studenti n&#233; sulle caratteristiche della popolazione studentesca immigrata )per esempio la lingua parlata o la religione, il numero dei fratelli e delle sorelle, ecc.). Questo per esempio succede in &lt;strong&gt;Francia&lt;/strong&gt;. In altri paesi invece, tradizionalmente, si raccolgono dati sulle minoranze etniche e sull'origine etnica degli studenti che frequentano la scuola. Questo &#232; per esempio il caso degli &lt;strong&gt;Stati Uniti&lt;/strong&gt;. Infine, in taluni paesi, si raccolgono moltissime informazioni sulla provenienza degli studenti degli allievi. In questi casi, come per esempio in &lt;strong&gt;Svizzera&lt;/strong&gt;, le statistiche scolastiche, ma non solo quelle, sono ossessionate dalle peculiarit&#224; dell'informazione sulle caratteristiche degli stranieri e di chi non ha la nazionalit&#224; elvetica ma risiede con statuti diversi nel paese.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per farla breve, si deve riconoscere, che la diversit&#224; dei dati relativi all'immigrazione da un sistema scolastico all'altro &#232; considerevole. In Italia per esempio, i dati sono molto scarsi e sono ridotti a grossolane distinzioni che impediscono analisi dettagliate. Le ragioni di questa diversit&#224; sono molteplici ed in generale sono di natura politica perch&#233; riguardano la protezione della sfera privata oppure la prevenzione di eventuali tentazioni di aggravamento della segregazione scolastica secondo criteri etnici. Quindi, ci sono considerazioni nobili che concorrono a spiegare la diversit&#224; delle informazioni riguardanti le caratteristiche degli studenti. Non si tratta solo di pessima volont&#224; o di censura. Si potrebbe per&#242; contemplare un'eccezione per scopi di ricerca, ma siccome non si &#232; mai troppo prudenti, molte autorit&#224; politiche preferiscono adottare, come &#232; il caso in Italia, posizioni di principio rigide. &#200; per questa ragione, che i dati Pisa riguardanti l'origine degli studenti sono grossolani e di per s&#233; non consentono analisi approfondite. Nonostante questi limiti, l'OCSE non ha esitato, sotto la pressione della Germania in particolare, come detto in precedenza, a pubblicare dopo le prime indagini un'analisi dei risultati imperniati sui punteggi conseguiti dagli studenti immigrati. Questi lavori erano piuttosto problematici e non erano per nulla soddisfacente dal punto di vista scientifico. Il volume che l'OCSE pubblica ora fa onorevole ammenda ed &#232; la prima pubblicazione dopo quella del 1987 nel campo dell'educazione a livello comparato sul piano internazionale nella quale si tengono in considerazione talune fondamentali distinzioni, come la prima e la seconda generazione, indispensabili per capire da un lato i risultati degli studenti immigrati e dall'altro l'incidenza di questi punteggi sulla media nazionale nonch&#233; sulla media conseguita dagli studenti autoctoni. Da questo di vista, il volume offre informazioni e confronti stimolanti, tali da modificare la vulgata sul comportamento degli studenti dell'immigrazione a scuola e sui loro risultati scolastici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Presentazione sommaria&lt;br /&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;background-color: rgb(255, 255, 153);&quot;&gt;La prima informazione da tenere in considerazione riguarda la proporzione degli studenti immigrati rispetto al totale della popolazione scolastica&lt;/span&gt;. Questa proporzione non &#232; identica in tutti i sistemi scolastici: taluni accolgono una proporzione elevata di studenti immigrati come per esempio quelli elvetici oppure il lussemburghese; in altri invece, la popolazione di studenti immigrati &#232; molto bassa. Non c'&#232; comune misura tra un sistema scolastico nel quale sono presenti circa il 30% di studenti immigrati e uno nel quale questa proporzione &#232; del 5%. Ovviamente, i problemi pedagogici sono di natura diversa in un caso come nell'altro. Inoltre, non si deve neppure scordare che anche nel caso della forte proporzione di studenti immigrati, questi non sono distribuiti in modo uniforme in tutto il sistema scolastico, come ben mostra l'analisi dell'OCSE test&#233; pubblicata. Era ora che se ne parlasse. La stessa considerazione vale anche per i sistemi scolastici nei quali la proporzione di studenti immigrati &#232; relativamente bassa, per esempio del 10%, com'&#232; &#232; il caso dell'Italia. In certe province, in determinate scuole, in certe regioni o distretti, gli immigrati sono pressoch&#233; del tutto assenti, mentre in altri si verifica una concentrazione elevata di immigrati. Anche in questo caso non c'&#232; uniformit&#224; tra le varie parti del sistema scolastico per cui la media della rappresentazione degli studenti immigrati non dice affatto nulla, non serve.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;background-color: rgb(255, 255, 153);&quot;&gt;Una seconda considerazione, pure fondamentale, riguarda il luogo di nascita di questi studenti&lt;/span&gt;. Quando gli studenti provenienti dal mondo dell'immigrazione sono nati nel paese di immigrazione e sono stati scolarizzati totalmente in questo paese, le differenze rispetto alla popolazione autoctona non sono comparabili a quelle di studenti nati nei paesi di origine e che sono arrivati nel paese di immigrazione gi&#224; in et&#224; scolastica. Tra questi due gruppi esiste poi una gamma di situazioni che non possono essere ignorate. Abbiamo quindi il problema della seconda generazione di immigrati, ma esiste anche il problema della prima generazione, ossia dei genitori, i quali a loro volta possono essere nati nel paese di origine oppure possono essere arrivati nel paese di immigrazione molto giovani. La durata del soggiorno nel paese di immigrazione &#232; senz'altro una variabile che non pu&#242; essere rimossa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Percentuale della popolazione nata all'estero in alcuni paesi dell'OCSE rispetto alla popolazione totale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;spip_documents spip_documents_center&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/distant/jpg/jpg_OCSE-pop170d.jpg&quot; width='500' height='325' style='height:325px;width:500px;' /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;background-color: rgb(255, 255, 153);&quot;&gt;Un terzo problema &#232; quello della lingua parlata&lt;/span&gt;. Secondo l'OCSE, il numero delle lingue praticate nei paesi nei quali l'indagine &#232; stata svolta supera il centinaio. Gli allievi parlano fuori dall'aula, tra loro, a casa, con i compagni, con la famiglia una lingua che spesso &#232; diversa dalla lingua nella quale &#232; impartito l'insegnamento e nella quale devono studiare, ma che &#232; anche diversa dalla lingua ufficiale del paese dal quale provengono o del quale posseggono la nazionalit&#224;. Si ritiene che che questi studenti incontrano a scuola problemi diversi da quelli dei compagni che invece fuori di scuola, a casa, usano regolarmente la stessa lingua di quella con la quale &#232; impartito l'insegnamento o con la quale devono studiare. Secondo l'OCSE, il divario di risultati tra immigrati e condiscepoli autoctoni che frequentano gli stessi sistemi scolastici va in gran parte attribuito alla barriera della lingua e alle disparit&#224; socioeconomiche. Questa considerazione non &#232; una grande novit&#224; di per s&#233;, anche se le indagini sui comportamenti linguistici sono piuttosto carenti per il momento e non permettono di convalidare l'affermazione dell'OCSE. Conta di pi&#249; nella spiegazione del divario dei punteggi nei test la diversit&#224; linguistica o il passaporto? Qual &#232; il peso di queste due variabili? Non lo si sa ancora cogliere con precisione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'esame delle politiche scolastiche per l'immigrazione dell'OCSE non &#232; riuscito perch&#233;, come detto in precedenza, il numero dei paesi coinvolti &#232; troppo esiguo e poi perch&#233; i paesi di per s&#233; che hanno partecipato allo studio non sono paesi importanti per l' immigrazione, dove si pongono grossi problemi di scolarizzazione della popolazione immigrata o della popolazione proveniente da gruppi etnici, male assimilati e mal integrati nella comunit&#224; nazionale, come per esempio il caso dei curdi in Turchia oppure la popolazione aborigene negli Stati Uniti all'Australia. Forse l'eccezione nello studio delle politiche dell'OCSE &#232; rappresentata dai Paesi Bassi. Il volume invece &#232; di per s&#233; una riuscita e vale la pena sottolineare questo aspetto perch&#233; per la prima volta si forniscono indicazioni dettagliate tenendo conto di differenze fondamentali di una popolazione che non &#232; per nulla omogenea, come lo &#232; la popolazione di origine straniera o di nazionalit&#224; estera nelle scuole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli autori dello studio hanno fatto salti mortali per riunire dati comparabili. L'Italia &#232; pressoch&#233; assente da quasi tutte le tavole a dimostrazione della carenza di dati sul problema della scolarizzazione della popolazione immigrata in Italia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Risultati scolastici della popolazione immigrata&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le prestazioni scolastiche degli allievi e degli studenti immigrati, la loro scolarizzazione, le possibilit&#224; d'accesso ad un insegnamento di qualit&#224;, a indirizzi prestigiosi, a studi universitari sono generalmente diverse da quelle degli autoctoni. Questo dato di fatto non &#232; una novit&#224;. Il problema educativo e politico consiste per l'appunto nello spiegarlo e nel trovare le cause che concorrono a determinare questa situazione non dissimile dalla segregazione, nonch&#233; a proporre modalit&#224; d'intervento per correggerla. Spesso, la popolazione immigrata della seconda e della terza generazione &#232; ancora vittima di trattamenti scolastici segreganti, che le penalizzano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella maggioranza dei paesi, gli studenti dell'immigrazione hanno un profitto scolastico inferiore a quello dei loro compagni autoctoni. Lo scarto di risultati &#232; pi&#249; pronunciato nel caso degli immigrati che non parla la lingua d'insegnamento a casa oppure nel caso degli studenti immigrati che provengono da ambienti socioeconomici modesti. La situazione scolastica peggiora considerevolmente quando questi due fattori si sommano,ma tutto ci&#242; non &#232; nulla di nuovo. Lo si conosceva gi&#224;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In molti paesi dell'OCSE, ma non nella totalit&#224;, esistono differenze pronunciate tra risultati nei test di comprensione della lettura dei quindicenni autoctoni o immigrati. In tutti paesi, tranne che in Australia, in Canada, in Irlanda e in Nuova Zelanda (vedasi tabella), i punteggi conseguiti dagli studenti immigrati nella valutazione della comprensione della lettura nell'indagine Pisa sono molto inferiori alla media OCSE (492 punti) mentre i loro compagni autoctoni, tranne che in Grecia, Italia, Portogallo e Spagna, ottengono risultati nella media OCSE o superiori alla media.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Differenza nei punteggi nel test di comprensione della lettura nell'indagine PISA 2006 tra studenti quindicenni immigrati e studenti autoctoni&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;spip_documents spip_documents_center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/distant/jpg/jpg_OCSE_Letbc24.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width='500' height='260' style='height:260px;width:500px;' /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
In questa tavola, molto interessante ancorch&#233; il test di lettura PISA 2006 non fosse il pi&#249; solido di questo mondo, , in assoluto non si scopre nulla di nuovo, ma si distinguono i risultati degli studenti della prima e della seconda generazione immigrata. In generale, i punteggi degli studenti della seconda generazione sono migliori di quelli gli studenti della prima generazione ancorch&#233; non abbiamo elementi in mano per sapere se l'insieme di questi studenti usa fuori scuola una lingua diversa da quella dell'insegnamento o meno. In ogni modo, lo statuto di immigrati non &#232; di per s&#233; un ostacolo perch&#233; in certi sistemi scolastici gli studenti provenienti dall'immigrazione conseguono risultati superiori alla media o perfino superiori alla media dei punteggi degli studenti autoctoni. Questo vuol dire che ci sono condizioni nelle quali il fatto di essere immigrato non &#232; di per s&#233; un fattore discriminante. Nondimeno, in mancanza di indicazioni sulle politiche migratorie praticate in questi paesi ( non sappiamo per esempio se nei paesi in cui si verificano queste situazioni di per s&#233; non discriminanti nei confronti degli studenti immigrati si applica una politica di immigrazione selettiva o meno) &#232; difficile interpretare questi risultati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo studio fornisce anche una tavola nel quale si presentano i risultati nel test di comprensione della lettura svolto dall'IEA nel 2006 in quarta elementare (Indagine PIRLS 2006). Abbiamo qui a che fare con allievi non quindicenni ma molto pi&#249; giovani, che hanno appena appreso a leggere, nella maggioranza dei casi, a scuola, da poco. I risultati sono eloquenti. In un solo paese, la Nuova Zelanda, gli immigrati della prima generazione conseguono punteggi nel test di lettura superiore a quello degli autoctoni. In mancanza di informazioni sulle politiche migratorie della Nuova Zelanda, possiamo supporre che gli allievi della prima generazione siano selezionati come lo sono i loro genitori ammessi in Nuova Zelanda, ma questa &#232; soltanto una supposizione. In ogni caso in tutti gli altri paesi, gli allievi di quarta elementare della prima generazione di immigrati conseguono un punteggio medio nel test di comprensione della lettura inferiore a quello dei compagni autoctoni. In regola generale, gli immigrati della seconda generazione hanno risultati migliore di quella della prima generazione immigrata. In taluni casi, per esempio Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Scozia e Canada non ci sono differenze nella comprensione dalla lettura tra immigrati della prima e della seconda generazione, il che &#232; probabilmente da attribuire ad un cambiamento delle politiche di immigrazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Differenza nei punteggi nel test di comprensione della lettura nell'indagine PIRLS 2006 tra studenti immigrati e studenti autoctoni&lt;/strong&gt; ( quarto anno di scuola)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;spip_documents spip_documents_center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/distant/jpg/jpg_IEA_lett801b.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width='500' height='335' style='height:335px;width:500px;' /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In ogni modo, queste informazioni sono di per s&#233; migliori di quanto si pubblicava fin qui nelle analisi dei risultati scolastici degli allievi e degli studenti immigrati, ma, come risulta dai pochi commenti critici inseriti in questa presentazione, mancano ancora numerose informazioni per poter permettere di capire le cause del ritardo scolastico dei figli degli immigrati e per poter formulare proposte suscettibili di ridurre questo ritardo.Analisi dettagliate esistono. Uno &#232; stata fatta per esempio a Ginevra dove si &#232; scoperto che la bassa media generale dei punteggi degli studenti quindicenni ginevrini nell'indagine PISA 2000 sulla lettura non &#232; solo imputabile agli studenti dell'Immigrazione perch&#233; ci sono studenti maschi autoctoni che fanno peggio delle ragazze immigrate (&lt;a href=&quot;http://www.oxydiane.net/spip.php?article322&quot;&gt;clicca qui&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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<item xml:lang="it">
		<title>Il futuro della scuola italiana</title>
		<link>http://www.oxydiane.net/spip.php?article430</link>
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		<dc:date>2010-08-29T22:09:30Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Norberto</dc:creator>


		<dc:subject>R&#233;forme scolaire</dc:subject>
		<dc:subject>R&#233;sultats scolaires</dc:subject>
		<dc:subject>Crise des syst&#232;mes d'enseignement</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Articolo pubblicato da Tuttoscuola il 27 agosto 2010 sull'incontro organizzato dall'Associazione Di.S.AL (Dirigenti Scuole Autonome e Libere) nell'ambito del Meeting dell'amicizia dei popoli svoltosi a Rimini il 25 agosto 2010&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?rubrique36" rel="directory"&gt;Textes 2010&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot18" rel="tag"&gt;R&#233;forme scolaire&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot31" rel="tag"&gt;R&#233;sultats scolaires&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot33" rel="tag"&gt;Crise des syst&#232;mes d'enseignement&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/arton430.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='117' height='150' class='spip_logos' style='height:150px;width:117px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Il settimanale Tuttoscuola ha pubblicato un resoconto dettagliato del workshop per presidi di scuole statali e non statali, docenti vicari, operatori delle amministrazioni scolastiche locali, regionali, provinciali organizzato dall'associazione Di.S.A.L. con il sostegno dell'ADI, a Rimini il 25 agosto 2010. L'incontro si &#232; svolto sotto forma di una lunga intervista condotta da Alessandra Ricciardi, responsabile di &quot;Azienda scuola&quot; - l'inserto settimanale di ItaliaOggi - che ha preso come spunto il rapporto ISTAT 2010 sullo stato del paese alla quale ha fatto seguito uno scambio di opinioni con il largo pubblico presente. Il resoconto di Tuttoscuola riproduce fedelmente i punti principali affrontati in questa intervista ed &#232; riprodotto in questa sede.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;center&gt; &lt;strong&gt;&lt;font class=&quot;DISP_TITOLO&quot;&gt;Il futuro della scuola italiana. Resoconto di un incontro promosso da Di.S.A.L e ADI&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/center&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;DISP_TESTO&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L129xH180/23592jpg-8bd8bda-badd1.jpg&quot; alt=&quot;&quot; style='height:180px;width:129px;float: left; margin-right: 6px; margin-top: 0px;' width='129' height='180' /&gt;
&lt;p&gt;&quot;&lt;a href=&quot;http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=23566&quot;&gt;&lt;strong&gt;C'&#232; un futuro per la scuola italiana?&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&quot;: da questa provocazione, al Meeting dell'amicizia dei popoli a Rimini, &#232; scaturito un dialogo serrato con Norberto Bottani, analista internazionale dei sistemi di istruzione e tra gli iniziatori del sistema di valutazione europea OCSE-PISA.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Intervistato da Alessandra Ricciardi, responsabile di &quot;Azienda scuola&quot; - l'inserto settimanale di ItaliaOggi - Bottani ha preso le mosse dal quadro della scuola italiana disegnato dal quarto capitolo dell'ultimo Rapporto ISTAT 2010, proprio dedicato ai dati sul sistema scolastico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un quadro fosco, costituito da situazioni di arretratezza, dal quale Bottani ha preso le mosse, con le cifre gi&#224; note sui livelli di conoscenza dell'italiano nei vari ordini di scuola, per poi passare al grave aumento della dispersione scolastica dopo la licenza media, aumento che non pu&#242; non interrogare seriamente rispetto al nostro futuro: con oltre 1 milione di giovani tra i 15 e i 24 anni che dichiara di non aver letto neanche un libro o di non aver mai utilizzato il computer e con il ritorno a percentuali significative di bocciati e dispersi; con poco pi&#249; di 2 milioni di giovani tra i 15-29 anni (la &quot;Neet&quot; generazione) che non lavora e non studia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'incontro, proposto da DiSAL e ADI (associazioni professionali rispettivamente di dirigenti scolastici e docenti) ed al quale erano presenti presidi di scuole statali e non statali, operatori e politici delle Amministrazioni Scolastiche e Locali, &quot;&lt;em&gt;ha avuto l'utilit&#224;&lt;/em&gt; - ha sottolineato alla fine Roberto Pellegatta, presidente di DiSAL - &lt;em&gt;di mettere a fuoco alcuni 'mattoni' sui quali costruire un reale dialogo oltre gli steccati della politica e dell'ideologia (ancora pesanti nella scuola italiana), per giungere a scelte dove studenti, docenti, famiglie e realt&#224; locali non siano strumenti per finalit&#224; diverse, ma protagonisti dei propri percorsi formativi&lt;/em&gt;&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alessandra Cenerini, presidente di ADI, ha tenuto invece a chiarire che &quot;&lt;em&gt;non si esce dalla crisi tutta nazionale della scuola con la difesa dell'esistente, ma con una rivoluzione innanzitutto nella professione docente, con il coraggio di colpire lo statalismo, insieme ai residui privilegi (orario, organico, nomine), per piegare il funzionare delle scuole alle attese degli alunni e delle comunit&#224;&lt;/em&gt;&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ripercorrendo, attraverso esperienze e vicende professionali personali, Bottani ha risposto in modo originale alle questioni sollevate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sui livelli di apprendimento oggetto delle ultime indagini valutative, ha ricordato come gi&#224; nel 1976 Visalberghi, allora direttore del CEDE di Frascati, presentando all'allora ministro Malfatti i risultati della prima partecipazione dell'Italia ad un'indagine campione europea sugli apprendimenti degli alunni, notava tristemente come questi occupassero la coda dei coetanei europei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il dialogo col pubblico ha scartato nettamente il falso dilemma, tipico del dibattito italiano, se vengano prima le conoscenze o le competenza, per riconoscere che la scuola dovunque e sempre si deve misurare solo sui livelli di istruzione ai quali riesce a portare i propri studenti &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bottani ha sostenuto poi come la scuola media unica sia stata fino a tutt'oggi l'unica riforma dall'epoca fascista, attribuendovi il merito dell'elevamento dei livelli di istruzione popolari. Ma contemporaneamente ha sostenuto con forza che questo compito della scuola unica &#232; terminato, dovendosi affrontare nuove forme di scuola che tengano conto delle nuove fonti di apprendimento e della necessit&#224; di &quot;&lt;em&gt;saper uscire dalla scuola per imparare&lt;/em&gt;&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A proposito della questione sollevata dai dati ISTAT sulla dispersione e disoccupazione tra i 15 ed i 29 anni (un quinto di questa non ha titolo di studio del II ciclo e non ha lavoro: la &quot;Neet - acronimo di 'Not in Employment, Education or Training' generation&quot;) l'analista ha sostenuto che il livello pi&#249; delicato e critico della situazione scolastica nazionale rimane l'istruzione e formazione tecnica e professionale, zoppicante, sempre pi&#249; scolastica e teorica, senza un &quot;aspiratore sociale verso l'alto&quot; che favorisca la valorizzazione di tutto il comporta delle professioni tecniche, per farlo uscire da stato di minorit&#224; che lo riduce (dagli anni '80 in poi) ad una scelta fatta da chi &quot;non pu&#242; andare al liceo&quot;. Portando il caso svedese, Bottani ha sollevato la mancanza poi di un valido sistema di apprendistato come fattore che collabora a far crescere l'esclusione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sul tema &quot;valutazione&quot; ha ricordato l'altra arretratezza nazionale, sulla quale attualmente in Italia lavora solo una piccola pattuglia, purtroppo senza l'autonomia necessaria dall'apparato politico. Dopo la sbornia dei &quot;sistemi di qualit&#224;&quot; che hanno &quot;&lt;em&gt;spennato&lt;/em&gt;&quot; le scuole e un'autovalutazione intesa come un generico &quot;&lt;em&gt;volersi tutti bene&lt;/em&gt;&quot; &#232; giunta l'ora di una valutazione seria e sistematica su docenti, dirigenti e sistema amministrativo dalla quale ognuno (in modo corretto e trasparente) possa raccogliere le informazioni indispensabili per gestire ogni anno la vita della scuola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella prosecuzione del dibattito si &#232; parlato poi di abolizione del centralismo amministrativo e del servizio statale di istruzione (veri residui di due secoli fa), di superamento dell'astrattezza della formazione universitaria dei docenti estranea alle reali necessit&#224; della scuola e della assenza di politiche familiari di sostegno alla natalit&#224;, al compito educativo delle famiglie, al lavoro femminile, cos&#236; che le giovani donne non debbano fare salti mortali per conciliare l'attenzione ai figli con il proprio lavoro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella conclusione Pellegatta di DiSAL ha confessato di sentire come &quot;&lt;em&gt;umiliazione personale&lt;/em&gt;&quot; le difficolt&#224; della scuola ricordate, umiliazione dalla quale non si esce con tecniche o teorie, ma con personali e appassionate assunzioni di responsabilit&#224; ad ogni livello per un bene comune, tanto trascurato dalla politica e dalla societ&#224;, quanto vitale per la nazione, assumendo come impegno operativo delle associazioni professionali dei dirigenti e dei docenti presenti il compito di delineare la &quot;scuola del futuro&quot;.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;
&lt;hr noshade=&quot;noshade&quot; /&gt;
&lt;table width=&quot;100%&quot; border=&quot;0&quot;&gt; &lt;tbody&gt; &lt;tr&gt; &lt;td align=&quot;left&quot;&gt;&lt;font class=&quot;DISP_REFERENCE&quot;&gt;tuttoscuola.com&lt;/font&gt;&lt;/td&gt; &lt;td align=&quot;right&quot;&gt;&lt;font class=&quot;DISP_REFERENCE&quot;&gt;venerd&#236; 27 agosto 2010&lt;/font&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;
&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>La scuola dell'obbligo tra conoscenze e competenze</title>
		<link>http://www.oxydiane.net/spip.php?article417</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.oxydiane.net/spip.php?article417</guid>
		<dc:date>2010-08-14T12:58:01Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Norberto</dc:creator>


		<dc:subject>Curriculum</dc:subject>
		<dc:subject>Crise des syst&#232;mes d'enseignement</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Intervento d'apertura del seminario n. 12 della Fondazione Trellle organizzato a Roma l'8 aprile 2010.&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?rubrique36" rel="directory"&gt;Textes 2010&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot12" rel="tag"&gt;Curriculum&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot33" rel="tag"&gt;Crise des syst&#232;mes d'enseignement&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/arton417.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='150' height='112' class='spip_logos' style='height:112px;width:150px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Il seminario internazionale organizzato congiuntamente dalle Fondazioni TRELLLE e Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo nell'aprile 2010 ha preso lo spunto dalle discussioni che sono sfociate in Francia nella proposta di riorganizzazione del programma scolastico della scuola primaria e della scuola media in modo tale da definire uno zoccolo comune di conoscenze e competenze che tutti gli studenti, nessuno escluso, dovrebbero acquisire alla fine della scuola dell'obbligo. Non importa l'et&#224; alla quale cessa l'obbligo di frequentare una scuola o di istruirsi. Conta invece quanto si dovrebbe sapere ed avere appreso a quel momento. Il punto scottante &#232; la definizione dei contenuti di questo bagaglio minimo di conoscenze che dovrebbe essere il patrimonio comune di tutta una generazione, la sua carta d'identit&#224; sociale. La definizione di questo sapere minimo di base &#232; indubbiamente una decisione politica che dovrebbe risultare da un accordo generale tra le varie sensibilit&#224; sociali; un altro punto scottante sono le modalit&#224; mediante le quali raggiungere l'obiettivo di far s&#236; che tutti i membri di una fascia d'et&#224; raggiungano questa soglia minima di conoscenze.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;La relazione introduttiva al seminario internazionale che ha permesso di conoscere meglio la filosofia politica alla base della proposta dello zoccolo comune di conoscenze &#232; allegata a questo articolo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Gli atti del seminario internazionale organizzato dalla Fondazione TRELLE e dalla &lt;a href=&quot;http://www.fondazionescuola.it/iniziative/seminario-competenze/presentazione.html&quot;&gt;Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo &lt;/a&gt; sono raccolti in una pubblicazione dell' Associazione TRELLLE del luglio 2010. Sono accessibili nel sito dell'Associazione TRELLLE cliccando &lt;a href=&quot;http://www.trellle.org/&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		
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	</item>
<item xml:lang="it_fem">
		<title>Scotto elevato per allievi e studenti poveri</title>
		<link>http://www.oxydiane.net/spip.php?article418</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.oxydiane.net/spip.php?article418</guid>
		<dc:date>2010-08-13T19:48:44Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it_fem</dc:language>
		<dc:creator>Norberto</dc:creator>


		<dc:subject>Mondialisation de l'enseignement</dc:subject>
		<dc:subject>Indicateurs de l'enseignement</dc:subject>
		<dc:subject>R&#233;forme scolaire</dc:subject>
		<dc:subject>Equit&#233;-&#233;galit&#233;</dc:subject>
		<dc:subject>Crise des syst&#232;mes d'enseignement</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;Presentazione dell'indice 2010 del benessere dei bambini e dei giovani americani calcolato annualmente dalla Duke University: ripercussioni drammatiche per i prossimi anni sulla vita della popolazione pi&#249; vulnerabile e conseguenze imprevedibili, probabilmente nefaste sul rendimento scolastico.&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?rubrique24" rel="directory"&gt;Egalit&#233;/&#233;quit&#233;-Uguaglianza/equit&#224;&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot6" rel="tag"&gt;Mondialisation de l'enseignement&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot14" rel="tag"&gt;Indicateurs de l'enseignement&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot18" rel="tag"&gt;R&#233;forme scolaire&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot23" rel="tag"&gt;Equit&#233;-&#233;galit&#233;&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot33" rel="tag"&gt;Crise des syst&#232;mes d'enseignement&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/arton418.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='132' height='150' class='spip_logos' style='height:150px;width:132px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Il futuro non &#232; roseo solo in America per i giovani di oggi. La famiglia &#232; ancora un'ancora di salvezza? Quali prospettive per l'infanzia nei prossimi anni? Peggiori o migliori di quelle di trent'anni fa? La scuola non pu&#242; fare gran che. Segue lo sbando, lo accompagna e spesso lo accentua. Non &#232; n&#233; un luogo di resistenza, n&#233; di ricupero, n&#233; di controcultura. Prospettive grame per tutti. La promozione sociale tramite i diplomi scolastici &#232; per moltissimi una chimera&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.fcd-us.org/&quot;&gt;La fondazione americana per lo sviluppo dell'infanzia&lt;/a&gt; (&lt;strong&gt;Foundation for Child Development&lt;/strong&gt;) ha pubblicato recentemente un insieme di indicatori sul benessere dei bambini e dei giovani negli Stati Uniti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa pubblicazione merita di essere segnalata per due ragioni principali:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; la qualit&#224; metodologica della ricerca;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; la ricchezza dei dati presentati che rendono tra l'altro possibile un confronto diacronico sul lungo periodo dal quale possibile estrapolare indicazioni sul miglioramento o il peggioramento della situazione dell'infanzia in una delle societ&#224; pi&#249; opulente e pi&#249; sviluppate del mondo occidentale, quella americana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Il problema degli indicatori di contesto&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo insieme di indicatori sintetici (in effetti si tratta di una raccolta di indici ) &#232; un prodotto molto prezioso per inquadrare tutti gli indicatori dell'istruzione. Purtroppo, la scelta degli indicatori di contesto da inserire in un insieme di indicatori nonch&#233; il calcolo di questi indicatori sono degli esercizi particolarmente ardui dal punto di vista metodologico, molto delicati da effettuare, e presuppongono la presenza di una banca dati molto ricca di informazioni. Per questa ragione, molto spesso, nell'insieme di indicatori dell'istruzione, questa sezione &#232; del tutto carente o perfino assente. Questo &#232; successo anche nel celebre insieme di indicatori INES prodotti dall' OCSE. Dopo i primi tentativi per comporre una sezione di indicatori di contesto che potesse essere articolata in modo convincente con gli indicatori dell'istruzione &lt;em&gt;tout court&lt;/em&gt;, l'OCSE ha rinunciato a produrre una specifica sezione di indicatori di contesto che potesse servire per comprendere i dati forniti dagli indicatori sull'istruzione. &#200; davvero un peccato che non si sia proseguito su questa strada perch&#233; un insieme di indici sul benessere dell'infanzia e dei giovani nella societ&#224; odierna &#232; tale, se ben costituito, da fornire un quadro di riferimento particolarmente stimolante per capire gli indicatori dell'istruzione e per capire meglio anche gli indicatori di risultato. Probabilmente, una seconda ragione per la quale gli indicatori di contesto sono trascurati dalle &#233;quipe che producono gli insiemi di indicatori dell'istruzione &#232; costituita dalla difficolt&#224; di articolare indicatori di contesto con gli altri indicatori dell'istruzione, come per esempio gli indicatori sui risultati scolastici oppure gli indicatori sui costi dell'istruzione. Un indicatore non va di solito interpretato in modo isolato e ha un valore reale solo se lo si pu&#242; collegare ad altri indicatori. Questa &#232; la condizione per valorizzare da un lato gli indicatori stessi e dall'altro per estrarre dall'insieme di indicatori informazioni e analisi pertinenti che evitano grossolani errori di interpretazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Considerata la qualit&#224; dell' insieme di indicatori pubblicati dalla fondazione per lo sviluppo dell'infanzia (FCD) , riteniamo opportuno segnalare questo lavoro anche perch&#233; i temi trattati si presterebbero in modo eloquente per impostare un'analisi quanto mai indispensabile sullo stato dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia e per capire meglio i divari di risultati scolastici tra Nord e Sud Italia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Presentazione&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ogni anno la &lt;strong&gt;Fondazione americana per lo sviluppo dell'infanzia&lt;/strong&gt; nonch&#233; il progetto di indici sul benessere dei giovani e dell'infanzia della &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Duke_University&quot;&gt;Duke University&lt;/a&gt; (Facolt&#224; di sociologia) producono un insieme di indicatori sullo stato dei giovani e dei bambini negli Stati Uniti. L'indice composito sul benessere dall'infanzia (&lt;strong&gt;CWI&lt;/strong&gt;) [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb2-1' class='spip_note' rel='footnote' title='Acronimo per &quot;Overall Composite Child Well-Being Index&quot;' id='nh2-1'&gt;1&lt;/a&gt;] &#232; composto di 28 indicatori che sono raggruppati in sette settori che riguardano la qualit&#224; della vita e il benessere. I sette settori sono i seguenti:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; benessere economico delle famiglie;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; comportamenti a rischio;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; relazioni sociali e emotive;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; benessere spirituale;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; impegno comunitario;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; risultati scolastici;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; stato di salute&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel documento che presenta l' insieme degli indici di quest'anno si analizzano pure le tendenze sul periodo di 33 anni, dal 1975 al 2008, con proiezioni fino al 2009.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ogni anno l'analisi dell'indice composito include anche una sezione speciale che tratta un tema di particolare interesse. Quest'anno il tema preso in esame &#232; l'impatto della recessione 2008-2009 sull'infanzia e sui giovani fino al 2012. Queste proiezioni sono tratte da una serie storica di dati che sfruttano le informazioni giacenti nella banca dati CWI nonch&#233; le analisi svolte sugli effetti delle recensioni passate.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style=&quot;background-color: rgb(255, 255, 153);&quot;&gt;In questo articolo si riprende in traduzione libera , corredata da commenti , una parte della nota di sintesi. La relazione integrale &#232; allegata, come pure &#232; allegato un documento prodotto dall'Universit&#224; di York (Inghilterra) che calcola l'indice di benessere dell'infanzia e dei giovani nei paesi dell'Unione Europea.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;L'impatto della recessione economica&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'impatto delle recessioni sui bambini e sui giovani &#232; spesso trascurato nelle analisi economiche nonostante ci sia un'ampia documentazione che dimostra la vulnerabilit&#224; dei bambini e delle giovani generazioni nei periodi di grande crisi e durezza economica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La recessione del 2008-2009 &#232; stata particolarmente pesante per i bambini e per i giovani perch&#233;, come lo comprova una documentazione abbondante, tutti gli Stati e non solo quelli americani e tutte le autorit&#224; locali hanno continuato in questi anni a ridurre i loro bilanci e a decurtare in modo significativo i programmi educativi, sanitari, o di sostegno ai bambini e ai giovani, particolarmente quelli concepiti per la popolazione esposta ai rischi maggiori di marginalizzazione [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb2-2' class='spip_note' rel='footnote' title='I tagli nei bilanci sociali sono stati operati nonostante le (...)' id='nh2-2'&gt;2&lt;/a&gt;].&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'aumento indiscriminato degli investimenti per la scuola e l'istruzione non &#232; di per s&#233; un fattore che garantisca una migliore istruzione e la diminuzione delle spese per l'istruzione non &#232; di per s&#233; gravida di conseguenze negative sulla qualit&#224; dell'istruzione. Si pu&#242; disinvestire senza provocare recessioni pericolose, senza effetti nefasti sui risultati scolastici. Nondimeno, i programmi scolastici e di formazione di qualit&#224; costano e non si possono impunemente decurtare gli investimenti per l'istruzione senza pagare lo scotto non tanto di una degradazione della qualit&#224; per s&#233; quanto piuttosto della validit&#224; e dell'efficacia dei programmi. Si pensi, per esempio, alle conseguenze che derivano dalle riduzioni degli stanziamenti per i programmi di formazione continua degli insegnanti o dei dirigenti. Si pu&#242; concordare con molti osservatori che spesso questi programmi non sono di grande qualit&#224;, che &#232; inutile investire in programmi che non lasciano il segno, ma nondimeno i tagli alla spesa per i programmi della formazione continua precludono qualsiasi prospettiva futura di miglioramento della qualit&#224; della professione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Giovani che vivono al di sotto della soglia di povert&#224;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Oggi come oggi, la popolazione al di sotto dei 18 anni negli Stati Uniti costituisce il pi&#249; importante gruppo che vive in povert&#224;. La ricerca scientifica ha dimostrato che i bambini che dormono in condizioni di povert&#224;, anche per un corto periodo di tempo, possono soffrire di ricadute significative anche quando le loro famiglie ritrovano una condizione economica soddisfacente. Queste ricadute sono particolarmente acute nel corso dei primi 10 anni di vita. Questa ricerca, combinata con i risultati dell'indagine CWI offre la prova evidente che i responsabili politici devono prendere seriamente in considerazione queste situazioni e investire molto di pi&#249; a favore della prossima generazione di bambini, particolarmente durante i periodi di crisi economica. I dati raccolti sulle conseguenze della recente recessione economica accentuano la necessit&#224; di ripensare le politiche finanziarie a favore dell'infanzia e dei giovani per far s&#236; che questa fascia di popolazione particolarmente vulnerabile non abbia a subire tagli indiscriminati quando i governi sono obbligati a impostare politiche restrittive sul piano finanziario. Detto questo, non sarebbe pi&#249; necessario specificare che i problemi dei bambini e dei giovani poveri non si risolvono con stanziamenti supplementari destinati alle scuole. Non &#232; a scuola che si risolvono queste questioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Risultati principali: tendenze recenti rivelate dall'indice CWI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le principali tendenze generali che possono essere tratte dagli indici calcolati dal programma CWI sono i seguenti:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; la qualit&#224; della vita dei bambini americani a decorrere dal 2002 &#232; stata caratterizzata progressi fluttuanti ed ha cominciato a declinare nel 2009. In generale lo stato di benessere cos&#236; com'&#232; misurato dall'indice composito CWI ha raggiunto un'apice nel 2002, dopo l'attacco del 9 settembre alle torri di New York. A partire per&#242; dal 2002 c'&#232; stato un declino progressivo, dal 2003 al 2005. In seguito, il CWI &#232; cresciuto leggermente tra il 2006 e il 2008 raggiungendo un'apice nel 2008 superiore a quello del 2002, ma il crollo &#232; ripreso nel 2009, in coincidenza con la recessione economica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; rispetto al 2000, nel 2008, alla vigilia della recessione economica, l'indice composito del benessere dei giovani dell'infanzia negli Stati Uniti era superiore del 5%. Si pu&#242; quindi dire che nel corso del primo decennio del 21&#186; secolo le condizioni dei giovani negli Stati Uniti sono migliorate nonostante il calo constatato in alcuni indicatori come per esempio nell'indicatore riguardante il benessere economico delle famiglie (-6,8%), il benessere emotivo e spirituale (-2,2%), il settore della sanit&#224; (-6,6%). I miglioramenti constatati per&#242; negli altri indicatori, ovverosia nel settore dei comportamenti riguardanti la sicurezza e i rischi (+27,9%) , nell'indicatore riguardante le relazioni sociali (+13,3%), in quello sull'impegno comunitario (+11,1%) hanno permesso di compensare il degrado e di migliorare l'indice globale del benessere dei bambini e dei giovani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Analisi dell'impatto riguardante la profondit&#224; e l'ampiezza della recessione sul benessere dei bambini dei giovani entro il 2012&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le proiezioni iniziali svolte nel 2009 sull'impatto della recessione ed in particolare sull'ampiezza e la profondit&#224; delle conseguenze sulle condizioni di vita della popolazione delle fasce d'et&#224; iniziali suggerirebbero che:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; il benessere economico delle famiglie ha iniziato a declinare nel 2007 e l'indice composito generale CWI ha iniziato a decrescere nel 2009. C'&#232; quindi un divario, un ritardo tra i due fenomeni che va esplorato. I dati disponibili lasciano presagire che almeno per un paio di anni ancora ci sar&#224; una diminuzione del livello di benessere familiare negli Stati Uniti;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; il peggio &#232; ancora da venire. La ricerca dimostra infatti che le condizioni dei bambini si sono deteriorate lungo tutto il 2009 e che il peggioramento proseguir&#224; nel corso del 2010. Virtualmente, tutti i progressi economici registrati a decorrere dal 1975 sono svaniti. Le famiglie, le scuole, le associazioni di quartiere, la vita associativa locale, devono continuamente fare i conti con tagli finanziari e con una perdita di posti di lavoro che ritardano considerevolmente la ripresa economica.Si potrebbe dire che il prezzo maggiore &#232; pagato dal capitale sociale che subisce una degradazione delle condizioni di riproduzione, Orbene, &#232; d'uopo ammettere che si conoscono ancora assai poco le correlazioni esistenti tra capitale sociale, benessere sociale e rendimento scolastico ma si sa con una buona approssimazione che queste correlazioni esistono.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;L'impatto della recessione sul benessere economico delle famiglie&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come gi&#224; successo nelle recessioni d'inizio degli anni 80, negli anni 90, e nel 2001-2002, &#232; probabile che i problemi odierni di natura macroeconomica abbiano un impatto su un certo numero di indicatori che entrano nell'indice del benessere economico delle famiglie e quindi sulla vita dei bambini e degli adolescenti:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; La percentuale dei bambini che vivono al di sotto della soglia della povert&#224; potrebbe raggiungere negli Stati Uniti un apice del 21% nel 2010, il che equivale a un giovane ogni cinque. La proporzione pi&#249; elevata di questi ultimi vent'anni. Gli autori della ricerca ritengono che pressappoco 15,6 milioni di bambini saranno in condizioni di &quot;grande povert&#224;&quot; nel 2010.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; La percentuale di bambini che vivono in una situazione di &quot;estrema povert&#224;&quot; , definita come una situazione inferiore del 50% alla linea di povert&#224;, potrebbe essere del 10,1% nel 2010. Questo significa che circa 7, 41 milioni di bambini potrebbero trovarsi in &quot;estrema povert&#224;&quot; nel 2010.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; La percentuale dei bambini che vivono in famiglie nelle quali i genitori non hanno un'occupazione sicura o stabile - ossia nelle quali non c'&#232; nemmeno un genitore con un'occupazione a tempo pieno per un anno intero - passer&#224; dal 22% nel 2006 al 26% nel 2010. Tale situazione riguarder&#224; 20 milioni di bambini e di giovani americani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; Per tutte le famiglie, il reddito medio annuo (in dollari costanti del 2008) decliner&#224; da 61.460 $ nel 2007 a circa 57.760 $ nel 2010. Per le madri nubili il reddito medio annuo dovrebbe passare da 25.908 $ a 24.248 $ nel 2010. Il crollo maggiore per&#242; riguarder&#224; il reddito dei capifamiglia maschi soli che passer&#224; da 39.546 $ nel 2007 a 35.091 $ nel 2010.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Impatto della recessione su una selezione di indicatori dell'indice composito CWI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La diminuzione significativa del benessere economico delle famiglie combinata con le riduzioni continue dei bilanci pubblici e le costrizioni esercitate sulle associazioni comunitarie avranno un effetto negativo su tutta una serie di misure dell'indice composito dal benessere. Siccome le proiezioni in questi settori riflettono un impatto indiretto dedotto da una serie storica di previsioni estratte dalla banca dati CWI e dall'analisi delle recessioni passate &#232; pi&#249; difficile quantificarne gli effetti. In ogni modo alcune tendenze sembrano manifestarsi in una maniera unica. Tra queste segnaliamo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; lo stato di salute dei giovani e dei bambini che potrebbe degradarsi ulteriormente a causa di un'alimentazione del tutto sbagliata risultante da una combinazione perniciosa tra mancanza di risorse finanziarie e gusti alimentarti. Le famiglie prive di mezzi sono indotte ad acquistare cibi di pessima qualit&#224; ma di basso costo;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; impegno comunitario: La popolazione a rischio tra i 16-19 anni, la cosiddetta popolazione NEET, ovverosia l'insieme di giovani che non studiano, non frequentano una scuola, non lavorano, n&#232; cercano un lavoro, &#232; in aumento e sfiora il tetto del 40% per i giovani afroamericani e del 30% per i giovani della popolazione di origine latino-americana. Questa popolazione corre il rischio molto elevato di soccombere alle culture della droga e del crimine, nonch&#233; di tutta una serie di attivit&#224; illegali;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; comportamenti a rischio e sicurezza: i bambini con comportamenti a rischio o privi di sicurezza sono molto pi&#249; esposti di prima a situazioni di violenza, al bullismo, a crimini sia in quanto vittime sia in quanto autori. Ci&#242; &#232; in parte dovuto alla persistenza dei tagli imposti agli stanziamenti riservati alle politiche a favore dei giovani e alla prevenzione della criminalit&#224; giovanile;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif&quot; width='8' height='11' alt=&quot;-&quot; style='height:11px;width:8px;' /&gt; benessere emotivo e spirituale: le tendenze attuali riguardanti il benessere spirituale indicano che il numero dei giovani che non frequenta nessuna chiesa e nessun servizio religioso settimanale aumenta. Per il momento &#232; difficile interpretare questa tendenza la quale per&#242; rivela la presenza di comportamenti sociali del tutto inediti che potrebbero essere connessi alla diffusione di atteggiamenti sociali del tutto diversi di quelli in voga nelle societ&#224; tradizionali. Il senso dell'ubbidienza, del rispetto, della solidariet&#224; cambia e i codici di comportamento in auge nelle societ&#224; del passato diventano caduchi.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
Popolazione giovanile e recessione&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'indice composito CWI pubblicato quest'anno offre anche una visione retrospettiva sull'evoluzione dello stato di benessere dei bambini e dei giovani a decorrere dalla 1985. L'indice composito CWI analizza i dati di 38 indicatori raggruppati in sette settori . Nell'edizione test&#232; pubblicata del CWI si pu&#242; per la prima volta osservare l'effetto comprensivo dell'impatto della recessione recente sulle fasce di et&#224; giovanili della popolazione americana, in particolare sullo stato generale di salute, sulle questioni di sicurezza, sulla qualit&#224; della vita, ossia su un insieme di fattori e di condizioni che sono a monte della scolarizzazione oppure che si riflettono in modo indiretto sui comportamenti scolastici,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tutti i sette macro settori presi in considerazione, il benessere della popolazione giovanile tra il 2000 e il 2009 &#232; peggiorato, con una diminuzione pi&#249; o meno accentuata a seconda dei settori. L'unico settore nel quale non c'&#232; stato nessun cambiamento &#232; quello dei risultati scolastici. La scuola ha continuato imperterrita come se la recessione non ci fosse, come se le riduzioni finanziarie dei bilanci pubblici non avessero nessuna incidenza sui risultati. Il contributo della scuola e dell'istruzione al benessere delle fasce giovanili non sembra, alla luce di questi dati, particolarmente significativo tranne per quel che riguarda la proporzione di giovani a rischio, i giovani NEET. Il sistema scolastico statale non &#232; in grado di trattenere i giovani nella scuola, di motivarli, di interessarli ad acquisire una formazione specifica. Come succede anche in Italia, la proporzione di questa categoria di giovani &#232; stazionaria o in aumento (stessa cosa in Francia), nonostante i programmi predisposti per evitare la dispersione scolastica. Le politiche messe in atto durante la crisi economica per questo gruppo specifico di popolazione a rischio non sono certamente le pi&#249; adeguate per lottare contro questa piaga.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
La situazione in Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non esiste uno studio del genere in Europa ma si dispone per&#242; di un articolo realizzato sulla falsariga dell'indagine americana dall'universit&#224; di York. I dati risalgono al 2006, cio&#232; a un periodo anteriore alla recessione economica recente. L'articolo pu&#242; essere consultato se si clicchi &lt;a href=&quot;http://eprints.whiterose.ac.uk/archive/00001644/&quot;&gt;qui &lt;/a&gt; oppure lo si trova allegato a questo articolo. Si tratta di un lavoro ben fatto e molto utile per capire la situazione della popolazione che vive al di sotto della soglia di povert&#224; in Europa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il caso disperato dell'Italia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da questa indagine risulta che l'Italia si trova nel terzetto di coda dei paesi con la proporzione pi&#249; elevata di bambini e di giovani che vivono al di sotto della soglia della povert&#224;. Forse una delle cause dei problemi scolastici italiani risiede in questa situazione.&lt;span class=&quot;spip_documents spip_documents_center&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L478xH315/jpg_EU_child443a-1e06c.jpg&quot; width='478' height='315' style='height:315px;width:478px;' /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh2-1' id='nb2-1' class='spip_note' title='Note 2-1' rev='footnote'&gt;1&lt;/a&gt;] Acronimo per &quot;Overall Composite Child&lt;br /&gt;
Well-Being Index&quot;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh2-2' id='nb2-2' class='spip_note' title='Note 2-2' rev='footnote'&gt;2&lt;/a&gt;] I tagli nei bilanci sociali sono stati operati nonostante le raccomandazioni in senso contrario dell'OCSE&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Poche speranze per il futuro e tanta noia a scuola</title>
		<link>http://www.oxydiane.net/spip.php?article429</link>
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		<dc:date>2010-08-05T13:13:15Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Norberto</dc:creator>


		<dc:subject>Indicateurs de l'enseignement</dc:subject>
		<dc:subject>Enseignement secondaire</dc:subject>
		<dc:subject>Crise des syst&#232;mes d'enseignement</dc:subject>
		<dc:subject>Transition de l'&#233;cole &#224; la vie active</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;La popolazione a rischio (i NEET, ossia i giovani che non studiano ma che nemmeno cercano un lavoro o lavorano) sono in aumento in Inghilterra e probabilmente anche in altri sistemi scolastici. In Italia sono un male cronico, come lo ha comprovato uno studio recente dell'ISTAT. Anche in Francia non si riesce a ridurne il numero. Gli economisti denunciano lo spreco di capitale umano, ma cosa fare per impedirlo? Questo documento dell'istituto DEMOS inglese analizza il problema.&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?rubrique24" rel="directory"&gt;Egalit&#233;/&#233;quit&#233;-Uguaglianza/equit&#224;&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot14" rel="tag"&gt;Indicateurs de l'enseignement&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot22" rel="tag"&gt;Enseignement secondaire&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot33" rel="tag"&gt;Crise des syst&#232;mes d'enseignement&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot42" rel="tag"&gt;Transition de l'&#233;cole &#224; la vie active&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/arton429.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='106' height='150' class='spip_logos' style='height:150px;width:106px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;In questo articolo segnaliamo uno studio pubblicato in Inghilterra nel corso del primo semestre dell'anno e che riguarda uno dei punti critici dei sistemi scolastici delle societ&#224; democratiche occidentali, ossia la perdita di senso della scolarizzazione per una proporzione cronica di giovani e le conseguenze sul piano sociale, economico e culturale della dispersione scolastica.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;L'istituto britannico &lt;a href=&quot;http://www.demos.co.uk/&quot;&gt;&lt;strong&gt;DEMOS&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; &#232; un ente indipendente che promuove l'elaborazione e la diffusione di idee miranti a dare maggiore potere sulla propria esistenza alla popolazione e che si prefigge di sviluppare un concetto di democrazia migliore dell'attuale, nel quale tutti i cittadini siano responsabili di se stessi ed abbiano pieno potere sulla loro propria esistenza. L'istituto svolge diversi programmi di ricerca che per natura sono interdisciplinari e mirano soprattutto a stimolare il dibattito politico in Inghilterra. Nondimeno, le indagini e le pubblicazioni di DEMOS sono di grande valore e possono interessare altri regimi democratici. In questo ordine di idee DEMOS si occupa molto di politica scolastica e di questioni riguardanti l'istruzione. Molti documenti prodotti da DEMOS sulla scuola offrono idee nuove, aprono orizzonti inediti e propongono piste di sviluppo originali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il documento &#8220;&lt;strong&gt;A generation of disengaged children is waiting in the&lt;br /&gt;
wings&#8230;&#8221;&lt;/strong&gt; [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb3-1' class='spip_note' rel='footnote' title='&quot;La generazione degli sbandati&quot;, si potrebbe dire, con una (...)' id='nh3-1'&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In questo articolo segnaliamo uno studio pubblicato da DEMOS nel corso del primo semestre dell'anno, che riguarda uno dei punti critici dei sistemi scolastici delle societ&#224; democratiche occidentali, ossia la perdita di senso della scolarizzazione per una proporzione cronica di giovani.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class=&quot;spip_documents spip_documents_left&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L100xH103/jpg_UK_Julia4c20-6d865.jpg&quot; width='100' height='103' style='height:103px;width:100px;' /&gt;&lt;/span&gt;Il rapporto presentato &#232; stato realizzato da due collaboratrici dell'istituto tra le quali la vicedirettrice &lt;strong&gt;Julia Margo&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Sonia Sodha&lt;/strong&gt; (vedi foto). Il documento &#232; il prodotto di un anno di indagine condotta preso giovani che hanno abbandonato qualsiasi tipo di scolarizzazione dopo la fine dell'obbligo scolastico. La relazione si basa su un'analisi dei dati di ricerche gi&#224; svolte su questa questione, su interviste presso organizzazioni che lavorano con giovani con un profilo corrispondente a quello dei temi trattati in questa indagine, con animatori sociali e con professionisti dei servizi umanitari con i quali si sono &lt;span class=&quot;spip_documents spip_documents_left&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.oxydiane.net/local/cache-vignettes/L99xH101/jpg_UK__Soni9056-7df54.jpg&quot; width='99' height='101' style='height:101px;width:99px;' /&gt;&lt;/span&gt;discussi i sintomi delle cause della dispersione scolastica, nonch&#233; sulle analisi quantitative rese possibili dalla celebre indagine longitudinale inglese &lt;a href=&quot;http://www.oxydiane.net/spip.php?article177&quot;&gt; &quot;Millennium Cohor Study&quot;&lt;/a&gt;, ed infine da una ricerca qualitativa condotta presso 75 giovani a rischio che hanno abbandonato la scuola.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;strong&gt;I giovani NEET &lt;/strong&gt; [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb3-2' class='spip_note' rel='footnote' title='Acronimo per &quot;not in employment, education or training&quot;' id='nh3-2'&gt;2&lt;/a&gt;]&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;La proporzione di giovani che non sono pi&#249; a scuola e che nemmeno lavorano o cercano un'attivit&#224; professionale (&lt;strong&gt;NEET&lt;/strong&gt;) continua a essere un problema scottante per i responsabili politici. Infatti, le iniziative politiche adottate per combattere la dispersione scolastica e per ridurre il numero della popolazione giovanile a rischio [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb3-3' class='spip_note' rel='footnote' title='Si parla qui di rischio perch&#233; nei paesi avanzati si ritiene che senza un (...)' id='nh3-3'&gt;3&lt;/a&gt;] non hanno fin qui fornito risultati convincenti per risolvere un problema che finora sembra insolubile, probabilmente perch&#233; queste iniziative sono attuate troppo tardi, quando l'assenteismo scolastico &#232; gi&#224; diventato endemico.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le autrici di questa relazione hanno dedicato molto tempo per approfondire le conseguenze della dispersione scolastica. Si stima che in Inghilterra la proporzione della generazione tra i 16 e i 18 anni che si pu&#242; qualificare come popolazione NEET costi alla societ&#224; all'incirca 37 miliardi di euro se si tiene conto della perdita di guadagno lungo tutto l'arco della vita professionale nonch&#233; dell'importo stanziato per le indennit&#224; contro disoccupazione, dei costi dei servizi sociali e sanitari ed infine dei costi procurati da coloro che hanno che fare con la giustizia. Su stime di questo tipo non c'&#232; un vero accordo. Anche negli Stati Uniti e nel Canada si sono svolti calcoli di questo genere. [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb3-4' class='spip_note' rel='footnote' title='Anche in Italia recentemente si sono condotte ricerche su questa questione. (...)' id='nh3-4'&gt;4&lt;/a&gt;] In ogni modo, le autrici della relazione affermano che si spenderebbe molto di meno se si adottassero iniziative appropriate per eliminare le cause della dispersione scolastica come per esempio i bassissimi livelli di competenza nel campo della lettura o della matematica oppure le debolezze del sostegno familiare nei primi anni di vita.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;strong&gt;Le iniziative tardive sono sterili&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il documento della DEMOS si propone di identificare i punti pi&#249; sensibili per intervenire precocemente al fine di prevenire la dispersione scolastica. Questo momento coincide con la manifestazione dei fattori a rischio di dispersione scolastica. Non si pu&#242; attendere a lungo e predisporre interventi tardivi, una volta che i giovani abbaino abbandonato definitivamente la scuola e siano entrati nel gruppo della popolazione NEET. Questi programmi sono inefficaci e non rendono nessun servizio alla societ&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt; La dimensione del problema in Inghilterra&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In Inghilterra, si stimava che nel novembre 2009 un giovane su sette nella fascia di et&#224; tra i 16 e i 18 anni faceva parte della popolazione NEET, il che equivaleva a circa 261.000 giovani.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Riportiamo qui di seguito in traduzione libera un passaggio della relazione DEMOS nella quale si affronta la questione delle scarse ambizioni di certe categorie di giovani e si dimostra che esiste una stretta correlazione tra ambizioni modeste, risultati scolastici insufficienti e marginalizzazione sociale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ambizioni modeste&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ambizioni modeste per quel che riguarda i livelli di istruzione sono connesse con risultati scolastici scadenti, perch&#233; la relazione tra ambizioni e ideali d'istruzione &#232; reciproca. I gruppi che sono particolarmente esposti al rischio di aspirazioni modeste sono i maschi, i giovani dei gruppi etnici minoritari nonch&#233; i giovani delle categorie socio-professionali svantaggiate. Tuttavia, in certi gruppi si constata un' accentuata discordanza tra ambizioni e ideali scolastici. Questa situazione &#232; particolarmente pronunciata tra i giovani delle categorie socio-professionali inferiori i quali manifestano da un lato ambizioni elevate che per&#242; non si traducono dall'altro in buoni risultati scolastici. Le ambizioni degli allievi pi&#249; giovani sono pure strettamente collegate con la percezione che hanno delle loro competenze, dell'immagine di s&#233;, nonch&#233; del valore che attribuiscono alla riuscita a scuola. Una gran quantit&#224; di dati provenienti dall'indagine longitudinale &lt;a href=&quot;https://ilsype.gide.net/workspaces/public/wiki/Welcome&quot;&gt;&lt;strong&gt;LSYPE&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb3-5' class='spip_note' rel='footnote' title='Acronimo per &quot;Longitudinal Study of Young People in England&quot;' id='nh3-5'&gt;5&lt;/a&gt;] I dati LSYPE dimostrano la centralit&#224; della correlazione tra aspirazioni e risultati scolastici: il 56% dei quattordicenni provenienti dal quintile pi&#249; povero delle famiglie afferma che vorrebbero studiare e che vorrebbero perfino studiare a tempo pieno oltre 16 anni. Tra i giovani della stessa fascia d'et&#224; provenienti dalle famiglie pi&#249; ricche questa proporzione e del 66%.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il 49% dei quattordicenni delle famiglie del quintile pi&#249; povero afferma che probabilmente si iscriver&#224; all'universit&#224; ma nel quintile delle famiglie pi&#249; ricche questa proporzione e del 77%.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tutti i giovani della fascia d'et&#224; tra i 14 e i 16 anni tendono ad esprimere un giudizio molto negativo sulla scolarizzazione, ma questo sentimento &#232; molto pi&#249; pronunciato tra i giovani del quintile di famiglie pi&#249; povere ( l'11% dei giovani di questo quintile non &#232; affatto soddisfatto di andare a scuola mentre questa proporzione &#232; del 7% nel quintile dei giovani pi&#249; benestanti).&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il 19% dei giovani provenienti dalle famiglie del quintile dei pi&#249; povero ha smesso di immaginare o di supporre che probabilmente una volta o l'altra riuscir&#224; a iscriversi all'universit&#224; mentre questa proporzione &#232; del 10% tra i giovani del quintile pi&#249; ricco.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;La fiducia in s&#233; dei giovani a 14 anni &#232; strettamente associata a un miglioramento dei risultati scolastici tra i 14 e i 16 anni, anche dopo che si sono controllati i risultati anteriori.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;I giovani quattordicenni che vorrebbero continuare l'istruzione a tempo pieno oltre i 16 anni secondo i dati raccolti dall'indagine LSYPE vanno molto meglio a scuola quando hanno 16 anni, tenendo sotto controllo una gamma molto ampia di altri fattori. Chi a 14 anni ritiene che probabilmente frequenter&#224; l'universit&#224; consegue un punteggio pi&#249; elevato nelle prove della fine dell'insegnamento secondario di primo livello (Diploma che in Inghilterra si chiama GCSE [&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nb3-6' class='spip_note' rel='footnote' title='Acronimo per &quot;Certificat g&#233;n&#233;ral de l'enseignement secondaire&quot;' id='nh3-6'&gt;6&lt;/a&gt;]), a 16 anni totalizza un tasso di assenteismo scolastico inferiore al 3% nonch&#233; un aumento del 2,2% della probabilit&#224; di partecipare ad attivit&#224; positive rispetto ai quattordicenni i quali ritengono che probabilmente non hanno nessuna prospettiva di iscriversi all'universit&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tutti i dati disponibili confermano che una scolarizzazione difficile dei quattordici concorre a spiegare come mai i giovani delle famiglie del quintile pi&#249; povero con grande probabilit&#224; finiscono nella categoria dei NEET mentre questo non succede per i giovani delle famiglie del quintile pi&#249; ricco. Tra queste due categorie esiste una differenza dell' 8,1% nella probabilit&#224; di trovarsi nella categoria dei NEET; il 3,6% di questa differenza &#232; imputabile ai problemi di scolarizzazione dei giovani del quintile di famiglie pi&#249; povere.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;La ricerca qualitativa suggerisce che aspirazioni elevate degli allievi producono risultati scolastici migliori. Bench&#233; generalmente tutti gli allievi esprimono ambizioni elevate, una minoranza significativa risponde alla domanda &quot;Dove credi di essere tra cinque anni?&quot; con &quot;non lo so&quot;, &quot;da nessuna parte&quot;, &quot;disoccupato&quot; e mostrano quindi di avere scarse ambizioni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh3-1' id='nb3-1' class='spip_note' title='Note 3-1' rev='footnote'&gt;1&lt;/a&gt;] &quot;La generazione degli sbandati&quot;, si potrebbe dire, con una traduzione assai liberta&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh3-2' id='nb3-2' class='spip_note' title='Note 3-2' rev='footnote'&gt;2&lt;/a&gt;] Acronimo per &quot;&lt;em&gt;not in employment, education or training&quot; &lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh3-3' id='nb3-3' class='spip_note' title='Note 3-3' rev='footnote'&gt;3&lt;/a&gt;] Si parla qui di rischio perch&#233; nei paesi avanzati si ritiene che senza un diploma scolastico valido che attesti cio&#233; un livello di istruzione e formazione accettabili si corre il rischio di essere marginalizzati nella societ&#224;, di trovare attivit&#224; saltuarie e mal retribuite e per concludere di condurre un'esistenza molto precaria&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh3-4' id='nb3-4' class='spip_note' title='Note 3-4' rev='footnote'&gt;4&lt;/a&gt;] Anche in Italia recentemente si sono condotte ricerche su questa questione. Si pu&#242; qui segnalare il Rapporto dell'ISTAT sullo stato della nazione nel 2009 di cui si &#232; fatta menzione in questo sito (&lt;a href=&quot;http://www.oxydiane.net/spip.php?article416&quot;&gt;clicca qui&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh3-5' id='nb3-5' class='spip_note' title='Note 3-5' rev='footnote'&gt;5&lt;/a&gt;] Acronimo per &lt;strong&gt;&quot;Longitudinal Study of Young People in England&lt;/strong&gt;&quot;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='http://www.oxydiane.net/#nh3-6' id='nb3-6' class='spip_note' title='Note 3-6' rev='footnote'&gt;6&lt;/a&gt;] Acronimo per &quot;Certificat g&#233;n&#233;ral de l'enseignement secondaire&quot; &lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="en">
		<title>The Changing Landscape of Education in Africa: quality, equality and democracy</title>
		<link>http://www.oxydiane.net/spip.php?article428</link>
		<guid isPermaLink="true">http://www.oxydiane.net/spip.php?article428</guid>
		<dc:date>2010-07-19T20:07:13Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>en</dc:language>
		<dc:creator>Norberto</dc:creator>


		<dc:subject>Crise des syst&#232;mes d'enseignement</dc:subject>
		<dc:subject>Afrique</dc:subject>

		<description>&lt;p&gt;A large number of children remain in Africa countries out of school despite the immense amount of money and studies devoted to achieve an education for all. Worst, for those who do enrol, less than half complete the primary education cycle. More worrying is the fact that those who do complete primary schooling leave with unacceptably low levels of knowledge and skills&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?rubrique7" rel="directory"&gt;Publications/Segnalazioni&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot33" rel="tag"&gt;Crise des syst&#232;mes d'enseignement&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.oxydiane.net/spip.php?mot37" rel="tag"&gt;Afrique&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.oxydiane.net/IMG/arton428.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='101' height='150' class='spip_logos' style='height:150px;width:101px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;What to do for education in Africa? 50 years of international education programmes didn't achieve any substantial improvement. A lot of money has been invested, a lot of meetings, several congresses have been organised, various international comparative assessments of student's outcome as been implemented.Is schooling model an adequate and appropriate proposal for Africa countries?&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;div id=&quot;change1&quot;&gt;
&lt;h2&gt; &lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.symposium-books.co.uk/books/allbooks.asp?browse=2&amp;sid=3&quot; title=&quot;Oxford Studies in Comparative Education&quot;&gt;OXFORD STUDIES IN COMPARATIVE EDUCATION&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt; &lt;h2&gt;The Changing Landscape of Education in Africa&lt;/h2&gt;
&lt;h3&gt;quality, equality and democracy&lt;/h3&gt;
&lt;h4&gt;Edited by DAVID JOHNSON&lt;/h4&gt;
&lt;p&gt;2008 paperback 188 pages US$48.00 &lt;br /&gt;
ISBN 978-1-873927-11-3&lt;/p&gt; &lt;h2&gt; &lt;/h2&gt;
&lt;h2&gt;About the book&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;It is 40 years since Coombs (1967) first drew attention to the &lt;em&gt;World Education Crisis&lt;/em&gt;, and specifically problems in the educational systems of countries in the developing world. Today, many of these problems remain, and are most visible in the educational systems of countries in sub-Saharan Africa. A large number of children remain out of school and for those who do enrol, less than half complete the primary education cycle. More worrying is the fact that those who do complete primary schooling leave with unacceptably low levels of knowledge and skills. The problems of access to education, and the quality of learning opportunities and learning outcomes are unevenly spread between rural and urban areas, better- and worse-off constituencies, and between boys and girls. This raises questions about the nature of the state and its commitment to equality and equity for all. The chapters in this volume argue that quality, equity and democratic accountability are inseparable objectives in the quest to strengthen and improve educational systems in the developing world. Between them they highlight the specific problems of quality, equity and democratic accountability in a number of African educational systems, and provide useful insights into ongoing work by national governments and international donor agencies to remedy these shortcomings.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;div id=&quot;change2&quot;&gt;
&lt;h2&gt;Contents&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;David Johnson &amp; William Beinart&lt;/strong&gt;. Introduction&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Andriaan M. Verspoor&lt;/strong&gt;. The Challenge of Learning: improving the quality of basic education in Sub-Sahara Africa&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;David Johnson&lt;/strong&gt;. Improving the Quality of Education in Nigeria: a comparative evaluation of recent policy imperatives&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Michele Schweisfurth&lt;/strong&gt;. Education and Democracy in The Gambia: reflections on the position of development projects in a small African state&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Michael Crossley&lt;/strong&gt;. International and Comparative Research and the Quality of Education: learning from the Primary School Management Project in Kenya&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Elaine Unterhalter&lt;/strong&gt;. Remaking the Nation: changing masculinities and education in South Africa&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Anthony Lemon&lt;/strong&gt;. Redressing School Inequalities in the Eastern Cape, South Africa&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Barbara Trudell&lt;/strong&gt;. Language, Literacy and Equality: minority language communities in the Cameroon&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Chris Low&lt;/strong&gt;. Gatherers of Knowledge: Namibian Khoisan healers and their world of possibilities&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



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